Separarsi richiede coraggio. Anche restare richiede coraggio.

Ogni separazione è un pozzo. I primi a finirci dentro sono i figli, l’altro: la moglie o il marito, il padre e la madre, la sorella, e gli amici che ci vogliono bene. Questo dovremmo saperlo.

Siamo un popolo di conservatori. E questo lo sappiamo. Vorremmo che le madri amassero i loro figli, le donne restassero con i mariti, e tutto rimanesse identico per sempre. Un po’ come i bambini di fronte al racconto del Natale.

Il dolore genera dolore. Quando ci si separa, nulla sarà più come prima. Anche questo dovremmo saperlo.

Non si tratta di resistere e impegnarsi per far funzionare il matrimonio. Si tratta di non riuscire più a stare.  Quel luogo non é più casa e quel corpo ci è diventato estraneo. Possiamo lottare con noi stessi, ma difficilmente si torna indietro.

Quando ci si separa l’amore non dovrebbe finire, ma trasformarsi. Diventare altro da sé. Questo dovrebbero insegnarcelo a scuola. Come dovrebbero insegnarci come si fa a lasciarci.

Io non sono tua. Tu non sei mio. Nessun diritto di proprietà in amore.

“Ci siamo amati e ci ameremo ancora, in modo diverso. E ci prenderemo sempre cura uno dell’altro”;  è quel PER SEMPRE che dovremmo promettere.

Invece, non si capisce come mai, l’amore, quello di cui si porta la bandiera, viene dedicato solo quando è corrisposto.

Mi lasci, allora io ti odio. E quello sì che lo farò per sempre. O fino a quando qualcuno non ha preso il tuo posto.

Il problema è proprio il posto che occupiamo nella vita dell’altro. Se siamo un oggetto possiamo essere facilmente sostituiti, se siamo uno status, anche. Io sinceramente preferisco essere amata.

Alcune persone per separarsi hanno bisogno di tradire, o di essere traditi, altre ce la fanno da soli.

Una cosa è sicura, nel matrimonio si è in due, e si è in due nella separazione.

I figli per essere felici hanno bisogno di una famiglia, di un padre e di una madre che li amino, e questo va oltre le mura di casa. Non hanno bisogno di due genitori che si facciano la guerra in nome del loro amore.

“Non ci separiamo in nome dei figli”Alibi pietoso. Di questo ho certezza.

I nostri figli imparano ad amare e odiare da noi. A loro dobbiamo sincerità, dopo che a noi stessi.

A volte, ci si separa perché ci si sente soli, altre, si resta per lo stesso motivo.

A volte, ci si separa perché l’altro è solo un bisogno, e si resta per lo stesso motivo.

Quando ci si separa gli altri si spaventano. Soprattutto gli amici. Le coppie si scoppiano, e hanno paura per loro stessi.

Tutto cambia e noi siamo fatti di materia friabile. Dobbiamo dare tempo a chi ci circonda di capire. Non solo a noi stessi.

Se due persone si sono amate veramente sono capaci di separarsi. L’inizio e la fine, sono lo stesso capo di un filo.

Vale la pena lasciarsi?

Vale la pena perseguire la felicità. Che si resti o no. Cercare sempre cosa ci fa felici; é una ricerca minuziosa che, a volte, dura una vita.

Non possiamo chiedere all’amore di esonerarci dalla solitudine. Siamo soli, è una questione di consapevolezza. Tutto il resto é un regalo. E di quel regalo, improvviso o duraturo, dobbiamo avere cura.

 

 

 

 

 

 

80 comments on “Separarsi. In nome dei figli.”

    • Ciao, il tuo scritto mi consola e mi fa riflettere. Il mio dolore ha percorso una lunga strada buia. Oggi sono riuscita a voltare pagina e ho voglia di riscriverne nuove coi miei figli il mio lavoro e gli amici rimasti.
      Grazie per condividere i tuoi pensieri.

      • Ciao, sono contenta che le mie parole facciano riflettere. È importante raccontare anche storie buone. Dare speranza a chi è nel bosco oscuro. Grazie di aver detto la tua. A presto Penny.

    • cara Penny, sono dell’associazione smallfamilies, nata a Milano a sostegno delle famiglie monoparentali. Abbiamo già condiviso sulla nostra pagina Facebook un tuo post, a breve condivideremo anche questo perché parla di noi. grazie

      • Anche io praticamente sono una famiglia monoparentale, anche se non vorrei. Che fatica! Ogni nucleo ha dignità di famiglia. Sono d’accordo con voi. Grazie mille. Penny

  1. Per sposarsi bisogna essere in due, ma per separarsi, contrariamente a ciò che scrivi, la decisione spesso e’ di uno solo, il dolore e i conflitti, nascono per questo motivo. Sono rare le separazioni veramente consensuali, perché presuppongono che ci si lasci di comune accordo, contemporaneamente, un’utopia.
    Il più delle volte c’è qualcuno che lascia qualcun altro e quello che è stato lasciato soffre come un cane, è la parte passiva, quello che subisce. Per lasciare, comunque ci vuole gran coraggio, è doloroso anche solo il pensiero, di come dirlo all’altro, quando, che parole usare.. Lasciare è come fare un salto nel vuoto. Quando poi ci sono di mezzo i figli, allora diventa un fardello di emozioni che ti straziano il cuore. Un figlio non dovrebbe mai soffrire, ma anche questo è un’utopia.

    • Spesso la decisione è di uno solo perché l’altro non sa decidere. Se una storia è finita, è finita per tutt’e due, non può finire per uno e continuare per l’altro. E però quasi sempre si da ‘la colpa’ a chi (finalmente) ha preso una decisione invece di continuare a cercare di tirare avanti comunque.

      • Direi che condivido in pieno. Ma la consapevolezza non arriva nello stesso tempo. Chi ha deciso ha avuto lo spazio per poter pensare a se stesso da solo. Non so se l’amore può essere unidirezionale. Io credo di no. Ma io non sono nessuno e soprattutto potrei sbagliarmi. A presto Penny.

      • Mah invece sì che può continuare per l’altro. Bella scusa quella “ah ma in fondo nemmeno tu mi ami”. Bell’alibi. Invece l’altro si sta facendo un mazzo tanto per tenere in piedi te, e… si trova solo.

      • Non so. Mi viene da dire che l’amore è una corrispondenza biunivoca e che se non viene alimentato prima o poi si spegne. Ma non ne sono certa, come non lo sono di tante cose. Ciao dabogirl

      • Dabogirl, non intendevo quello. È solo che se veramente è finita, è finita per tutt’e due. Anche quando uno/a, forse, sarebbe disponibile a continuare.

      • Vero. Ma la vita, a volte, va per strade tortuose e non possiamo far altro che capire come poter stare bene…Ti abbraccio. Nella foto chi c’è? Penny

    • Hai ragione, vorremmo che i nostri figli non soffrissero mai. Forse è utopia pensarlo, ma desiderarlo no. Il problema, per quanto mi riguarda, è, che se avessi fatto diversamente le mie figlie avrebbero sofferto molto molto di più. Percepivano le tensioni, le liti, i silenzi. Non volevo che imparassero ad amare in quel modo. Volevo di più per loro e per me stessa. La sofferenza e il dolore? In ogni attimo. Per due anni sono stata schiacciata da pesi insormontabili. Ero distrutta. Anche il mio ex marito lo era, forse di più, perché sono stata io a dare la sferzata. Oggi lui ha una compagna e un altro figlio, ma è ancora arrabbiato con me. Non contribuisce al loro mantenimento e le vede pochissimo. Le mie figlie hanno a che fare con una storia di dolore, e non avrei mai voluto che accadesse. Ma hanno anche imparato che la sofferenza si supera. E che abbiamo tutti diritto ad una vita felice. Ora le amo in un modo migliore, sono più serena e piano piano stiamo cercando di stare bene. Ma questa è la nostra storia. Solo la nostra. Ognuno ha diritto a viversi la sua come vuole, o come riesce. C’è un modo giusto di agire? Credo di no.
      Scusa se ti ho risposto ora, ma come vedi avevo bisogno di pensarci bene. Ti abbraccio. Scrivimi. Penny

    • Mi permetto di rispondere, senza avere la pretesa di dire la cosa giusta, ma solo la cosa che penso. E’ vero che in genere è uno dei due che decide di separarsi, ma, se l’ha deciso e’ perché qualcosa non funzionava in entrambi. In due si crea una coppia ed in due la si disfa. Quell’uno che ha deciso di andarsene, non si e’ svegliato una mattina ed ha detto “me ne vado”. La scelta viene dal fatto che quella coppia non “funzionava” più, e probabilmente quell’uno incriminato ci ha provato a farla funzionare, ma, sfortunatamente, senza successo. E quell’uno ha fatto una scelta che gli e’ costata una sofferenza terribile, mentre decideva, mentre se ne andava ed anche mentre scrive scrive queste parole, quella sofferenza torna a galla e fa bagnare il viso. Mi e’ piaciuta tantissimo la lettera scritta da Penny sulla separazione, e mi piacerebbe tanto che l’amore si trasformasse, ma per ora non e’ possibile: altro dolore aggiunto al dolore. Spero che questo succeda, per tutti, e soprattutto per le due parti di quella coppia che dovrebbero ricordarsi di quanto si sono amate.

      • Sai Giuseppe, io la penso come te, ma ognuno ha il suo vissuto. Me ne sono andata sette anni fa, e tutte le volte che ci penso lo stomaco si contrae. Non posso tornare indietro, ma so una cosa, come dici tu, la responsabilità è stata di entrambi. Il nostro amore era diventata una voragine. Non credo che possa esistere l’amore a senso unico, credo che sia qualcosa chiamato con quel nome. Ma altri sostengono di sì. Quale sia la verità non ci è dato saperlo, forse non c’è. L’unica cosa che posso dirti è che il dolore dopo un po’ diventa altro. Qualcosa da cui trarre forza e consapevolezza di quello che siamo. Grazie per esserti fermato. Spero che questo luogo sia di scambio e possibilità di capirsi per molti. A presto Penny.

  2. Mi sono separata l anno scorso in nome della verità. Ho due figli di 11 e 8 anni che ne hanno sofferto e soffrono a modo loro, ma sono convinta che la ricerca dell amore sia la mia strada per la felicità, e quella strada che stavo percorrendo era ormai un vicolo cieco, e non riuscivo più a stare. Sto molto meglio e i miei figli respirano i miei nuovi desideri.
    E’ una grande salita per tutti, ma è la strada giusta.
    Continua a scriverci,
    ciao

    • Ciao Eleonora, ho letto che la maggior eredità per una madre verso i figli è quella di desiderare. La strada è tutta in salita, hai proprio ragione, ma alla fine si sta meglio tutti.

  3. Io credo che lasciarsi sia difficile quanto cercare di far funzionare una relazione. In entrambi i casi bisogna essere in due. Ma soprattutto bisogna avere il coraggio di guardare la realtà di quello che si prova, si sente, quali sono i nostri reali bisogni, quali sono i nostri desideri, cosa ci rende felici.
    Mi dicono tutti che sono giovane e che ho una vita davanti. Ho ventisei anni, non ho figli, e ho una relazione da tre anni che per me è importante coltivare e far crescere. Ogni uno fa determinate scente in quel preciso momento della vita perché le ritiene opportune a volte per se stesso, a volte per i figli, a per un desiderio egoistico. Niente di tutte queste decisioni c’è qualcosa di sbagliato sono solo decisioni. Ma arriva un momento, anche se non sappiamo bene quando, in cui non possiamo più scappare. In quel momento viene a farsi sentire il nostro cuore e la nostra spinta verso la ricerca della nostra felicità. E in modo o nell’altro dovremo prima o poi ascoltare quel richiamo se non vogliamo diventare delle maschere persino a noi stessi.
    Anche se non ci conosciamo grazie per il tuo scritto perchè mi ha fatto molto riflettere.

    • Grazie. È concordo su tutto ciò che hai detto. Bisogna sapersi ascoltare. La vita non è che un compromesso continuo. Con noi stessi. A presto Penny.

  4. Ciao da Me : ieri sera Lei amor che mi fa batter il cuor mi ti ha fatto conoscere. Lei e’ sposata da 15 e figlio di 10 . Me e’ sposato da 30 e ho due maschi di 27, 23 e la femmina di 20 . Tutti ancora sul groppone, in senso buono ma che si sbattono per il loro futuro. Moglie Caterpillar che fa mille cose per gli altri e che e’ sempre stata lei la leader in famiglia e io un buon gregario. Non sono mai stato uno stinco di santo ma non ho mai messo in discussione la vita in famiglia.Due anni fa a 55 conosco Lei che ne ha 11 in meno e mi innamoro: adesso pure Lei lo e’. Lei e’al secondo matrimonio che duro’ poco e senza figli. Il marito di Lei con controlli oltre ogni limite nel suo privato ci ha beccato ripetutamente e Lei sta con sofferenza cercando di prendere la strada di stare da sola col figlio. Io che non avevo dubbi sulla mia presenza di stare in famiglia comincio ad averne .Bello essere innamorati ed aver il cuore che batte. Brutto sentirsi come un terrorista che puo’ fare una strage di cuori. 😓

    • Hai ragione. Ma dobbiamo ascoltare quello che sentiamo. Le decisioni importanti si prendono in due secondi netti, ma il tempo aiuta. Cerca di darti tempo e fai quello che riesci. Intanto non su può fare diverso. A presto Penny.

  5. Sai esprimere l’essenza di ogni cosa..Quanto lavoro ci deve essere dietro. ..
    È un onore conoscerti e fare parte del tuo mondo Paola.

  6. Caspita che velocità di risposta
    ..grazie… devi essere una insegnante speciale come avrei voluto avere: fortunati i tuoi bambini 😊 Anche la mia Lei e’ un talento naturale come madre del suo cucciolo : glielo dico sempre.
    Mi piace che non hai verita’ assolute e grande affetto per la persona.
    Quando sto con Lei il tempo si ferma

  7. tutto molto giusto e vero. Fai di tutto perché le cose vadano nei migliori dei modi, restate amici e continuate ad occuparvi dei figli insieme, mantenendo un rapporto civile e rispettoso. Poi arrivi a quasi 70 anni e tuo figlio va in analisi e non ti parla più perché – dice lui – gli hai rovinato la vita! 😩

    • Hai ragione, a volte, ci prendiamo la colpa di tutto. Ma siamo madri e abbiamo le spalle larghe. Prima o poi i figli ci devono “odiare” per separarsi da noi. Chi lo fa presto e chi lo fa tardi. Resisti. Tornerà. Tu ogni tanto buttagli un seme. Ti abbraccio Penny.

      • “Prima o poi i figli ci devono “odiare” per separarsi da noi.”
        Ma che cosa vuol dire? Una persona distrutta da una cosa del genere gli dici che è una cosa normale e va bene così? Ma stiamo scherzando?
        Non deve affatto essere una cosa normale che un figlio ti dica che gli hai rovinato la vita. Non devi rispondere per forza a tutti, sei non sei in grado fai silenzio che fai una migliore figura.
        Un abbraccio

      • Ciao Daniele, spero che Linda abbia compreso le mie parole. Hai ragione, non devo rispondere a tutti, ma farlo mi sembra una forma di rispetto, anche nei tuoi confronti, ad esempio. Ho già detto più volte che questa è la mia opinione e che qui, nessuna risposta. Io riporto solo la mia esperienza. Ho “odiato” mia madre, tanto quanto l’ho amata. Le madri sono umane e, a volte, possono fare del male. Ad un certo punto della mia crescita, per trovare la mia strada, sì, ho dovuto separarmi da lei. Una madre ama come è capace, questo l’ho capito da grande. è così per me, è stato così per lei, e sarà così per le mie figlie. Credo. Nessuna verità assoluta, né mia né tua. Solo opinioni che spero possano coesistere, almeno per me. Non ti dico a presto, perché immagino non tornerai. Comunque grazie di aver espresso la tua opinione. Penny.

  8. Semplicemente grazie di aver riassunto grandi emozioni e dolori e lunghi faticosi percorsi. Ed evidenziato il valore di far bene le cose che su deve fare, anche quando fanno male

  9. È facile dire che ad un certo punto l’amore finisce e l’altro si deve allineare, è facile dire che poi si ricomincia e si volta pagina, è tutto molto facile ma non lo è stato per me: circa 3 anni fa ho lasciato una ragazza che si, mi dava noie era troppo possessiva ed insicura ma mi amava o almeno lo credo anche se non so se posso esserne certo perché dopo nemmeno 3 mesi si è messa con un altro. Io questo non sono mai riuscito a farlo, non ho mai avuto la forza di trovare un’altra persona dopo 10 anni di fidanzamento tormentato e reso impossibile da sua madre e dal veleno che le calava nella testa. Le amiche, lei era una ragazza solitaria, non molto socievole ma appena andò all’università cominciò a conoscere persone, amiche che non le ho mai vietato di frequentare ma che sicuramente le hanno consigliato male. Ricordo l’ultima telefonata, le parole, dove lei mi diceva che io la facevo piangere e che da quando non ci vedevamo più lei era a posto, eppure io credo di averle dato sempre tutto quello che potevo. Si, sono stato troppo restio a viaggi, non amavo uscire di casa ed andare in giro perché mi metteva ansia il fatto che fosse “vulnerabile”, non potevamo prendere bus perché soffriva di mal d’auto, ma non gliel’ho mai fatto pesare anche se mi metteva a disagio il non poterla aiutare. Oggi cosa mi resta? Sono vecchio, ho più di 40 anni e non riesco neanche ad avvicinare una ragazza o donna, mi blocco e credo questo dipenda dal timore di soffrire ancora. Io sono contrario al matrimonio, penso che le persone non si vogliano più bene siglando un contratto, ma che quel contratto sia un modo per trascinare verso la rovina chi non lo onora e sta meglio economicamente dei due. Tu dici che sei sola, no, non lo sei, hai i figli, io non potrò mai averne perché il mio tempo è passato, mi restano solo rimpianti, la solitudine vera, lo sconforto ogni mattina che mi sveglio e vedo che quel posto è vuoto, ecco cosa significa lasciare: significa fare a brandelli la vita dell’altro, io l’ho lasciata andare perché l’amavo talmente tanto che non riuscivo a vivere al sol pensiero di saperla soffrire e a cosa mi ha portato questa premura? A nulla, alla disfatta, l’oblio, un uomo che non è capace più di affrontare la vita e non perché lei fosse mia come proprietà, ma perchè lei era mia nel cuore, a lei avevo dato il mio e lei lo ha portato via, buttandolo dove è morto. Ormai io sono vuoto, e questa mia tristezza mi rende poco interessante, scontroso, burbero, rileggendomi provo davvero compassione per me, ma questo sono io. Ecco cosa può succedere quando ci si lascia, anche di comune accordo e quell’amore che provavi diventa odio e ti trasforma, ti logora ti rende peggiore, un mostro, precludendoti un’altra opportunità e sai perché? Perché non accetti di vedere tutto quel che hai provato a fare di buono e che le hai dato andare alle gramigne, buttato via con disprezzo, tanto adesso lei ha un’altro e tu ti arrangi perché non sei più un problema suo, Così nascono i mostri, così le persone diventano orribili e cominciano a vivere per togliere la felicità agli altri, io l’ho capito, si viene svuotati e le negatività cominciano a riempirti, anche se non lo vuoi, anche se non è nella tua natura, il male ti riempie, l’odio, la delusione ma tu non puoi farci niente, puoi solo cercare di non rivolgerlo contro gli altri, di trasformarti in un vaso di pandora e di essere a tua volta custode di quel mostro che sei diventato. Ecco cosa succede quando togli l’amore ad un uomo che ti ha amato nonostante tutto. Scusami se non ho bene articolato il discorso, ma i miei sentimenti sono usciti fuori come un fiume tumultuoso, ho scritto di getto, mi dispiace. Dio non esiste, mi avrebbe salvato altrimenti, rimarrò a fare da guardia a me stesso, perché non è giusto riversare la mia sofferenza sul prossimo, nessuno ha colpe se non me stesso e lei e non le farò comunque male, perché se è felice allora va bene così, significa che ero io quello in torto. La vita non è semplice, e comunque prima di fare una scelta che coinvolga un’altra persona, bisognerebbe sempre mettersi al suo posto. Grazie per il tempo che impiegherai a leggermi.

    • Ciao, si sente il tuo dolore e nessuno può dirti come vivere la tua vita. Ma la sofferenza ti assicuro che può essere
      trasformata. Innanzitutto, quando dico che sono sola, lo penso sul serio. Ho un compagno e dei figli, questo è vero, ma ci sono momenti in cui la solitudine mi attanaglia e la paura della morte anche. In quei momenti nessuno può sollevarmi dalle mie angosce. Ci siamo noi, con le nostre sofferenze e solo noi ci possiamo salvare. Gli altri possono tenderci una mano, ma non ci salvano. E non si può chiedere nemmeno all’amore di farlo. Poi, per l’amor del cielo, non sei vecchio! Conosco uomini che si sono rifatti una vita a sessant’anni. Basta un giorno, un giorno solo conquistato, per essere felici. Lavora su di te e guarda avanti. Se stai fermo al tuo passato, stai lì e non sei nella vita che procede. Lo so che non è facile, anzi, è difficilissimo. Cerca di fare delle cose che ti piacciano, di incontrare persone e fare nuove esperienze se riesci. Chiudila quella porta, non mi sembra, da quello che racconti, che poi con lei stessi bene e foste felici. Aprine un’altra, aprila a te stesso e alle possibilità, che esistono, solo che in questi momenti di sofferenza non si vedono. Non so se ti sono stata utile, difficile scrivere qualcosa di sensato quando non si conosce bene la situazione…Ma sono contenta che tu mi abbia scritto. Spero di risentirti. A presto. Penny

  10. Ho trovato questa testimonianza molto bella e leggendola è come se avessi trovato uno specchio davanti al quale ho visto riflessa anche la mia realtà. Ci vuole sempre coraggio, va messo in ogni giorno, serve ad ogni esperienza, e da ogni esperienza, bella o brutta che sia, ne viene un pò di più, in qualche forma a volte sconosciuta, ma credo che venga. So che improvvisamente l’amore è svanito, si è dissolto, si è sgretolato. Non è stato facile comprenderlo,ci è voluto coraggio anche in questo sforzo. Per me è stato molto doloroso e molto faticoso capire che avrei dovuto smettere il tentativo di mettere oro nelle linee di frattura di una relazione che mi offriva solo cocci. Non funziona sempre. Ci ho provato, non sono stato sempre lucido ma ci ho provato. Non ne faccio una colpa, non più, alla donna di cui sono stato innamorato. So che lo siamo stati insieme, ed ho imparato che non si può restare soli ad esserlo. Non so in cosa si sia trasformato ora. Forse in niente. Forse ci siamo semplicemente trasformati noi. Di certo abbiamo trasformato le nostre vite, che restano saldamente orientate sull’amore per il dono di tre splendidi figli. Penso spesso alle cose della vita servendomi della metafora del mare. E credo che in fondo, malgrado il naufragio, la cosa davvero importante sia il valore della rotta. Non importa se ora ci sono due navi, due bussole, due timoni, quello che conta davvero è l’equipaggio che abbiamo a bordo. Sì, è vero, in plancia serve davvero coraggio. Ed io spero sempre che il coraggio possa coglierci anche nel trovare il dono del rispetto e di una nuova forma di fiducia nell’altro, lo spero per il nostro equipaggio, per la mia ciurma.

    • Ti avrei voluto come ex marito! Mi hai commosso. Sono fortunati i vostri figli. Più pronti di altri alle incognite della vita. Sapranno che l’amore si può trasformare. Navighiamo a vista, sempre. E spesso siamo anime alla deriva. Ci vuole coraggio e la ciurma siamo noi. Insieme. Spero che altri leggano la tua esperienza. Ritorna, qui mi sa che c’è bisogno di te. Con profondo rispetto Penny

      • Cara Penny, grazie per l’invito a ritornare, lo seguirò. Ci sono capitato per caso nel tuo blog, leggendo un altro tuo articolo che mi era apparso ieri mattina nella home di fb, condiviso da un’amica. L’ho letto e l’ho condiviso a mia volta. Non sono uno che condivide tutto, anzi, sono piuttosto selettivo. Ma nel caso di “Ai figli. Ci sono cose da dire” non ho avuto esitazioni. E così sono andato avanti, leggendone qualcun altro. E per un like che avrei voluto assolutamente dichiarare ho dovuto creare un avatar, che non sapevo neppure cosa volesse dire, e prima di pranzo mi ero già spinto parecchio oltre, aprendo anche io un mio spazio blog (la cosa più difficile è stata poi dargli un nome). Se ti farà piacere cercarlo e fermarti, si chiama Beaufort, e proverò a stragli dentro e dietro. Ma ‘ex’ ti prego no, non mi è mai piaciuta questa sillaba di sovversione. Ex si accompagna a qualcosa che non si è più. Io invece preferisco l’essere stato e poi il presente di essere qualcosa altro, una prospettiva nuova.
        A questo punto (e a quest’ora), per esempio, avrei visto la prospettiva di un caffè o di una tazza di the:
        Buon pomeriggio

      • Non posso che darti ragione su tutti i fronti. Ma, per quanto riguarda me, purtroppo non saprei come altro chiamare l’uomo che ho amato. Ci penserò! Vado a curiosare appena posso. A presto allora. Quasi ora di cena, per me. Stasera solo in cinque. Si festeggia! Penny.

  11. Complimenti x l articolo così sincero… traspare coraggio, grande umanità, volontà. Ho vissuto personalmente un analoga situazione e posso solo testimoniare in favore di ciò che scrivi.

  12. Parole dettate dal rancore, senza cuore e purtroppo senza anima.
    Promesse non mantenute, decisioni affrettate, egoismo e scarso spirito di sacrificio sono i veri mandatari di certe scelte disumane.
    Ce ne vuole per amare, non basta ragionare così puerilmente, prevedendo addirittura un futuro che non esiste affatto come dei statisti dei sentimenti.
    Rabbrividisco a tanta certezza.

    • Nessuna certezza, se ti riferisci alle mie parole. Solo il mio vissuto. Un futuro esiste sempre.
      Non sono d’accordo sul senso d’amore legato al sacrifio. Penso che, invece, siano importanti i compromessi. Fare un passo indietro se necessario pee camminare insieme. Avrei amato di più mio marito se fossi stata infelice con lui? Io, vorrei che l’altro stesse con me perché sono Io. Non per tenere insieme, nè per il bisogno. Ti sembro disumana? E non è una forma di egoismo trattenere l’altro a tutti i costi? Per chi lo facciamo per noi o per lui? Scelte frettolose no.
      Ho aspettato anni che non si addormetasse alle otto sul divano, che non mi desse per scontata. Che mi dicesse ogni tanto che ero bella. Che facesse l’amore con me non come una routine, che mi aiutasse con le bambine, non mi dicesse che avevo fatto la cosa sbagliata. E, nel momento in cui gli ho detto che le cose non funzionavano, mi stringesse e mi parlasse d’amore, invece mi diceva che era colpa mia e che le cose a lui stavano bene così. È amore questo? Leggi i commenti e guarda come si è tormentati prima di decidere, quanta sofferenza e sensi colpa… Comunque accolgo. Spero di essermi spiegata. Dovremmo riparlarne. Penny

  13. Ciao grazie per queste parole anche se in molti casi a prendere la decisione sono le donne, come fare a dare il coraggio a un uomo di prendere la decisione ? Ho una storia con un uomo sposato da 17 anni, 48 anni lui, 46 io. Vive all estero lontano e la moglie con due figli di 14 e 8 non lo hanno seguito. Da quasi 12 anni lui ha sempre vissuto fuori casa ma tornava il we. Adesso sta in un altro continente ma lei ha preferito il suo lavoro. Che matrimonio e’ questo ? Lui mi ama, nessuno e’ mai stato così dolce con lui …ma è indeciso tra il voler essere un buon padre (assente ) e la pressione della famiglia tradizionale e cattolica. La moglie non l’aveva mai tradita anche se cercava affetto da amici,…senza litigi in casa ma sprofondando spesso nella depressione. Come si fa a convincere uno così ? Tutti dicono che un uomo non lascia mai la famiglia ….ma le donne per comodità neppure…tanto a mantenere un matrimonio di facciata a distanza non costa nulla….come si bloccano queste situazioni essendo la terza incomoda ?

    • Bella domanda…difficile dare dei consigli sensati. Non ho capito da quanto tempo state insieme e se per te è davvero una storia importante. Parli del suo amore, di come si sente lui, ma tu? Tu lo ami? E la tua di vita?
      Hai voglia di pensarci e di riscrivermi?
      Sul fatti che, a volte, i matrimoni vadano avanti senza amore è possibile. E non solo gli uomini, ma anche le donne sono terrorizzare. Se non sono mogli non sono niente. Ti aspetto. Penny

  14. Ciao, cito “Invece, non si capisce come mai, l’amore, quello di cui si porta la bandiera, viene dedicato solo quando è corrisposto.”
    E’ proprio quello che mi dicevo quando vedevo mia moglie tradirmi… se la amo, mi dicevo, la amo… punto. Senza un perché e senza essere corrisposto.
    Non sono riuscito a farlo. Non la odio ma sicuramente c’è tanto rancore. Mi sono chiesto il perché e la risposta che mi sono dato è che è dovuto non tanto al fatto in se (non ti amo più, poteva capitare a me!) ma il COME è stato fatto (me ne vado e con l’imbroglio cerco di spillarti più soldi possibile, non ti fornisco i miei turni di lavoro così non puoi organizzarti per vedere tuo figlio, ecc..).
    Illuminanti i tuoi post… se mi permetti ti seguirò nel tuo viaggio che forse sarà di aiuto per il mio. A presto.
    Guido.

    • Se ti permetto? Scherzi! Abbiamo bisogno di uomini che parlino di se stessi e non abbiano paura ad esprimere quello che sentono. Il rancore fa male, sempre. Dopo sette anni di separazione il mio ex marito non mi saluta e io soffro. In questo tempo le nostre figlie sono state motivo di ripicca per lui. Questo ha fatto male a tutti. Soprattutto alle ragazze che prima o poi gli chiederanno il conto. Non mollare con tuo figlio. Fagli vedere che esistono genitori buoni, che non lo metti in mezzo. Salvalo dai litigi e dalle preoccupazioni, per quello che puoi. A presto Guido. Penny

  15. Parole molto belle e molto vere.
    Da ricordare. Non sempre riusciamo a metterle in pratica. Non sempre riusciamo ad avere la maturità per metterle in pratica.
    È un lavoro da fare su sé stessi prima ancora che sulla propria relazione. Bisogna imparare ad amare perché si ama, non perché se ne ha bisogno. Amare nonostante tutto, nonostante qualunque cosa possa accadere – compreso il fatto di essere lasciati. L’amore ha molte forme, e le cambia spesso nel corso del tempo, a seconda degli eventi – ma non è in odio che dovrebbe trasformarsi. Spesso è difficile riuscirci.
    Ma la buona notizia è che è solo su noi stessi che dobbiamo lavorare per farlo: quindi qualcosa completamente alla nostra portata…

    • Ciao, hai ragione. La notizia buona, possiamo fare molto, moltissimo per noi stessi. Perseguire la felicità è molto più difficile che non farlo. L’amore ha molte forme e muta. L’odio fa male soprattutto a se stessi. Grazie per le tue parole. Spero che le leggano anche altri, danno fiducia. Io intanto ti abbraccio Catherine. Penny

  16. Quando ci si separa .. nn sempre la decisione è comune .. a volte parte da una sola persona.. e la cosa che fa più male .. è il come.
    Se c’è qualcosa che nn va ci si parla, si chiarisce, nn si chiudono gli occhi per paura di parlare o perché non si ha il coraggio di farlo. Però il coraggio di tradirti, e in questo caso con una suora 😱 (che conoscevo anche io, filippina, ancora con l’abito talare, di 25 anni più giovane di lui e 17 meno di me, quelli si di coraggio è uscito fuori. E scoprirlo perché te lo ha detto il parroco .. !!! Fa male .. eccome se fa male .. dopo 14 anni insieme .. e oltretutto la suorina, che si è spogliata .. ma anche prima sembra averlo fatto anche se in modo diverso, adesso la fa da padrona ed emana una cattiveria come solo lei sa fare e lui che sembra rimbambito e si comandare come un burattino …controllato a vista ..
    Ecco … mi domando come ci si possa lavorare su una storia così.. dicendo che è stato meglio perderlo?!? A che serve essere una buona e brava persona quando poi si scelgono le vipere?!?!
    Quante volte si trova la forza di ricominciare?!? Alla fine la stanchezza prevale ..

    • Essere una brava persona serve a te e alla tua vita. Ti devi chiedere se lo vuoi un uomo che tradisce e non ha il coraggio di dirtelo, e non è in grado di parlare del vostro rapporto e delle cose che non vanno…E non pensare a loro, a lui e alla “suorina” come la chiami tu, a quello che sono, ma a te e a quello che desideri essere. Fa male, ora brucia, ma nella vita le cose non capitano a caso e solitamente si aprono spiragli e cambiamenti quando meno ce lo aspettiamo. Arrabbiati, ma poi stai lontano da persone così, cerca chi e cosa ti fa stare bene, bisogna solo avere tanta pazienza. Ti abbraccio Penny

      • Cara Penny, razionalmente tu hai ragione, ma quando amiamo vedere che le decisioni, vanno contro lo spirito stesso dell’amore. Non so, lascia confusi, straniti, profondamente addolorati e dolenti.
        La mia storia è molto simile a quella di Fenice, anche se a ruoli invertiti: una moglie che di fronte al fantasma di un altro amore del marito: gli dice: “Non restare solo per ns figlio “, che lo minaccia di trasferirsi portandolo con sé “, e la legge dalla sua parte in più di un modo; lui che resta perché ha preso un impegno, per paura di conseguenze troppo violente per la sua sensibilità, ma soprattutto perché essere padre presente nelle mura di casa, è tutta la sua vita. Io, il suo amore nuovo e vero. Io che sognavo di costruire un amore e una vita e una famiglia, basata sul l’autenticità dei sentimenti ma che ha avuto la sfortuna di scegliere l’ “uomo sposato”, devo rinunciare a lui o scendere ad un compromesso inaccettabile. Dov’è l’Amore in tutto questo: nel ricatto? Nell’ipocrisia di questa donna? Nel senso di partenita ‘ più bello che si possa immaginare, che rinuncia scientemente a ciò che l’avrebbe reso felice? Alla trappola che il matrimonio può diventare a causa di donne meschine? Al mio mortificare i miei sentimenti quotidianamente o scegliere di rinunciare per sempre all’uomo per me perché logiche perverse sono e restano più forti dell’amore? Tu Penny porti parole d’amore, di speranza e autenticità, è stato bello fermarmi a leggerti, se puoi porta un pensiero luminoso, qualcosa di non ancora pensato, che sappia condurre la mia barca oltre questo nero orizzonte.

      • Non lo so. Non so cosa sia giusto per te. Ti posso dire quello che farei io se l’uomo che amo decidesse di restare con la sua famiglia. Io penserei che non mi basterebbe, non mi basterebbe avere un uomo che non sceglie in nome dell’amore. Ma allo stesso tempo credo che ognuno di noi, nel profondo, abbia le sue motivazioni per fare alcune scelte piuttosto che altre. E quindi, se decidi di accettare il compromesso (che ti chiede soprattutto lui), fallo, ma non distruggerti.
        Dovresti chiederti cosa vuoi davvero, di cosa hai bisogno, quali sono le tue necessità, che in questo momento non sono state ascoltate.
        Qualunque cosa tu decida concediti l’errore. Siamo fallibili, facciamo ciò che possiamo. Ti abbraccio. Io sono qui Penny

  17. Si soffre è dire poco. Ti distrugge una separazione, ma soprattutto quando l’amore della tua vita, tua figlia, ti chiede di non separarti dal papà. Come si fa, come? Il dolore, la sofferenza, sono parole che non esprimono quanto succede. E proprio noi che siamo delle madri, causiamo tutte questo. Spero che un giorno la mia cucciola mi perdoni.

    • Mi permetto di dirti una cosa, non c’è niente da perdonare. Tua figlia sarebbe molto più infelice con una madre che non sta bene, allora sì che avresti molto da farti perdonare. Le mie ragazze stanno meglio, perché io sto meglio. I figli hanno bisogno di tempo per capire e capiranno, capiranno che la ricerca della felicità vale la sofferenza, che nella vita si cambia e le cose non vanno sempre come le immaginiamo. Ci vuole coraggio ma attraverso di noi è possibile che siano donne più felici. Ti sono vicina Penny

  18. mi sono separato più di un anno fa, perché mi sono innamorato di un’altra donna. ho due figli bellissimi che adoro e la scelta è stata difficilissima, non capivo più niente ed ero pervaso dai pensieri, dai dubbi, dalle paure. Non capivo perché si stava insieme e non capivo quali motivi erano leciti per separarsi.
    Dopo la separazione la storia con l’altra donna è andata avanti a singhiozzo, io faccio fatica, tanti sensi di colpa, mi chiedo se potevo dare di più. Ora ho tentato un riavvicinamento alla mia ex moglie, ma quando si tratta di prendere una decisione mi tiro indietro, temporeggio, sono ancora innamorato dell’altra donna e anche lei.
    Il rapporto con la mia ex moglie potrebbe essere sereno, anche se non provo attrazione, ma credo che potremmo comunque dare qualcosa ai nostri figli e così mi chiedo se i miei motivi sono abbastanza validi per non stare insieme, forse se mettessi davvero da parte questa persona nel mio cuore potremmo stare abbastanza bene, non lo so. I miei pensieri continuano a rimbalzare e sono dilaniato dai dubbi. Penso a cosa vorrei dare a loro, alla bellezza, che comunque sento, di essere una famiglia, a quanto sia bello vivere i propri figli a pieno e non a pezzi, ma il mio cuore sobbalza quando solo vedo o sento un’altra persona.
    Non mi perdono di non dare ai bimbi ed alla mia ex moglie la possibilità di essere una famiglia, ma soffro nel pensare di lasciare andare un amore. Penso alle difficoltà di una famiglia allargata e mi dico che non le voglio, penso alla bellezza del sentimento che provo e mi dico che non voglio rinunciarvi.
    Lo capisco che se ho dato spazio ad un’altra persona nel mio cuore qualcosa mancava, ma mi chiedo se questo possa essere sufficiente per lasciarsi, forse dopo tanti anni è normale che l’attrazione, il desiderio cambi o si affievolisca, una famiglia è fatta di tante cose.
    Mi sembra che non ci sia uscita e mi ritrovo a passare ore a pensare, ad arrovellarmi, a pensare se devo ragionare su cosa vorrei o su cosa riesco a fare, a ragionare su cosa voglio piuttosto che a cosa non voglio e non trovo mai una soluzione, sono paralizzato e stanco dei pensieri, mi sembra tutto troppo grande e decidere una cosa così importante una responsabilità troppo grande.
    Ne parlo con lei, la mia ex moglie, le dico cosa penso, cosa provo, cerco in ogni modo di essere onesto, sperando che lei possa scegliere per me, ma non è così e io non riesco a portarmi dietro il fardello di una decisione di questo tipo, ho paura di sbagliare e di passare la vita a rimpiangere.
    Diciamo che nella situazione la fortuna è che i bimbi sono sereni, hanno digerito bene la separazione, abbiamo il nostro calendario e la nostra nuova routine, anche se con più solitudine. E’ difficile non mostrare a loro il proprio dispiacere e trattenere le lacrime.
    Grazie per l’ascolto

    • Caro Fillo, la tua lettera mi ha così colpito che ho dovuto pensarci un po’ prima di risponderti. Che poi non penso tu abbia bisogno di una risposta e non è mia intenzione dartela. Quello che volevo dirti è che tutto ciò che hai scritto è pienamente condivisibile. Il sentimento, che io chiamo desiderio e spinta verso l’altro, la famiglia che è tante cose. Per quanto mi riguarda sono sentimenti provati, sentiti, vissuti e se all’inizio mi sono condannata e avrei preferito rigare dritta su una strada, alla fine, ho scoperto che, nonostante tutto, sono stati una grande risorsa. Una risorsa “sentire”, non far finta di, essere leali con l’altro (anche se ciò ha comportato molta sofferenza), con la persona che abbiamo amato e in qualche modo io amavo ancora nel momento della scelta. Per me è stato più semplice, lui non ha fatto niente per muovere un dito, non mi ha mai detto che mi amava, imputava a me tutta la colpa, mi ha trattato come un oggetto.
      Vorrei dirti due cose, la prima che non esiste una scelta giusta, se non la tua. Stare nella vita vuol dire avere dei rimpianti, chissà come possono andare le cose se scegliamo una strada piuttosto dell’altra? Sai quante volte mi chiedo come sarebbe andata se fossi rimasta! Potevo, potevo scegliere di stare e fare quello che fanno molte persone, non sarei stata né peggiore né migliore di quello che sono adesso, avrei amato in un modo diverso, avrei dato altre priorità, a quella idea di famiglia che abbiamo fin dall’infanzia. Ma io ho scelto altro e nessuno dice che sia la scelta giusta, è stata la mia. L’altra cosa che mi preme dirti è che non siamo onnipotenti, in questa storia ci sono altre due persone che staranno facendo la loro parte in qualche modo, quindi, molto dipende da te ma non tutto.
      Per la mia esperienza, ma io non ho una storia semplice, la famiglia esiste anche nell’altro caso, assume una forma diversa e i figli sono a metà solo se gli adulti li fanno sentire tale. La famiglia sono i sentimenti che circolano, e non è detto che separandosi non si possano fare cose a quattro, sempre che i genitori lo permettano.
      Nello stesso tempo capisco chi non riesce o sceglie di stare in nome di un bene che reputa più grande: la famiglia. Io credo che i nostri figli abbiano bisogno di sentire e vedere l’amore e anche il desiderio, affievolito, ma sempre desiderio, altrimenti siamo come fratello e sorella, ed è altro. Se non lo percepiscono è comunque una grossa perdita per la loro vita.
      Si sceglie ed un certo punto si sceglie, anche se non lo facciamo.
      Tu l’hai fatto e lo stai facendo, anche se non ti sembra. Qualcosa dovrai lasciare andare, che sia una o l’altra cosa, qualcosa si aggiungerà. Grazie per i tuoi pensieri sono stati motivo di riflessione per me. Ti volevo chiedere se, in anonimato, potevo pubblicare sul blog la tua “lettere” abbiamo così tanto da imparare e le tue parole possono essere motivo di riflessione per molti. Se non vuoi capisco. Nel frattempo grazie ancora. Ti abbraccio, se posso. Penny

      • Ciao Penny,
        grazie mille per la tua risposta, mi fa infinitamente piacere potere condividere i miei pensieri e la mia esperienza con te e con chiunque abbia qualcosa da dire in proposito.
        Per quanto riguarda la pubblicazione sul blog fai pure, mi fa piacere se la mia esperienza ed i miei tormenti possono suscitare pensieri in altre persone o essere motivi di discussione, spero costruttiva.
        Per quanto mi riguarda è sicuramente difficoltoso, perché la mia ex moglie mi dimostra di tenerci alla nostra famiglia e farla soffrire lo trovo ingiusto.
        Io sono d’accordo con te quando dici che non si deve rimanere insieme per i figli, perché i silenzi, le liti, la mancanza di spinta, possono lasciare segni pesanti.
        Un aspetto però che spesso condiziona, o almeno a me condiziona, è il fatto di non viverli, o di viverli poco, di perdersi tanti momenti loro, di non esserci tante volte. I miei sono abbastanza piccoli e tutto sommato sono fortunato perché li ho la metà del tempo, ma quando li guardo la notte dormire o quando al mattino li sveglio e mi sorridono devo spostarmi per non trattenere le lacrime.
        E allora diventa difficile trovare una motivazione per accettare questo dolore, perché poi quando siamo insieme non c’è tensione o si parla tranquillamente, anche se senza quella spinta emotiva che, forse, dopo tanti anni è lecito che manchi, e sempre con la presenza ed il pensiero ad un’altra persona.
        E così le domande aumentano, mi chiedo se è giusto (termine questo che ho imparato ad odiare perché non ne capisco più il significato) separarsi solo per motivi veramente gravi e non quando si potrebbe offrire comunque un contesto sereno, o se invece sia sensato farlo per cercare comunque la propria realizzazione personale. Concordo quando dici che l’unica scelta giusta è la mia, solo che è difficile per me capire dove risiede la felicità, perché loro ne sono parte integrante.
        Credo che la grande difficoltà sia questa, ovvero la capacità di conoscersi, di capire cosa ci rende felici ed in quali condizioni riusciamo a dare il meglio di noi, solo che quando nei ragionamenti entrano i propri figli e l’amore che si prova per loro è sconfinato, tutto diventa più intricato.
        Ti sono grato se vorrai rispondermi o a chiunque lo farà, l’esperienza ed il pensiero di persone che hanno vissuto esperienze simili e che dimostrano tanta sensibilità per me ha un grande valore, perché sono di conforto e mi offrono un punto di vista che spesso mi manca.
        Grazie per l’abbraccio che ricambio con grande affetto.

      • Pensando agli urti ho pensato a te. Buona serata Penny
        ps il prossimo è il tuo…E se troverai una risposta alle tue domande ( che poi sono più importanti le domande delle risposte) fammi un fischio.
        ps non sempre con i figli la presenza è vera. A volte l’assenza è presenza.
        ps le persone che ti girano intorno sono fortunate.

      • Grazie, del pensiero e dell’articolo, lo ho trovato molto vero, e non vedo l’ora di leggere il prossimo.
        Io mi ritengo una persona emotivamente ed intellettualmente complicata, perché fatico a districare le emozioni ed i pensieri, sento e penso talmente tante cose che poi mi è difficile metterle in fila e riuscire a dare un ordine prioritario.
        Nella mia vita è come se fino a quando ho seguito un percorso che sentivo tracciato sono andato bene, poi una volta uscito da quello ho perso l’orientamento e non sono più stato capace di stare bene né su quel percorso né altrove.
        Così finisco per chiedermi cosa sia poi alla fine la ricerca della felicità che tanto inseguiamo, se sono frammenti di vita che ci danno soddisfazione o se sia invece possibile trovare una condizione di “salute” stabile. Mi sembra sempre di essere alla ricerca di qualcosa, che però mi sfugge, ed alla fine ho come la sensazione di perdermi qualcosa che invece c’è perché sono in attesa di altro. Non so se riesco a farmi capire o se quello che dico ha senso.
        A volte ho quasi paura di trovare piacere nell’affrontare le difficoltà, di mettermi in discussione, perché mi fa sentire vivo, anche se al contempo mi fa soffrire. E’ il mio modo di cercare la felicità questo?
        Da padre single di due bimbi corro come un matto, come te del resto, capisco il vortice di impegni e la stanchezza che si prova, però c’è anche una soddisfazione di fondo particolare nell’occuparsi di loro integralmente, nell’arrivare a sera distrutti, anche se poi il pensiero che il giorno dopo non li vedrò sorridere o piangere mi avvilisce sempre.
        Hai ragione non sempre con i figli la presenza è vera, stare con loro ma avere i pensieri od il cuore altrove è difficile e non è controllabile razionalmente e questo loro lo percepiscono chiaramente, per cui per me ha anche avuto senso preferire vivere questi turbamenti privatamente, sperando prima o poi di trovare un equilibrio. Però ogni volta che li si vede andare via è come separarsi un’altra volta e come ripartire un’altra volta.
        In tutta questa altalena di emozioni e pensieri è per me molto difficile capire come sto e potermi dedicare ad una qualsiasi prospettiva futura.
        Non so, spero che i giorni che verranno possano portare almeno un po’ di chiarezza.
        Scusa se mi dilungo tanto, ma è bello leggerti e sapere che vivi e senti cose simili, per cui tendo ad approfittarne ed a prendermi troppo spazio scrivendo molto a braccio e forse fuori tema.

        grazie per il tempo che dedichi all’ascolto e alla condivisione delle tue emozioni

      • Secondo me tu hai tutte le risposte che cerchi. Credo che la felicità sia proprio quello che tu dici: essere alla ricerca di qualcosa che per fortuna ci sfugge, altrimenti saremmo arrivati. In quanto a complicazioni non sono da meno, ma ad alcune persone, tipo me, probabilmente servono per andare avanti nell’unico modo in cui sono capaci: domandarsi…a volte ci crogioliamo nelle difficoltà, ci mantengono vivi. A volte è più facile essere infelici che non esserlo. Per i tuoi figli stai solo anticipando quello che succederà quando cresceranno: viversi una presenza assenza. Io, quando le sapevo felici dal loro padre, ero contenta di prendermi del tempo per me. Fare cose che con loro non riuscivo a fare. Ma forse sono una madre atipica. Ora il problema è risolto, sono sempre con me, e non è che io sia felicissima perchè vedono pochissimo il loro padre!
        In quanto a felicità, come vedi mi sfugge piuttosto spesso…
        Grazie per le tue parole a presto.
        Penny

  19. Ciao Fillo,
    ho letto e riletto le tue lettere e quelli di Penny.
    Hai descritto esattamente lo stato emotivo in cui mi trovo oramai da mesi…e non ce la faccio più…pensavo di essere pazza, anzi, penso tuttora di essere tale, con il pensiero fisso lì ogni minuto a chiedermi quale è la scelta più giusta. Ed il peso, il senso di colpa dilaniante nei confronti dei figli…
    Ma mi chiedo se sia più onesto uscire da questa unione che oramai da qualche tempo non funziona in nome di una serenità futura o se sia più giusto rimanere a casa, con i figli, rassegnandosi a vivere una vita che magari si sente non essere più la nostra, accanto ad una persona verso cui si prova affetto ma che non si riconosce più se non come “collega” di lavoro, in un’atmosfera di finta armonia ma dove io non respiro (mai su questo, devo essere onesta, mai respirata) aria di complicità, empatia, partecipazione e stima.
    E’ vero come dice il mio compagno che la vita è fatta di lavoro, famiglia e programmare viaggi e weekend con i nostri figli. Ma poi? Se dentro non c’è quella condivisione del mondo l’uno dell’altro, quell’apprezzare la diversità dell’altro piuttosto che subirla per quieto vivere? Se manca quel senso di calore e complicità, quel senso di stima?!?! Si può andare avanti una vita così???
    Non lo so… sono mesi che sono paralizzata in questa situazione, soffro, piango e penso penso penso…
    E nè io nè il mio compagno parliamo, affrontiamo i problemi…così…ci trasciniamo…
    Ho seguito anche un percorso di terapia individuale e di coppia…ma senza successo (E sui percorsi di psicoterapia ora mi sono fatta un’idea ahimè).
    Dove sta il giusto? Il non are soffrire i figli e regalare loro una vita in cui i genitori vanno avanti per consuetidine, facendoli vivere in una mabiente che consenta loro di fare sport, andare a cena e fare vacanze, in cui i genitori magari non litigano ma di certo non si stimano nè sono in grado di condividere i loro pensieri più intimi, nè i propri stati d’animo, vivere quindi in una ambiente tutto sommato tranquillo ma di facciata oppure subire la scelta della madre di “cambiare” perchè in quella vita non ci si ritrova?
    Sì è vero, mi sento in colpa perchè ho incontrato una persona che mi ha fatto sentire importante, che anzichè il dialogo superficiale e di convenienza mi ha fatto scoprire la bellezza di una comunicazione profonda, mi ha fatto usare il cervello e dato la possibilità di aprire la mia mente a riflessioni diverse?
    Mi ha fatto scoprire quanto sia importante avere affinità emotive ed intellettuali con la persona che ti è accanto?
    Quale è la scelta migliore per i figli?
    Io, per quanto mi riguarda, so che se resterò a casa avrò sempre dentro di me la sensazione di essere stata una “debole” incapace di cambiare e di decidere, di essere una persona che ha scelto la via della comodità perchè mi reputo una vigliacca.
    Ma se penso di separarmi ed immagino i miei bambini chiedermi perchè, immagino la loro sofferenza…come faccio a dire loro che l’ho fatto per un futuro più sereno per me, perchè la mamma stava male, e per loro? Temo che il senso di colpa potrebbe devastarmi…
    E nel frattempo mi logoro…non credo che reggerò ancora…

    Fillo, come si è voluta la tua situazione?

    Grazie Penny…scrivi ancora ti prego…vorrei tanto trovare la forza di prendere una decisione…

    • Anche io vorrei sapere come stai. Per te babs, arriverà un momento in cui sceglierai perchè non riuscirai a fare diverso. Nel frattempo ti abbraccio tanto. Penny

      • Ciao Babs, ciao Penny, mi fa un piacere enorme sentirvi vicino, ringrazio Penny per questa possibilità, e scrivere di noi e dei tormenti che ci accomunano.
        Parto rispondendo alla tua domanda, cioè come si è evoluta la mia situazione.
        Non ha preso per il momento una piega decisa, intanto ti posso dire questo. Mi spiego meglio, vivo sempre solo (anzi ho addirittura comprato casa), mi occupo per la metà del tempo dei bimbi, facciamo delle cose insieme con la mia ex moglie (tipo la pizza il sabato sera o una passeggiata con i bimbi) e vedo, dopo un lungo periodo di lontananza e ancora in modo occasionale l’altra persona.
        Continuo a pensare, ma i miei pensieri e i miei turbamenti sono un po’ diversi dai tuoi, mi trovo in una fase diversa, la tua la ho comunque passata.
        Io adesso non ho più così paura per i miei figli, e su questo, per quanto io sia l’ultima persona che può elargire consigli, mi permetto di rassicurarti un po’. Ogni situazione è davvero un caso a sé stante e, per l’idea che mi sono fatto, tutto dipende dalle persone. Non è tanto la scelta in sé, separarsi o restare insieme, che può creare traumi o mancanze, ma dipende sempre da come la scelta e la situazione che ne consegue viene vissuta dalle parti in gioco. Se si riesce a creare un clima sereno attorno a loro, a non usarli, a non sfogarsi su di loro, a non chiedere loro appoggio per le nostre fatiche, loro possono comunque stare bene. Almeno per me fino ad ora è stato così. Non posso dire che manchino le difficoltà, mie e loro. Mi rendo conto di come desiderino e apprezzino vedere insieme le persone che amano di più, e io ho sicuramente una vita più complicata, perché incastrare tutto è difficile, devo stare attento alle spese, cucinare, lavare, stirare, portarli in mille posti diversi, organizzare i giorni e le attività, per il rapporto con loro è bellissimo ed è diventato più intenso, direi anche più stretto, e loro li vedo davvero molto sereni. Ormai alcuni mesi fa il grande mi ha detto “sai papà, prima adoravo soprattutto la mamma, adesso adoro anche te …”, e io sono sempre stato un papà molto presente, il mio tempo libero è sempre stato per loro, però a volte forse non ci accorgiamo di quanto e cosa gli diamo, a volte ci accontentiamo delle convenzioni e delle caselle che gli altri creano, se stiamo insieme allora gli diamo quello di cui hanno bisogno … ma le relazioni vanno generalmente oltre alle etichette e alle convenzioni. Allo stesso modo in alcune occasioni si sono ricordati a distanza di tempo di alcuni litigi che erano avvenuti in casa e dei quali io avevo quasi perso la memoria.
        Non so se rimarrà sempre così, forse alcuni problemi emergeranno col tempo, ma questo in realtà può accadere in qualsiasi situazione, anche rimanendo insieme, perché spesso sembra che questo basti per rendere i figli felici ed essere dei bravi genitori, il come diventa quasi irrilevante, anche perché, come ho sentito dire spesso, la famiglia perfetta non esiste, tutti hanno dei problemi, tutti litigano … ma se da una parte è vero dall’altra è anche vero che stare semplicemente insieme non basta. C’è molto di più e penso si superficiale credere che il clima che si respira in casa, così come il tipo di scambio che avviene tra i genitori e la serenità, l’entusiasmo o la sua mancanza in uno di loro, non incida su di loro e sul loro percorso di crescita.
        E’ molto difficile capire i confini e trovare equilibrio e spesso si finisce per proiettare su di loro le nostre paure o le nostre sensazioni, finendo per avere una visione distorta della realtà.
        Per me i confini, gli equilibri tra il mio benessere ed il loro, le sensazioni, sono spesso sfumati, vorrei tanto fossero più netti.
        Per quanto mi riguarda separarmi mi ha permesso di avere una visione un po’ più reale, credo, di essermi liberato di alcune paure o di alcuni preconcetti, che spesso ci frenano ma che sono creati da noi.
        La mia personale difficoltà sta nel capire cosa voglio, cosa mi rende felice, perché quando siamo in quattro io sono sereno, mi sento a mio agio, apprezzo e capisco il valore dei momenti insieme e il valore della persona che ho avuto a fianco per tanti anni, e mi dispiace tantissimo farla soffrire.
        Per contro l’emozione, il trasporto e il desiderio che provo quando sono con l’altra persona, l’intimità che sento, sono nuove, mi coinvolgono, mi stimolano e ne sento la mancanza quando me ne privo.
        Fatico a rinunciare e ho paura di non essere felice.
        I dubbi dopo nascono da soli, così come nuove paure si affacciano, apprezzo i momenti insieme perché sono sporadici e ho comunque una vita differente e mia? le emozioni che provo, questo desiderio, è destinato a finire quando subentrerà una vita più quotidiana? riuscirei a mantenere un clima sereno anche con un’altra persona nella mia vita?
        Faccio fatica a vedere una prospettiva che mi dia fiducia, nella quale credo di potere stare bene, e questo mi rende difficile investire emotivamente in qualcosa.
        Paradossalmente riesco ad affrontare tutto meglio, dal punto di vista emotivo, stando da solo, forse perché mi sento meno in colpa o forse perché ho la sensazione così di avere sempre la scelta disponibile. Però senza scegliere in modo netto è difficile avere una vita piena, ma mi manca la convinzione di sapere quale è la strada giusta per me. E così provo a lasciare correre i pensieri e le emozioni dentro di me, aspettando e sperando che qualcosa finisca per prevalere, ma è un percorso molto doloroso.
        Leggendo le tue parole usi dei termini molto forti e sembri avere un quadro molto chiaro della vita che ti aspetta così come del tuo rapporto attuale. Di mio sono sempre stato portato a pensare che una scelta doveva essere fatta per convinzione e non per paura … ma è solo la mia opinione.
        D’altra parte capisco il tuo tormento, è difficilissimo staccarsi dall’idea di vita e di famiglia che si è sempre desiderata per loro e nella quale ci si riconosce, sembra di violentarsi e a volte non si capisce più quale è la rotta, dove si vuole andare.
        Queste paure, i tormenti, i sensi di colpa, io li vedo come dei segni di amore, li hai perché ami i tuoi figli e hai paura di sbagliare, ma già questo è un indizio che sei una madre premurosa e credo farai tutto quello che riesci per loro qualsiasi sarà la tua scelta.
        Sono d’accordo con Penny quando dice che alla fine qualcosa prevarrà perché ti sentirai impossibilitata a fare diversamente.
        ti auguro con il cuore di trovare presto un po’ di pace e di riuscire ad affrontare ciò che verrà con la consapevolezza di avere fatto ciò che ti permetterà di fare emergere la parte migliore di te.
        Come sempre mi sono dilungato …
        spero di sentirvi presto
        vi abbraccio

      • Ti ho letto con affetto e spero tu possa tornare presto. Forse ti rubo dei pezzi per un post, perché abbiamo bisogno di sapere che esistono pensieri altri, soluzioni altre, che alcune storie possono avere anche un lieto fine senza un fine lieto, ma in divenire. E la scelta richiede capacità di reggere e leggere le sfumature. La vita credo sia fatta di questo. E la felicità: un cammino continuo. Grazie davvero Penny

  20. Grazie per l’affetto, è una bella sensazione.
    Anche se non sono spesso partecipe leggo tutti i tuoi post ed i commenti, sono sempre uno stimolo di riflessione.
    Per me il problema è spesso gestire la mancanza di qualcosa, che in una situazione così inevitabilmente c’è, dei figli, di certe emozioni, del riconoscersi nella idea giusta di genitore che ho dentro. A volte mi sembra di barattare qualcosa per qualcos’altro …
    Invidio molto le persone che hanno una chiara consapevolezza di sé e di ciò che dentro di loro prevale, che sia l’amore per il partner, per i figli, per un certo tipo di vita … sarebbe bello potere scegliere senza arrivare a non potere fare altrimenti, a non farcela più, a non cercare di spostare sempre l’asticella della sopportazione, ci si risparmierebbe tanto dolore …

  21. Buongiorno Penny, Buongiorno Fillo,
    Grazie per avere condiviso i tuoi pensieri.
    Ho letto e riletto i tuoi post e la sensazione che ho provato è sempre la stessa: avere trovato qualcuno che mi ha letto dentro ed ha tradotto in parole i miei pensieri.
    Devi essere una persona profonda e affatto superficiale.
    Davvero penso tu sia una grande risorsa per i tuoi figli e per la persona che ti sarà accanto.

    Penny, spero davvero che poi arrivi il momento in cui uno la scelta la dovrà fare perché non sarà più possibile rimandare.

    Ma nel frattempo vedo solo tanta sofferenza intorno a me…e mi dico che non è più possibile rimandare a meno di non volete vedere logorate tutte le persone coinvolte e non è giusto che per la mia codardia ed indecisione soffrano gli altri.

    La difficoltà ahimè è proprio quella di sapersi ascoltare, di sapersi leggere…

    • Cara Babs, ti auguro tutta la consapevolezza possibile. Ricordati che il dolore passa, la sofferenza pure. Stai lì, ma tieni lo sguardo lungo. Lontano e anche se non vedi nulla, cerca di avere fiducia, il panorama esiste. Bacini.

    • Ciao Babs, spero tu stia bene e se hai bisogno di un confronto trovi sempre la porta aperta
      Grazie per le parole, spesso purtroppo il sentire ed il pensare “complesso” non sono capiti dalle persone che ci sono vicino, almeno per me è così, e diventano più un limite che una ricchezza …
      Per quanto i consigli sia meglio chiederli ad altri mi viene comunque da dirti di tentare, se puoi, di allontanarti un pò da tutto, di dare modo alle sensazioni di sedimentare dentro di te e di trovare un loro spazio, piuttosto che continuare ad alimentarle con paure e desideri … se puoi
      un abbraccio

  22. Cara Penny,
    un anno dopo, ho riletto ancora questo articolo e l’altro (Ai figli. Ci sono cose da dire).
    Non sono stato in verità un grande frequentatore, ma sono tornato, per caso proprio un anno dopo.
    Un forte e “navigato” abbraccio,
    Vincenzo

  23. Caspita, ho letto l’articolo ed i vsri commenti tutto d’un fiato. Sono stata lasciata da mio marito un anno fa con 2 figli di 12 ed 8 anni. Penny hai raggiunto un equilibrio che ammiro. Io mi sento ancora devastata anche se per fortuna mi sto facendo aiutare ed ho delle amiche meravigliose. Tu dici che rimane dell’ affetto… ciò che mi fa più male è vedere lui sempre ostile, fatica a salutarmi e non ricevo neppure gli auguri di Natale.E’ lui che è andato ed ora fa la vita che ha scelto…perché tanta ostilità? Io ho amato tanto,sono sempre stata fedele, ho firmato una consensuale senza ritorsioni…una parte di me è morta quel giorno. Dopo 16 anni di matrimonio perché un rancore così? Io sono fredda nei suoi confronti… ho scelto un periodo di distacco (comunicando su Whatsapp per i figli sempre) solo per guarire dal dolore che ho dentro che appena lo vedo si riapre. Però ho sempre inviato messaggi di auguri per compleanno eccc… perché non posso fingere di non conoscerti ed averti amato. Mi dispiace per i miei figli perché non ci avranno più insieme…a maggior ragione in questa situazione.

    • Cara Katy, quando ci si separa, capita che uno dei due vada avanti, si faccia delle domande, trovi risposte, dia un senso a quello che è successo. Altre volte, succede che si metta una pietra sopra, si ricominci da capo, dando colpe e responsabilità, senza crescere veramente. Se il tuo ex marito è ancora dentro a ritorsioni e ostilità, è possibile che abbia semplicemente chiuso la porta senza riflettere bene su quello che vi è successo. Ci sono persone che hanno bisogno di “dare la colpa” e di non salvare nulla. Personalmente credo che non sia la strada giusta da seguire per imparare a stare meglio. Hai fatto bene a scegliere un periodo di distacco, se la sua presenza ti fa ancora soffrire, aiuta. Tu non devi fingere di essere quello che non sei, se l’hai amato e hai voglia di fargli gli auguri, fallo, ma non puoi pretendere che lui faccia lo stesso. Hai ragione a dispiacerti per i tuoi figli, magari con il tempo le cose cambieranno, ma i bambini hanno risorse inaspettate. Cerca di pensare a te, di allontanare ogni giorno un po’ di più le domande sui comportamenti del tuo ex, a volte, dobbiamo accettare che non ci siano risposte. Ti abbraccio Penny

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