Ieri ho chiesto ai miei alunni che cos’era per loro la bellezza. Di solito fanno a gara a chi parla per primo, questa volta ci hanno messo un po’ a darmi una risposta.

Ho pensato che per i bambini la bellezza non sia poi tanto importante. Sono gli adulti che ne fanno un’ossessione.

Una mia alunna che viene dall’Algeria e vuole fare il medico, ha alzato la mano e mi ha detto:”La bellezza per me è studiare”.

Un altro bambino ha aggiunto:” Non si può essere belli in tutto, così come non si è perfetti”.

Ludo mi ha spiegato che per lei la bellezza é fatta di piccole cose, riposarsi e pensare. I fiori sono bellezza. Così mi ha detto, ed è quello che ha disegnato.

Eppure, sia lei che Matti sono adolescenti inquiete. Non si piacciono, e la cosa che desiderano di più, è avere i capelli lunghi ed essere magre. D’altronde anche io sono continuamente in lotta con me stessa. Due giorni su tre sono a dieta. Due giorni su tre mi detesto. Ed è così da sempre.

Forse, noi donne, dovremmo imparare a fare come i bambini. Guardarci nella nostra interezza, senza sostare sulla pancia o sulla cellulite, o quel particolare che detestiamo.

A volte mi chiedo se nella vecchiaia troveremo un po’ di pace, o se anche a ottant’anni cercheremo un corpo che non sia il nostro.

Per gli uomini penso sia diverso,  ma questo dovrebbero dirlo loro.

Noi donne possiamo far cambiare rotta alle nostre figlie, usando parole clementi con noi stesse.

Il nostro corpo ci appartiene, fa parte di noi e siamo identificabili con quello.  A me sembra una cosa bella.

Un po’come il nome. Con quello le persone ci riconoscono.

Quel corpo che vogliamo magro a tutti i costi, come se fosse lì nascosta la felicità, dobbiamo celebrarlo così com’è. Come si celebra la vita.

O, forse, pensare alle diete ci distrae dal presente?  Ricerchiamo una perfezione che sappiamo non esiste. Chissà. 

Una cosa è certa, se non impariamo noi madri, non potranno farlo le nostre figlie. Questo è certo. E le figlie delle figlie.

È attraverso la pelle che andiamo incontro all’altro. Lì cominciamo e lì finiamo.

Il corpo ci protegge, ci dice quando qualcosa non va, a volte, si ribella e si fa sentire.

Noi siamo quello che si vede.  Ma molto di più, quello che non si vede.

È nei suoi segreti che si nasconde  la nostra essenza.

Siamo esseri mancanti, questo dovremmo dire alle nostre figlie. E sono le mancanze a tenerci in vita. L’incontro con l’altro, le passioni, il desiderio… su quello dovremmo cercare di concentrare le nostre esistenze di donne, non su altro.

“Ciò che vedi allo specchio, sei tu, l’essere che amo”, dovremmo dire alle nostre figlie, e dirlo con convinzione a noi stesse.

Forse si ameranno, e non chiederanno al proprio corpo di essere altro da sé.

In fondo il corpo non è che un approdo, luogo di memorie. E anche questo mi sembra bellissimo.

Come madri possiamo rispondere al loro desiderio di essere desiderate amandole nelle fratture, nei buchi, nelle crepe.

Ai padri direi di portare i loro occhi sulla propria compagna e posarsi dove lei non si riesce a guardare. Di raccontare alle proprie figlie di cosa si innamora un uomo.

È anche attraverso il loro sguardo di padre che sapranno volersi bene come donne.

Dobbiamo insegnare che l’unica cosa essenziale alla vita è il legame con l’altro, nulla di pìù. E come partecipare al meglio a questo meraviglioso viaggio che è l’esistenza.

Non si faranno picchiare o non moriranno. Saranno quello che sono. Quello che possono essere. E si ameranno. Sarebbe bello. Più di ogni altra cosa.

Che sia una notte buona per tutti voi.

Penny.

 

9 comments on “In nome del corpo.”

  1. Leggere le tue emozioni mi fa credere che tu sia una mamma aperta al dialogo ed un’insegnante capace di andare oltre le ovvietà ed i programmi scolastici. Ce ne vorrebbero. La bellezza che sta in noi si specchia nelle parole di ogni genitore…ciò che ascoltiamo o percepiamo,ogni parola pronunciata da nostro padre o da nostra madre,contribuisce alla nostra identità futura. Ogni domanda che ci viene posta a scuola,implica una riflessione. E se la riflessione viene guidata al di là degli schemi ci arricchisce. Non esiste miglior insegnante di colui che sa porte le giuste domande. È tu mi sembri l’insegnante giusta. Buona giornata Penny. https://claudiabrugna.com/2017/01/02/di-zucche-e-cicogne/

  2. Mi fai piangere sempre 🙂 sono mamma di 2 maschi e, comunque, questo articolo mi ha dato spunti interessanti per parlare con loro ma, soprattutto, ha raggiunto me ed è stato un balsamo. Grazie.

    • MI hai emozionato. Sai che i maschi nell’adolescenza, vanno in crisi nera per la propria sessualità? Le ragazze di oggi sono molto avanti e loro si spaventano. Alcuni diventano aggressivi, altri si ritraggono. Quindi, non so quanti anni abbiano, ma raccontagli quali sono le cose che fanno innamorare una ragazza. Di non avere fretta. Della bellezza.
      Un nome ce l’hai che non sia così complicato? Oppure da cosa deriva quell’insieme di lettere un po’ difficili da leggere? Se vuoi io sono qui. Mi chiamo Penny e ti ringrazio tanto. Balsamo su balsamo.

      • Ciao Penny, il nickname altro non è che l’iniziale del mio nome unito ad una traduzione maccheronica del cognome. É impronunciabile, lo so, ma mi fa sorridere!
        Ho bisogno di raccogliermi ancora un po’ e poi ti scrivo, mi hai rimesso in moto il cervello e le emozioni. Grazie

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