Mi sono separata sette anni fa. Una separazione di cui ancora oggi porto i segni.  Ma vi dico subito che non tornerei mai indietro, e rifarei quello che ho fatto, magari in modo diverso, ma lo rifarei. Nonostante la sofferenza delle mie figlie. Nonostante alcuni amici che non ho più. Il dolore di mio padre e di mia madre, che comunque hanno cercato di starmi vicino, quando hanno capito.

Mi ricordo che la decisione l’ho presa in un giorno d’ottobre, prima di allora, nonostante stessi malissimo, non era concepibile per me rompere quel vincolo in cui avevo creduto, le promesse fatte in nome del nostro amore. E poi, c’erano le mie figlie. A loro dovevo il mio senso di responsabilità.

Eppure non sono riuscita a fare diverso. È arrivato un giorno in cui sono entrata in casa e ho capito che non sarei tornata indietro, neanche se lo avessi voluto. Dirlo è stato difficile. Dire: “Sto male”. Soprattutto, quando dall’altra parte non ci sono orecchie per sentire, e tutto deve rimanere immutato in nome di un amore che ha creato una voragine, un vuoto.

Questo fa un po’ parte della nostra cultura, come ho già detto, piuttosto conservatrice.

Chi è lasciato si sente tradito, ferito, e il dolore credo sia come una morte. Ma anche chi lascia, sta male. Per la decisione da prendere, per il carico di sofferenza che scuote e che scuoterà.

Quando l’abbiamo detto alle nostre figlie hanno pianto. Quale bambino vorrebbe che i suoi genitori si lasciassero? Ma quale bambino vorrebbe la responsabilità di tenere in piedi un matrimonio? Quale bambino sta bene dove una madre e un padre litigano, o dove ci sono silenzi carichi di rancore o di cose non dette?

Intanto, ripeto, non potevo fare diverso. Stavo così male che il dolore arrivava all’altezza dello stomaco e, ancora ora quando ci penso, quella fitta arriva, perché so quanta sofferenza c’è stata.

Ma oggi, dopo un divorzio in giudiziale, e un mantenimento per le figlie nullo; oggi sono una donna e una mamma migliore. Le mie figlie sanno come stavamo prima e come stanno adesso. Sanno che il bene non può diventare rancore nei loro confronti, e se lo diventa, qualcosa non va. Quel padre e quella madre non stanno amando come si deve.

Sanno che in amore non si può tornare indietro, e non si rinnega chi si è amato; ma si può andare avanti e scegliersi di nuovo, o non farlo più.

Sanno che oggi le guardo con occhi diversi, perché ho imparato a guardare con occhi diversi me stessa.

Sanno che esiste la sofferenza e che va affrontata, dunque si muore.

Per la cronaca, il mio ex marito (e come mi ha scritto qualcuno so che non dovrei chiamarlo così) ha una compagna e un figlio. Ma è sempre arrabbiato, così arrabbiato che quando mi incontra non mi saluta. Mi chiedo se sarà così per sempre, o se le cose, prima o poi cambieranno.

Noi non siamo oggetti, dovremmo saperlo, e non apparteniamo a nessuno, se non a noi stessi. Il mio, tuo non esiste. Dobbiamo iniziare ad usare un linguaggio nuovo se vogliamo che le cose cambino.

Abbiamo un’unica responsabilità nella nostra vita: essere felici. Ripeto, se non lo siamo, i nostri figli non potranno mai esserlo. E un unici compito: insegnare ai figli a desiderarla la felicità.

Ho pianto tanto, ho perso amiche preziose che non riuscivano a capire perché cambiassi la mia vita, e la loro dentro alla mia.

Si dice a chi lascia che non pensa ai figli ed è egoista, ma anche chi trattiene e pensa solo al suo amore, lo è.

A volte, è più facile essere infelici che non esserlo. Ed è un peccato.

Mi fermo qui, anche se avrei voluto scrivervi ancora delle cose. Lo farò un’altra volta, perché è faticoso, anche per me. Ma ho voluto farlo, per le persone che mi stanno scrivendo e mi stanno mettendo il cuore in mano.

Una luce c’è. Basta avere pazienza e coraggio da vendere.

Buona giornata Penny

82 comments on “Effetti collaterali di una separazione. La mia.”

      • Penny grazie per aver condiviso. Io sono dall’altra parte, abbandonata dal mio compagno e padre dei miei figli. Sì, mi sento così, abbandonata. Un dolore profondo sul quale devo avere la pazienza di lavorare. Esercizio della pazienza non sempre facile nella mia vita fagocitante di vita.
        Mi richiami sempre alla riflessione ed in questo al sentire di lui.
        Grazie, ti leggo sempre volentieri

      • Cara Chiara, prima del mio ex marito ho avuto una relazione molto lunga durata 10 anni. Eravamo ragazzini quando ci siamo messi insieme e mi ha lasciato per stare con un’altra donna. Ho sofferto molto, ma alla fine ho capito molte cose di me e di noi. Non è lo stesso quando ci sono dei figli, e credo che la sofferenza sia davvero tanta. Così tanta da sentirsi persi. Però, voglio pensare che le cose non avvengano mai a caso e che ci sia un posto laggiù per te, solo tuo di felicità. Dammi notizie di te. Penny
        P.s Chiara è il nome di mia sorella.

  1. Ciao..io sono stata lasciata circa 8 mesi fa,sola con una bambina di un anno e mezzo e letteralmente sbattuta fuori di casa..il nostro rapporto è durato 11 anni, avevamo dei progetti, volevamo un altro figlio,avevamo una casa..tutto è cambiato dopo la nascita di mia figlia.. lui mi ha fatto affrontare tutto da sola,non ha mai capito la difficoltà del periodo, la stanchezza, i suoi genitori continuamente in mezzo, con critiche, invidie e cattiverie inaudite nei miei confronti..non mi ha mai dato il suo appoggio e non mi ha mai difeso, ascoltava solo i suoi e mai me..io sapevo cosa volevo..fare la mamma come lo sentivo, prendermi cura della mia bambina, proteggerla..la crisi è durata un anno, con litigi e silenzi, fino a un giorno in cui siamo arrivati a un punto di non ritorno..e dopo una litigata furiosa, lui ha deciso di finirla così, senza parlarne nemmeno con me, dicendomelo con un sms, mettendomi davanti a un avvocato..io non posso farci niente,lo odio per come si è comportato, per come si è fatto condizionare e per quello che ha tolto a mia figlia, la sua famiglia..E odio il modo in cui lo ha fatto..io ho sempre pensato che fosse una crisi passeggera e che la avremmo potuta affrontare insieme..ma a lui non interessa, e non ne vuole più sapere..E sto male, tanto male..tanto che non riesco nemmeno a respirare da quanto mi manca..E poi penso che sono una stupida, che uno così non mi merita e che non mi ha mai amato..ma il dolore resta, e sembra insuperabile..Spero che il tempo passi in fretta e che si affievolisca, perché voglio essere felice,voglio una nuova vita, un nuovo amore, un altro figlio perché è quello che merito…

    • Hai tutte le ragioni a stare male. Proprio tutte. E sai cosa ti dico? Vivitelo questo dolore e questa rabbia, anche l’odio che hai per lui. Ma poi, trasformalo in azioni positive per te e la tua bimba. Non ci sono parole per il modo in cui ti ha lasciato, piuttosto codardo. Ma ricordati che non hai tolto a tua figlia una famiglia, ma l’idea che avevi di quella famiglia. E se dovevi ” difenderla” e lui non ti ascoltava, ma era ” succube” dei suoi genitori, ma che amore era?
      Quando dici che ti manca, chiediti cosa ti manca, lui o l’idea che avevi di lui? Da quello che racconti erano liti e silenzi. E allora, quando stai male pensa a questo, non a quello che avresti voluto, ma a quello che era lui veramente, ed eravate voi insieme. Ho la sensazione che il tuo desiderio di famiglia e di amore ti abbia fatto credere a tutti i costi che lui fosse l’uomo giusto.
      Passerà, te lo giuro. Guarda avanti e se puoi fatti aiutare. Due domande: in che senso ti ha sbattuta fuori di casa? E mi chiedevo se lavori.
      Goditi la tua bambina, è un’età di scoperte bellissime. Parla con le amiche. Inizia da cose semplici, un bel film, un libro. Una cosa per volta, un passo per volta. E respira. Lascia che il tempo ti guarisca. E fatti una domanda: ma io, Ella, veramente voglio un uomo così?
      A me, da quello che scrivi mi sembra che tu ti sia già data una risposta. E sia già un passo avanti. Lascialo indietro quell’amore, che amore era stato, ma no era più. E abbi fiducia.
      Se hai bisogno io sono qui. Ti penserò. Riscrivimi e fammi sapere.
      Vi abbraccio strette, tu e la tua piccola. Sei coraggiosa Ella. Ricorda, un passo dopo l’altro. Un giorno dopo l’altro. Ci vuole tempo, tanto tempo. Ti aspetto Penny.

      • Grazie Penny per queste parole..davvero di cuore..ho la mia famiglia e le mie amiche che mi stanno vicino, ma loro non sempre riescono a capire fino in fondo come sto e mi sento spesso sola o non voglio far vedere loro quanto sto male..per risponderti si, fortunatamente ho un lavoro, faccio la commessa..e la casa dove vivevo con lui e mia figlia, che io avevo arredato e fatta mia,era di proprietà dei suoi genitori..quindi ho dovuto andarmene..mi sono trovata un piccolo appartamento in affitto che riesco a pagare solo grazie ai soldi che mi passa lui..insomma sto cercando piano piano di andare avanti con le mie forze e sto cercando di crescere mia figlia nel miglior modo possibile cercando di non crollare..voglio crederti però..che con il tempo andrà meglio..io continuerò a seguirti..Grazie ancora..

      • Ciao..oggi mio marito se n’è andato lasciandomi sola con nostra figlia di quasi 5 anni..è tornato dai suoi vuole stare solo perché dice che non sta più bene in famiglia ma io ho idea che sia infatuato di un’altra..in realtà non ci amiamo da tempo eppure sto male lo stesso sia perché in ogni caso provo affetto x lui sia soprattutto perché so che la bimba ci starà male e se penso a questo al male che fa alla piccola mi sento morire…lei sogna una vita insieme è appena andato via e piange perché non è qui a dormire..abbiamo concordato che cenera’ sempre qui con noi x il momemto e cmq tutti i pomeriggi starà con la bimba finché non arrivo io che finisco più tardi e dopo cena se ne va questo x far si che non debba vivere il cambiamento di colpa x darle una parvenza che nulla è cambiato..ma io mi sento in colpa x mia figlia non volevo questa separazione ho quasi supplicato di darci un’ altra possibilità e invece niente..cone si fa a buttare così una famiglia? Cosa vale cosi la pena? Spero cge la piccola non ne risenti troppo..perché x quanto possiamo essere presenti intuisce come stanno realmente le cose..x consolarmi continuo a ripetermi che meglio così piuttosto che vederci litigare..ma chi può dire cos’ è meglio? Spero non cresca rancorosa o complessata..farò di tutto x impedirlo ma tutto questo x me è un incubo..grazie x lo sfogo

      • Cara Licia, io credo di averti risposto per email la sera stessa. Volevo ti arrivasse subito la mia vicinanza. Se non ti è arrivata la mia risposta puoi scrivermelo qui. Ti abbraccio, spero tu stia bene. Penny

  2. Chiara, anch’io come te 10 anni fa, ma il tempo guarisce e fa capire molte cose; abbi fiducia in te e non mollare mai, circondati di amici, quelli veri, il resto passa, le ferite si rimarginano, la paura scompare e tu tornerai a sorridere.
    Penny sei grande!

    • Grazie Anna. Hai ragione, alla fine, il tempo guarisce. Sapere che dopo tanto dolore c’ è il sole, spero sia di sostegno ad altre. Un messaggio di speranza. A presto Penny.

    • Forse può anche giudicare, ma poi esiste la riconciliazione e il cercare di capirsi. Secondo me ho toccato corde che mettevano in discussione la loro stessa vita, ma questa è solo la mia opinione. Comunque, altri cuori mi hanno accolto. Per fortuna. Un Bacino Penny

  3. Anche io mi sono separata 16 anni fa, e come per te, l’iter è stato molto doloroso, ho lasciato la casa dove vivevo con il mio ex marito e i nostri 4 figli, tre già grandi, l’ultimo tredicenne. Hanno pianto tutti, mi hanno per qualche tempo colpevolizzata, daltronde come non capirli, avevo sconvolto la loro vita. Ho sofferto anche io, 23 anni di matrimonio tirato avanti per i figli mi stava facendo perdere la stima di me stessa, dovevo far qualcosa… Poi un giorno non ce l’ho fatta più e sono andata via lasciando la mia casa a lui e ai miei ragazzi. Piano piano e con tanta dolcezza ho spiegato ai miei figli le mie motivazioni, la mia tristezza e il senso di vuoto che accompagnavano il mio quotidiano e col tempo hanno capito. Non è stato facile ma ce l’ho fatta! Oggi ho un compagno col quale vivo un rapporto sereno, il mio ultimo figlio vive con me, gli altri 3 hanno trovato ognuno la propria strada e sono genitori sereni, il mio secondo figlio è sacerdote… Dopo i primi anni di guerra continua e strumentalizzazione dei figli, finalmente oggi ho un rapporto civile col papà dei miei figli, (molto semplice perchè non ho chiesto e non chiedo soldi), ho un lavoro che mi gratifica, insegno alla scuola media, e a 62 anni posso dire di aver pareggiato i conti con la vita. Ancora fa male pensare a quanto passato, alla solitudine, allo strazio dell’anima e ai sensi di colpa nei confronti dei ragazzi ma, come te, ho deciso di guardare avanti e di volermi bene.
    Grazie Penny…

    • Leggendoti mi si apre il cuore, sapere che qualcuno è arrivato in fondo e con serenità è davvero di sollievo.
      Sai, le mie ragazze non hanno un buon rapporto con il padre, e a me dispiace moltissimo. So che ne pagheranno il conto se non affrontano, ma io posso solo essere di sostegno, spingere che lo vedano, ed esserci se loro hanno bisogno. Con il mio stipendio, sono insegnante come te, non è facile tirare avanti due ragazze, ma come te amo il mio lavoro e sono felice di ciò che la vita mi ha dato. Ti ringrazio per le tue parole spero che siano da incoraggiamento a chi è dentro al dolore e non riesce ancora ad uscirne. Grazie Angela, grazie davvero. Torna da noi. Penny

      • Dolce Penny il tempo guarisce le ferite, purtroppo non cancella le cicatrici… L’amore tra due persone può finire, poco importa chi si allontana per primo… Ci si separa da un uomo o da una donna, mai dai figli. Vedrai che col tempo le tue ragazze si riavvicineranno al loro papà, ne sentiranno il bisogno quando perdoneranno… Un abbraccio a tutti ❤

      • Ciao Penny, ho scoperto solo oggi la tua rubrica e ne sono felice! Io dopo cinque lunghi anni sono serena ma pur essendo dall’altra parte rispetto alla tua storia ancora oggi non ho un rapporto comunicativo civile con il padre dei miei figli che mi detesta irragionevolmente! I figli ne risentono tanto..leggevo delle tue ragazze che non hanno un buon rapporto col padre: bisogna aiutare innanzitutto loro anche col supporto di un terapeuta, è importante per la loro vita futura; prima faranno i conti e metteranno in ordine il rapporto col padre prima si sentiranno libere e piu serene amche nella loro genitorialità futura… Grazie per la tua condivisione.

      • Ciao Rosita, concordo con te. La terapia sarebbe la strada necessaria e per un po’ l’abbiamo seguita. Ma con fatica nell’ottenere il consenso dal padre (essendo minorenni). I soldi per me sono un altro grande problema. Ci siamo rivolte ai servizi, siamo in lista, attendiamo. Ma credo che, a volte, sia l’unica strada per mettere a posto. Grazie per il tuo consiglio Penny

    • Non dire così. Se rimani c’è un motivo. Si resta finché c’è un motivo. E quel motivo è più grande di qualsiasi altra cosa, quindi magari è importante. Pensaci ilgattosly. Penny
      Ps : Il nome così simpatico da dove spunta?
      Ps: cavoli…i biglietti degli U2…

      • Il motivo è un piccolo uomo di 13 anni…ma non c’è giorno che non mi chieda se ci fosse stata anche la possibilità di una soluzione diversa senza penalizzare il rapporto con lui…
        PS sai che il nome non mi ricordo più nemmeno da dove derivi?
        PS2 Si… 🙂

  4. È un processo così doloroso quello della separazione, è perdita, di sogni e di terreno sotto i piedi,,,
    Si ricomincia piano piano, a piccoli passi, a costruire nuovamente una piastrella alla volta,,, inseguendo la bellezza delle cose che per noi sono attimi di felicità.
    Insegno ai miei ragazzi di guardarsi intorno quando tutto sembra buio e triste,,, e dico loro di cercare 5 cose belle,,, un tramonto, un cucciolo di gatto, un Fiore, il muovimento delle foglie, ma anche le loro cose materiali, che ricordano loro dei momenti speciali, ed ecco che il sorriso torna, ecco che la bellezza la troviamo nelle piccole cose, nei piccoli passi.
    E ogni giorno si ricomincia così,,, cercando attimi di felicità, momenti per sentirsi sereni.
    Hai ragione quando dici che abbiamo la responsabilità di essere felici!
    Vi sono vicina❤

    • Come madri credo davvero che abbiamo il compito arduo di insegnare ai nostri figli a desiderare. E come fanno a farlo se noi non ne siamo capaci? Anche io mi sento vicina, ad ognuno di voi, e vorrei dire a tutti di non rinunciare. Non rinunciare ad avere una vita migliore. Grazie Marielik. Un abbraccio.

  5. …ecco, io sono tra quelli che non hanno (ancora) trovato il coraggio di farlo. Come scrivevi in altro tuo post, in una separazione ci sono i figli, i genitori, il lavoro gli amici.
    Forse c’è un motivo se resto, ma io non lo so più… in questi anni di solitudine, anni costellati da silenzi incomprensibili e muri insormontabili, anni in cui ho cercato di fare la mamma e (un po’) anche il papà, ho perso il senso del rapporto di coppia.. non so più cosa significhi.
    Mi fai riflettere quando scrivi che non si può restare per i figli, quale figlio vorrebbe una responsabilità così grande.
    Hai ragione, non è un buon esempio da dare ai ragazzi: sacrificare la propria felicità per loro. Non è questo il modo di insegnare loro a rispettarsi.
    Ma forse loro capirebbero. Ci sono cose che i figli sono in grado di capire.. i miei, due ragazzi, di prima superiore e quinta elementare, sono certa che capirebbero. E allora mi domando di cosa ho paura. Ecco, non lo so. Forse voglio ancora bene a quest’uomo, così faticoso da vivere, forse mi illudo che prima o poi maturi, mi piacerebbe poter credere che in una separazione sarebbe in grado di creare per i figli un contesto familiare valido, alternativo al mio: come dire.. che i figli potessero decidere con la massima serenità di stare liberamente con mamma o con papà secondo il loro stato d’animo… che potessero avere due case in cui stare: una con mamma e una con papà. Sarebbe magnifico. Ma chissà. Intanto ti leggo Penny, e leggo anche le storie degli altri, qui nelle tue righe. È bello qui da te, è bello condividere.
    Grazie Penny..
    Ps: penserò una ricetta per te 🙂

    • Sai cosa penso? Che la domanda è giusta. Di cosa abbiamo paura? Io di deludere gli altri. Gli altri erano uno specchio necessario per riconoscermi. E senza di loro non esistevo. Finché ho capito che potevo anche deluderli o non essere come si aspettavano che io fossi. Potevo. Comunquesto esistono anche delle coppie che si salvano. Bisogna dedicarsi del tempo per ritrovarsi. E riscoprirsi. Ti fai molte domande e sono sicura che in te ci siano le risposte. Intanto crea. Il tuo blog é davvero bello. Aspetto la ricetta. Che sia semplice, però. (Ormai lo sai, sono una frana).
      È bello qui anche con te. Penny

      • La mia grande paura era di non farcela, la solitudine, separarmi dai bambini i weekend (rari) che trascorrevano con il padre, la casa vuota, non vivere con loro alcuni momenti,,, ci sono state notti lunghissime e giorni ancora più lunghi quando la vita scorreva fuori,, ed era ferma dentro di me.
        Ma ce la si fa, a trovare in noi nuovi interessi, a costruire una nuova io per prepararci a in migliore noi.
        La nostra felicità rende sereni i nostri bambini,,,, e trovano in noi nuovi pilastri più forti.
        Auguro a tutte di trovare la propria strada sole oppure di riprovare fianco a fianco.
        Buona serata:)

      • Grazie per la tua storia spero possa aiutare chi è in mezzo al buio. È un dono e chi dona è una buona persona. Io ti immagino così. Torna. Penny

  6. Ciao Penny,
    Ti ho scoperta per caso settimana scorsa e da allora non faccio che leggerti e rileggerti….e ogni volta scopro nelle tue parole cose nuove!
    Anch’io come te ho due figlie adolescenti, anch’io come te mi sono separata dopo 20 anni di matrimonio dal mio compagno di una vita. Sono stata lasciata per un’altra donna, e questo è stato devastante da accettare. Ma razionalmente so che la nostra relazione era finita ormai da anni. Non entro nei particolari, sarebbe troppo lungo, ma posso dirti che, come te, oggi,sono una donna nuova. E come te non tornerei indietro.
    Ho avuto la fortuna di potermi fare aiutare da uno psicoterapeuta. Ho scelto di farmi aiutare. E questo è il consiglio che vorrei dare a tutte le donna e uomini che stanno affrontando una situazione come questa. Bisogna farsi aiutare. Nessuno si salva da solo.
    Separarsi è come morire. Un lutto. Hai detto bene. Progetti di vita infranti, terrore, solitudine, vuoto,rabbia, smarrimento, delusione….potrei andare avanti all’infinito. Ma dietro tutto questo ci siamo noi. Prima dei nostri figli, prima dei nostri genitori, fratelli,amici, società.
    Prima di tutto ci siamo.

    Con la terapia sono riuscita a trasformare il dolore per il fallimento del mio matrimonio in un occasione di riscatto. Ho imparato a parlare come mai avevo fatto in venti anni. Ho imparato a volermi bene.
    Oggi ho una nuova casa, un nuovo lavoro, nuovi amici, due splendide figlie che ho la fortuna di vedere crescere serene.
    Ma soprattutto ho ritrovato me stessa. E questo è la conquista più importante.
    Ho imparato a non far parlare la rabbia ma il cuore…e da quando dalla mia bocca escono parole…beh…Non entra più il cibo superfluo che prima ingoiavo per ricacciarle in fondo allo stomaco e non farle sentire a nessuno.

    Grazie per essere riuscita a tradurre pensieri e sentimenti che stazionano in ognuno di noi in parole semplici e chiare…dare un nome a ciò che proviamo è la prima tappa verso il benessere.
    Un abbraccio.
    Willy

    • Ciao Willy, è importante che in un luogo come questo gli altri possano leggere parole come le tue. Di speranza. Credo anch’io che uno dei primi passi verso la consapevolezza sia quello di farsi aiutare. La psicoterapia è una possibilità importante. Bisogna imparare a credere in noi stessi e in ciò che proviamo e, a volte, abbiamo bisogno di qualcuno che ci insegni come si fa. Quindi grazie. Abbiamo bisogno di storie buone come la tua. Penny

  7. Bellissimo articolo ed essendoci passato anche io so che non è facile. Dopo tre anni sono ancora alla ricerca della mia felicità che al momento vivo a tratti.. la mia difficoltà maggiore resta sempre il rapporto con la mamma dei miei figli (non mi piace chiamarla ex moglie), quanto la qualità di quel rapporto porti benefici ai miei figli e quali siano le condizione affinché sia possibile essere più sereni fra me e lei, nonostante tutto quello che è successo durante la separazione e divorzio

    • Penso che questa sia la parte più difficile. Non dimenticare cosa si è stati insieme. Dare un valore anche se non si è più coppia. Se tutti facessero così i nostri figli crescerebbero felici. Grazie Cronache di un papà. A presto. Penny

  8. Io ho subito l’abbandono da parte di “ex marito” (perché dici che non va bene dirlo?), mia figlia ne ha sofferto tantissimo e ne soffre ancora oggi, non tanto per la separazione, quanto per ciò che la riguarda: i weekend alterni, avere due case, non poter decidere quando e come e dove stare… la burocrazia la fa soffrire terribilmente.
    Per quanto riguarda me, oggi sono passati otto anni precisi, mi sono “rifatta una vita” e sì, si dimentica, si perdona, si va avanti. Non capisco l’astio del tuo ex, visto che anche lui si è “rifatto una vita”…

    • La sofferenza per i figli è enorme. Forse quando cresceranno, chissà. Il
      mio ex marito, secondo me, ha ricostruito sulle macerie senza ripulire. Ero un oggetto suo, e il fatto che lo abbia lasciato credo sia ancora incomprensibile. Penso, ma è solo una mia idea, che finito un rapporto, se non si comprendono le cause, e non si accetta di avere una qualche responsabilità, in realtà non si possa crescere. E arriva un giorno in cui i nodi vengono al pettine.
      Allora, da quello che dici, anche se si è lasciati, se si soffre e si è dall’altra parte, la vita può ricominciare? Spero che ti leggano le altre donne. Grazie Bla.
      Ps Bla è carino da matti. Penny

      • Ciao Penny,
        te lo spiego io l’astio del tuo ex marito..
        Per un uomo è sempre tutto risolvibile, se ha amato davvero. Non è concepibile per un uomo accettare una separazione non voluta, specialmente con prole. È un attacco troppo potente all’etica stessa dell’ essere padre. Se ci sono dei problemi si parla, non si cova rancore e poi si esplode da un momento all’altro, lasciando l’altro nell’incredulità e nello sconforto. E per voi, che avete le fette di salame sugli occhi, l’unica ragione di questo astio è l’amore non corrisposto. Lui ti ama ancora. anche se si è rifatto una vita 🙂 Le cose non saranno così per sempre. Ma devi fare la tua parte. Si vede che non gli hai ancora chiesto scusa e/o non ti sei dimostrata pentita. Ecco dalla tua lettera non lo sembri proprio…e questa è una cosa che un ex-marito non riesce proprio a capire. Si perde tutti in una separazione, soprattutto i figli però. E come può una mamma che ama i suoi figli, togliergli il loro stesso padre? Poi dimmi, lo hai lasciato e basta oppure dopo 2-3 mesi ti sei già messa con un altro? se lo hai fatto hai fatto un grosso errore…un altro smacco al tuo ex. Se non lo hai fatto chapeau…ma sappi che per lui sarebbe sempre stato tutto risolvibile.
        Purtroppo queste sono cose che in una mente maschile non esistono. Esistono però nella vostra, e noi lo dobbiamo accettare. Un saluto da un uomo a metà, un uomo che non vive più da quando, due anni fa, la sua amata moglie ha combinato una cosa simile.

      • Ciao, ho letto e riletto il tuo scritto. Ho cercato di capire come potermi mettere dal tuo punto di vista. E non credo di esserci riuscita. Non sono d’accordo e vorrei farti capire quello che penso, pur rispettando il tuo di pensiero e il tuo dolore.
        Non è che una donna si svegli una mattina e dica: me ne vado. E non è che non ci abbia provato prima. Almeno per me è stato così. Ma lui non vedeva o non voleva vedere perché ero una cosa piuttosto scontata. Inglobata nei regali di nozze. Ecco il punto: un attacco potente all’etica di padre. Il padre che non è uomo? Perché l’attacco è riferito alla paternità o all’amore presunto. E l’amore non è quel sentimento che lascia l’altro libero di scegliere? Altrimenti che nome potremmo dargli: possesso? E quell’uomo che si ricostruisce una vita con un’altra donna, ci fa un figlio e rimane fermo lì, al matrimonio precedente, che tipo di uomo è? Come ama la sua nuova compagna?
        Non gli ho chiesto scusa perché non mi sono pentita. Di cosa dovrei pentirmi? Di non amare più l’uomo che avevo sposato? Di crescere, procedere e non trovare più nulla in comune con lui? Avrei dovuto stare lì, dirgli che stavo male, lui mi rispondeva che non era niente, che tutte le coppie sono stanche, sentirmi una nullità e fare finta di niente? Tu l’avresti voluto un amore così? Ti sarebbe bastato?
        Io non ho tolto le figlie a un padre, lui ha la possibilità di mandare avanti il rapporto con loro. Io ho scelto di non essere infelice per sempre.
        E nessuno di noi può salvare un’altra persona. Nemmeno l’uomo o la donna che abbiamo sposato può salvarci dall’infelicità. Le cose finiscono, anche l’amore. Sarebbe piuttosto infantile dire che non sia così. Come credere alle favole in età adulta. Io credo nell’uomo e nella forza di cambiamento. Credo nell’amore ma quello che non parla di possesso e non chiede alla propria donna di trarlo in salvo. Penny

      • Si l’amore lascia scegliere è vero. Ma dimentichi una cosa; non sei da sola. Hai dei figli che sono anche al 50% del padre. E qui invece decidi tutto da sola, come se fossi Dio onnipotente. L’amore finisce solo se lo si vuole far finire, è così facile! come pure si sceglie di essere infelici, non lo si diventa.
        Che tipo di uomo è? un uomo che è stato distrutto dalla tua scelta impostagli e che ha cercato di rifarsi una vita..perché non aveva altra soluzione. E per non pensare ha fatto un altro figlio. Comportamento discutibile…ovvio. Ma comprensibile.
        Certo che dovresti pentirti! non amare più è una colpa, perché amare è una decisione! quello che intendi tu, è l’innamoramento. E come tante donne, eterne schiave delle vostre emozioni, li confondi.
        Prova a prendere la decisione di amare invece che aspettare di sentirti innamorata…vedrai che dopo poco ti ci ritrovi, innamorata…
        Svelato l’arcano. Ecco perché hai fatto finire il tuo matrimonio….hai smesso di amare, ma l hai fatto consapevolmente! perché non ti sentivi capita?!
        Credo che ci sia solo un problema di comunicazione qui, altroché l’amore è finito….
        E come se tu fossi giapponese e avessi catalogato un congolese (il tuo ex marito) come non adatto a te (e bada bene, dopo anni di rapporto), dato che non parlavate la stessa lingua.
        Invece era, come tutte le volte, un problema di comunicazione.

  9. Ciao Penny, grazie per questa condivisione. Due riflessioni: perché nella maggior parte dei casi siamo noi donne a scegliere di mettere la parola fine a un rapporto insoddisfacente (quando non doloroso)?

    Ho sperimentato anche io qualcosa di simile, non era un matrimonio ma una lunga convivenza (che poi alla fine è quasi lo stesso). Quando sono cambiata, quando ho scelto, molti amici se ne sono andati. Succede. La gente spesso non ama te, ma che cosa significhi per loro

  10. Perché siano le donne non lo so. Mi sembra anche che per gli uomini sia più facile rifarsi una famiglia. Forse è per quello che ci insegnano fin da bambine, ad accondiscendere, essere buone, caute, riservate. Noi accudiamo bambole, i bambini giocano con le macchinine. Forse perché siamo più complicate. Forse perché ci siamo così sudate il nostro posto che ad un certo punto non ci accontentiamo più. Forse perché alcune mamme dei maschi li fanno crescere Principi e noi ereditiamo quello.
    Per quanto riguarda gli amici, sempre secondo me, siamo specchi. La nostra separazione mette in discussione la loro coppia. Le mie amiche, quelle che mi hanno voltato le spalle, non avevano coppie solide. Sarà stato un caso, ma è andata così. Ciao Elena. Boh, non ho tante risposte per te. Un buon venerdì.

  11. Grazie maestra, grazie di queste parole che fanno riflettere e nelle quali ci riconosciamo un po’ tutti come figli o come genitori (nel mio caso, nelle tue figlie)… è un onore per me essere stata tua alunna e quegli anni passati con te non me li scorderò mai. Un abbraccio !

    • Anna! Ricordo sempre lo scricciolo che eri. Ti seguo a distanza ma ti ho nel cuore, sempre. È bello trovarti qui. Emozionante.
      Ps mi ricordo come eri disperata quando dovevi partire…le cose cambiano.
      Ti abbraccio strenta. Annina ti tengo vicino. La tua maestra.

  12. Ciao Penny che bella scoperta sei stata ti ho trovata per caso…. una considerazione che mi viene da fare e che le separazioni alla fine le decidono quasi sempre le donne o perché non sopportano più compromessi e falsità o perché si sentono così sole che forse allora meglio stare da sole sul serio almeno si può decidere davvero cosa farne della propria vita . Chi ci va però sempre di mezzo purtroppo sono i figli che subiscono inconsapevoli le nostre scelte. Ho insegnato anch io alle medie e la cosa che mi colpiva di più era sentire dai ragazzini che si confidavano con me come non riuscivano a rassegnarsi all idea che uno dei due genitori si fosse rifatto una famiglia e soprattutto che avesse un figlio da un altro/a, capisco bene le tue figlie Noi li abbiamo voluti , cercati e messi al mondo e poi crescendo spesso sono vittime delle nostre decisioni ….ho visto tanti ragazzi cresciuti in famiglie sbagliate, con tanti problemi di cui loro erano solo il caprio espiatorio
    Tornando a te sono convinta che nella vita bisogna guardare sempre avanti e che certe decisioni vanno prese per smettere di soffrire, perché il detto “meglio soli che male accompagnati ” ci deve seguire sempre e a volte essere soli vuol dire anche essere ” liberi ” .
    Grazie per le belle parole che scrivi …

  13. Ciao Penny, quando ti ho letto mi hai colpito con “I Figli lo Sanno”. E ancora di più con effetti collaterali di una separazione.
    Io sono all’inizio di una separazione, ho due figli maschi la cosa più strana e che anche me è accaduto lo stesso un giorno di febbraio enrtrando a casa ho capito che, quella vita non è la mia, è i silenzi e la indifferenza di mio marito mi facevano morire dentro, e ancora dopo un’anno non mi ha chiesto il perché, e non ha voluto chiedere spiegazione o capire il perché, la sua voglia di non lottare è la cosa che mi ha lasciato più perplessa .
    E mi ha confermato la mia decisione dopo 20 anni di matrimonio. Ma purtroppo ancora viviamo in casa, perché io non ho un lavoro, non ho nessuno in Italia la mia famiglia è in Sudamerica e sono da sola ad affrontare questo è perché mio lav. lo lasciai nel 2011 per accudire miei figli, non so se un bene continuare a vivere così fin che non mi sistemo, ma ogni giorno è come appassire dentro.
    Ps. Volevo
    Chiederti se riesci a scrivere qualcosa del amore tra fratelli.
    Che mi tocca moltissimo.
    Grazie e un abbraccio.

    • Ciao, la tua lettera mi ha colpito molto. Penso che tante persone si trovino nella tua situazione. Stanno perché non riescono a fare diverso. Forse hai ragione tu, si muore un po’ dentro, ma il primo passo è l’autonomia economica. Non so che età abbiano i tuoi ragazzi, e se tuo marito abbia un buon lavoro o no. Perché delle soluzioni esistono. Se stai è perché hai bisogno ancora di stare. Pensaci. Non sentirti in colpa. È possibile che non sia arrivato per te ancora il momento della scelta. Ma non stare ferma. È molto difficile quando la famiglia è lontana, ma credimi abbiamo dentro risorse che non immaginiamo di avere. Fai delle cose per te se ci riesci che ti aiutino a sostenere questo momento di solitudine. Non so se ti sono stata d’aiuto. Mi piacerebbe saper un po’ di più di te, ad esempio quanti anni hai e anche l’età dei tuoi figli. Se quando parli d’amore fraterno pensi ai tuoi figli o al tuo…ti abbraccio tanto

      • Ciao Penny, scusami la prima lettera l’ho scritto veloce era tutto quello che mi passa in testa in quel momento, traslascuando a
        Cini particolari come per esempio ho 39 anni, sposta da quasi 20 anni, i miei figli uno di 13 anni, e l’altro di 5 anni, emtrambi maschi, nel 2011 mi licenziai di un lavoro fisso per dedicarmi a miei Piccoli, ovviamente con le promesse e il appoggio del padre dei miei figli, promettendomi tante altre cose come lavorare con lui.
        Ci ho provato per 6 mesi senza stipendio. lui è libero professionista si occupa nel campo del l’edilizia.
        Molte mi criticano perché ho preso questa decisione se non ho un lavoro, e mi lo chiedo anche io, ma non me la sentivo più di aspettare e successo un giorno di un mese qualcunque. E penso tu Penny mi riesci a capire questa decisione, permetto che non c’è nessun uomo nella mia vita in questo momento è sono sicura che sia solo consapevolezza di voler stare sola e riprendermi la mia vita, senza voler ferire a nessuno dei miei cari, ma sarà inevitabile
        Ti ringrazio veramente nel dedicare il tuo tempo per rispondermi. Grazie

      • Ciao, sono contenta che tu mi abbia riscritto. Non preoccuparti di quello che ti dicono gli altri, è facile parlare quando non si è dentro alla situazione. Pensa solo a cosa puoi fare tu per stare meglio. Hai tempo e sei giovane…se puoi fatti aiutare per riuscire a fare le cose per bene.
        Se hai deciso (insieme a tuo marito) di lasciare il tuo lavoro, avrai avuto i tuoi motivi, stava all’interno del vostro progetto di vita insieme. E quel che è fatto è fatto. Inutile starci a pensare troppo. Ora lui lavora, e tu no, e questo è un problema.
        Lo stato italiano tutela il coniuge più debole, in questo caso chi non ha il lavoro. Il coniuge più forte deve contribuire al mantenimento dei figli e della moglie (sempre in questo caso) se non lavora. I figli devono stare nella casa dove hanno sempre vissuto, generalmente con la mamma visto che sono minorenni. Le leggi ci sono.
        È difficile aiutare non conoscendo bene la situazione, ma se sei decisa, trovati un bravo avvocato, umano e che sia di buon senso, lui tutelerà i tuoi diritti e soprattutto quelli dei bambini che hanno diritto a stare bene. Stai pur tranquilla che se tra di voi le cose non funzionano sono i primi a rimetterci. Quindi, è importante fare qualcosa.
        Detto questo, cerca di essere il più autonoma possibile. Inizia magari con un piccolo lavoro,qualche ora, se riesci, anche se non é facile in questo momento. Cerca di parlare con tuo marito e spiegargli la situazione. Se lui ha potuto mandare avanti la sua attività era perché tu ti sei occupata dei vostri figli. Ma fai le cose con calma, senza fretta. Quello che riesci, piano piano. Ti abbraccio e scrivimi se hai bisogno. Non posso fare molto, ma ti ascolto volentieri. Buona notte jo. Dormi bene. Penny

  14. Cara Penny, sono ancora qui. Non avevo ancora letto la tua storia, ti abbraccio per tutta la fatica e il dolore che hai provato, per quello che c’é ancora. Che bello per te e le tue figlie e per noi che tu abbia saputo trasformarla in cose buone per altri!!! Quanta veritá e coraggio nel raconto delle vicende. ..Abbraccio tutte quelle che ora stanno nel guado: é normale avere paura, del dopo, della solitudine, dei giudizi ma non vi lasciate sopraffare da queste cose, nemmeno dal senso di colpa. Non si dovrebbe rimanere per questi motivi, se non ci sono modi per recuperarsi .Quando é ora si sente una spinta dentro, un coraggio di andare contro tutto quello che non ci fa star bene, che ci dice “sará e ce la posso fare”. Quando ho sentito che non c’era piú niente fa fare, anche per me.é stato dolore sbigottimento paura..Ho atteso di chiarire, ho cercato di dire, mio marito non sapeva parlarne: ero una stronza, gli rovinavo la vita. Ho atteso due anni che capisse, ho fatto terapia, e chiacchierate con amiche allo sfinimento…Sfinite le amiche, e capitele se non capiscono. Alla fine ha ceduto e abbiamo “deciso” assieme. Lui é arrabbiato, ma collaborativo e sereno x i figli. Ora niente più silenzi in casa, musi lunghi, il gelo di quegli anni (anchr prima che capissi). Quandi l’abbiamo detto ai bimbi il più piccolo ha pianto e si é ribellato. Anche il grande e mio mariti puangevano. Io ero certa du quel che stavamo facendo, mi sentivo in grado di traghettarli ad una situazione piú felice, piú vera. Nom ho pianto ho atteso che si calmassero e ho detto ” ok, ora andiamo al mare”. Ora la fatica é tanta, ma ho me stessa in mano finalmente non devo piú scimmiottare la moglie, i matrimoni in fondo devono essere felici, come le persone, se no é giusto trasformare. Un abbraccio e un in bocca al lupo a tutte.

    • I matrimoni in fondo devono essere felici come le persone…eppure capita che preferiamo stare nei musi lunghi, nelle ansie e nei silenzi che affrontare il dolore. In fondo ci hanno insegnato che le bambine devono essere tranquille, buone e accondiscendenti. Cara Simona se ci parlassimo di più di quello che non va, se accettassimo che non siamo perfette, che ci si può disinnamorare quanta fatica faremmo in meno noi donne? Eppure ancora ci sentiamo in colpa e abbiamo paura di deludere chi ci sta vicino. Ma noi? Noi, non deludiamo noi stesse ogni volta che fuggiamo da ciò che proviamo?
      Ps non so se tu leggi me o io leggo te. Presenza preziosa. Penny

  15. Ti conosco da pochissime settimane eppure è come se fosse da sempre. Con tutte quelle domande a cui tenti faticosamente di dare una risposta ,perché le risposte sono sempre dentro di noi e noi ne avremo la consapevolezza quando saremo pronte per guardarle. Nel frattempo ti leggo e mi commuovo,per tutto quello che riesci a sfiorare con la delicatezza di chi ha sofferto e non con la presunzione di chi vuole solo elargire consigli,peraltro non richiesti. Ma qui si apre una voragine di dolore,di cui ti parlerò se un giorno riuscirò a superare l’ennesima conferma della superficialità umana. Ciao e,veramente,grazie di esistere

    • Ciao Federica, se vuoi, quando vuoi, puoi scrivermi privatamente qui: penny@sosdonne.com. Nel frattempo le domande fanno bene anche quelle che fanno male. Anche le voragini di dolore portano sempre qualcosa di buono, almeno questa è la mia esperienza. Ti abbraccio Penny

  16. Ciao a tutti… mi trovo in una situazione di profondo dolore… dopo 16 anni di matrimonio e due figli (16 e 13) sono arrivata a chiedere io la separazione in realtà era tanto che minacciavo di farlo. Lui è un uomo che usa cocaina e alcol per problemi di personalità. .. profondamente buono, ma immaturo e irresponsabile. Ho tentato in ogni modo di aiutarlo… sono rimasta senza soldi e senza lavoro. Lui non ammette i suoi problemi anzi dà a me la colpa di avergli rovinato la vita da quando l’ ho scoperto. I suoi genitori non di fidano di me e mi hanno abbandonata. Lui non parla nulla… io vorrei solo che si curasse per essere finalmente la bella persona nascosta… ma purtroppo il mio amore e il mio sacrificio non sono bastati. Davvero non so come farò ad affrontare una separazione. .. il dolore per i miei figli e per la famiglia che non sono riuscita a creare… mi distrugge e spero ogni minuto che lui si ravveda e che mi dica hai ragione. .. ho un problema e mi voglio salvare… ma purtroppo temo che non accadrà mai 🙁 grazie per aver letto…

    • Cara Nica, lo so che é difficile. Ma il primo passo é rinunciare all’idea di salvarlo.
      Ci salviamo da soli e se lui non riesce nessun altro potrá farlo.
      Salvati tu. Non hai fallito. Ci hai provato. É molto diverso. Forse, se tu lo lasci avrá la possibilitá di guardare in faccia il suo dolore. Incolpare te é crearsi un alibi. Ha bisogno di essere aiutato e non sei tu che lo deve fare ma una terapista. I tuoi ragazzi hanno bisogno di una madre che non butti via la sua vita e di qualcuno che li protegga dal problema del padre.
      Non confonderti con lui. E se puoi parla con una brava psicologa che ti sostenga. Io sono qui, nel frattempo, se hai bisogno.
      Penny.

  17. Le solite parole delle donne come lei che cercano la felicità e non si fermano neppure davanti al dolore dei figli. Ma è più importante la sua felicità piuttosto che quella delle figlie

      • E andiamo, viva l’egoismo. Quindi la soluzione per te sarebbe far ricadere tutto sull’ ex marito. Non importa se lui è affranto e sta male, come pure le figlie. Bella soluzione. Complimenti! IO davanti a TUTTO.
        La soluzione vera invece è il DIALOGO, non il divorzion. Parlare e parlare affinché TUTTI siano di nuovo felici e i problemi vengano appianati. Facile parlare a pancia piena vero Penny? tanto le figlie sono con te e non sei ridotta sul lastrico…..

  18. Ma stiamo scherzando? Ma davvero crede che una donna preferisca il divorzio e quindi avere la pancia piena, piena poi di che cosa?? Piena di amarezza e delusione ,,,
    Invece di parlare e cercare soluzioni meno drammatiche??
    L’amore finisce e questo è un dato di fatto, subentrano altri sentimenti, la stima per esempio,,, se finisce anche questa cari miei,,, siamo rovinati, la famiglia è rovinata, anche se non si divorzia, la famiglia senza rispetto e stima non è famiglia.
    Meglio un divorzio e felicità,,, anche se verrà dopo, anche se si farà attendere.
    Meglio vivere che sopravvivere, anche senza un soldo in tasca,,,

    • Grazie per aver risposto. Per me giornate difficili. Non ce la faccio. Ti abbraccio tanto per aver dato voce al mio pensiero. Penny

  19. Sono annichilito da quello che leggo. Voi sembrate non avere idea, in primo luogo, delle ferite inestinguibili che causate ai vostri figli. Vi stupite perché persone che vi amavano e che hanno creduto in voi vi vedono malvolentieri (io ho una ex moglie che tratto con rispetto e anche affetto, per quanto mi costi, ma se non fosse per i figli credo che non la vorrei più nella mia vita nemmeno per un secondo). Non vi importa di fare del male a figli e partner, pensate solo a voi stessi. Ho capito l’antifona quando ho letto la frase “noi abbiamo solo una responsabilità nella nostra vita, essere felici”. Il tripudio dell’edonismo e dell’egoismo. Le nostre responsabilità nella vita sono ben altre, ridurle alla soddisfazione di desideri primordiali e istintivi e prettamente autoreferenziali è segno di una drammatica immaturità sentimentale. La conseguenza è in un numero spropositato di matrimoni falliti spesso con figli scaraventati nel dolore – e voi non capite nemmeno quanto questo sia drammatico e quali conseguenze causi. Credete che i figli ne escano? Forse dovreste leggere le lettere di persone uscite da famiglie che si sono separate: l’80%, anche a decenni di distanza, mostra ferite profondissime e indelebili, e spesso anche conseguenze psicologiche e caratteriali gravi. Inoltre non capite come l’incapacità di crescere nel rapporto, di accettarne le differenti fasi e di evolversi anche nel ruolo comune di genitori indichi un’immaturità sentimentale tipica dei nostri tempi in cui tutto è usa-e-getta. Piena solidarietà a suo marito che, evidentemente, era più maturo di lei almeno da questo punto di vista. Mi dispiace solo che lui non possa leggere questo intervento, perché credo che potrebbe quantomeno farlo sentire meno solo.

    • Come posso ribattere? Sai tutto. Quello che sento e provo, e quello che provano tutte le donne come me. Sai che siamo madri egoiste e che i ragazzi avranno cicatrici indelebili. Caro Sandor, è per un uomo come te che ho scelto la felicità. Per quella certezza che non lascia spazio a nulla. Che non dà possibilità di dialogo perchè sa già tutto ciò che c’è da sapere. Che posso dire? Hai detto tutto tu. Non credo ci sia spazio per il mio pensiero. Penny

    • Buonasera signor Sandor, sa cosa ricordo del rapporto dei miei genitori? La distanza, l’astio,i silenzi e un bicchiere di vino gettato sul viso di mio padre da parte di mia madre durante una lite. Però sono rimasti insieme una vita perché così avevano l’anima in pace, loro pensavano di non averci fatto soffrire perché avevano accettato il tempo che passava, il rapporto che cambiava con esso, si trasformava come dice lei. E così con l’anima in pace sono arrivati alla separazione definitiva: mio padre è morto nel ’93 e mia madre, completamente persa nella disperazione per la sua scomparsa, non ha saputo reagire ed è sprofondata nella depressione. Ed io come figlia, quando sono stata felice veramente? MAI. Eppure sono stati insieme un vita intera, non è questa la condizione sine qua non per essere una famiglia felice? Mi hanno fatto credere che amarsi vuol dire sopportarsi, ahimè che brutta parola «sopportarsi». Mi chiedo se sia questo che devono fare i genitori giusti, quelli che non si separano perché non sono egoisti, perché pensano al bene dei figli: stare insieme perché bisogna prima di tutto salvare l’istituzione del matrimonio anche se poi non resta niente a parte un album di fotografie con abiti fuori moda e un bouquet rinsecchito nell’armadio. E i sentimenti? Pensa davvero che salvare un matrimonio a tutti i costi sia il modo di preservare il benessere dei figli? Io da adulta ,guardandomi mentre percorrevo la strada , l’unica che conoscessi, quella già percorsa dai miei genitori, mi sono interrogata e ancora mi interrogo:i figli sono protetti dal dolore se i loro genitori stanno insieme nonostante tutto? Nonostante l’amore che è finito e soprattutto nonostante la gioia che finisce, perché i figli lo sentono che la gioia non c’è più e quella è la ferita che resta, quello è l’imprinting con cui crescono e con cui si approcceranno alla vita adulta. Una vita senza gioia in cui la coppia non è una risorsa ma è un’ancora a cui aggrapparsi, in cui si prende tutto ma non si può dare niente , perché si delega all’altro la missione di fare felici noi; missione così assurda da risultare fallita prima ancora di cominciare. I figli soffrono quando i genitori soffrono. I figli ridono quando i genitori ridono. E se non ridono più insieme questi poveri genitori, almeno cerchiamo di non farli sentire delle merde per le loro scelte che sono sempre dolorose, perché nel post di Penny io leggo il dolore e il tormento e no, proprio no, l’egoismo ,l’edonismo o la superficialità. Buonanotte

      • Brava Federica …ho letto la tua risposta e sono pienamente d’accordo, è come limitare al minimo i danni di una separazione mentre restare in famiglia in modo sterile senza amore, senza rispetto, senza serenità è molto peggio, ma……vallo a raccontare a mia figlia che nonostante i suoi 37 anni e due figli piccoli m’ha ridotta uno straccio, uno zerbino per come mi tratta. Io non ho certezze ma sono più che convinta che è lo scotto che mi vuole far pagare per la separazione avvenuta oltre 30 anni fa !!!!! Ma a questo stillicidio, proprio oggi ho detto basta ma io so che è solo l’inizio della mia fine ….come può una mamma sopravvivere sapendo che sua figlia la odia??? come???? vorrei solo non svegliarmi più….

      • Una figlia quando odia sua madre ha bisogno di risolversi delle cose. Di vedere in te la cattiva per poter salvare se stessa. Tu non disperare. Bussa ogni tanto. Tornano. Quasi sempre e se non succederà per lo meno ci avrai provato. Ti abbraccio. Penny

  20. Caro Sandor, credo che se non fosse per figli tantissime donne non vorrebbero più avere a che fare con uomini come te, io sarei la prima, anche da separati si subisce un giudizio così pesante da cercare solo di annientare l’altro.
    La separazione non è una guerra, ma una via di fuga, tante volte, devi cercare di superare il tuo lutto, la fine del tuo matrimonio, devi cercare di amare il prossimo, perdonarlo ma prima incomincia da te, perdonati.
    La vita va avanti, e con amore è ancora più bella!
    Buona domenica.

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