La vita è un’asse instabile in cui stare in equilibrio.

Un terreno fragile in cui camminare, e un caos cosmico in cui rimettere ordine.

Lontananza nella vicinanza, e viceversa.

La vita è pesi da portare e mari da attraversare. Una matassa da sbrogliare.

La vita è nei nomi propri dei nostri figli. Ma anche nei figli a cui nessuno ha dato un nome.

È sofferenza da soffrire e paura d’affrontare.

La vita è nelle mancanze, nelle intercapedini e nelle cadute.

È quando piove su di noi. È negli orizzonti che non siamo in grado di vedere.

È nella paura e nella solitudine in cui non riusciamo a sostare.

La vita è nelle montagne che si sollevano con mille sforzi. È nel vento del Nord quando spazza via tutto.

La vita è nelle paludi e nei segreti che non confidiamo nemmeno a noi stessi. È nella dimenticanza e nei ricordi di chi abbiamo perduto per sempre.

È faticosa, a volte. E, a volte, ci sorprende. Come uno scherzo che si prende gioco di noi.

Ma è qui che la dobbiamo cercare: nella vita che c’è già.

Altrove, non la troveremo.

23 comments on “La vita che c’é già.”

    • A volte, andiamo lontano e giriamo intorno a noi stessi, quando quello che ci fa felice è così vicino che nemmeno lo vediamo. Ma come dici tu, va bene così, e noi siamo noi. Possiamo fare diverso? Facciamo quello che siamo capaci di fare.
      Grazie del pensiero. Penny

  1. Bello quello che scrivi. Parla di vita vissuta, di dubbi e paure e del tentativo di trovare senso alle cose di tutti I giorni. Si può vivere consapevoli anche nel caos, con figli che crescono, matrimoni finiti, nuovi compagni, nuovi orizzonti, famiglie allargate. Si può vivere cercando di farsi carico di quello che succede intorno, cercando la luce sempre. Continua così.
    Io ti leggo dal Sudafrica.

    • Sono emozionata. Sapere che sei così lontana…vorrei conoscere tutto di te. Cosa fai lì, ad esempio. A me sembra che partecipare alla vita, nonostante tutto, sia l’unico modo per celebrarla. Non credi? Un abbraccio grandissimo. Penny.
      Tornaaaaaa

  2. Bello. L ‘ho condiviso ed il mio figlio diciassettenne in perenne conflitto con me ha messo “mi piace”. Forse ho aperto una breccia.

    • Che gioia! Quando guardo i miei bambini a scuola mi chiedo spesso che uomini e donne diventeranno, così faccio per le mie figlie. Quando mi sale l’ansia della prestazione, mi faccio una domanda: cosa desidero per i miei figli. Vorrei che fossero felici. Solo questo. Cerco di non perdere di vista la risposta, anche se non sempre ci riesco. Con loro, con i nostri ragazzi, penso che sia necessario perseverare. Far vedere che siamo adulti capaci di desiderio e di cura. Vi auguro un sacco di bene. A presto, a te e al tuo diciassettenne. Penny

  3. La vita a volte è fatica che non riesci più a reggere, e vorresti trovare un modo per far terminare questa agonia. Ma c’è un chissacosa che ti tiene attaccato per un sottile filo.

    • Mah…più che altro ci proviamo. Da piccola ero una frana. Ci ho messo davvero tanto per capire cosa mi facesse stare davvero bene. Un abbraccio. E a volte, mi confondo ancora.Penny

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