Abbiamo tutti un’idea di famiglia.

Alcuni rimangono attaccati all’idea di famiglia integra per sempre e non si spostano da lì, qualsiasi cosa succeda.

Altri trattano quella zona grigia che sta tra i desideri personali e la disapprovazione di un padre, di una madre, di un marito o di una moglie.

E lo fanno per tutta la vita.

Ma, nessun altro a parte noi può stabilire il modo in cui facciamo parte della nostra famiglia. A volte sono continui armistizi.

E dovremmo cercare il nostro destino familiare con forza, non realizzare quello di altri. Qualcuno ce lo deve dire.

Ne abbiamo diritto. Al di là dei ruoli che ci sono stati proposti, ciò che ci viene chiesto. E ciò, che spesso, ci auto imponiamo.

È quel destino a cui dobbiamo protendere. Il nostro.

E ricercare con coraggio gli intrecci tra quello che altri si aspettano da noi, e ciò che siamo veramente.

Tra il nostro passato e il nostro presente.

E se non siamo ciò che gli altri si aspettano continuare a guardare lontano, fuori dalla finestra, e tenere la testa alta.

Perchè la sfida a riconciliarci con le nostre famiglie non sarà di un giorno, un mese, un anno. Ma di una vita intera.

E, a volte, non ci basterà nemmeno quella.

Siate magnanimi con voi stessi. E con le vostre famiglie. Si fa quello che si può, e spesso si sbaglia.

Ma siamo un caos cosmico da cui tutto parte. E le nostre famiglie hanno in sè qualcosa di così imperfetto da risultare meraviglioso.

Non dimentichiamoci mai che le forze che provocano la frammentazione o la rottura della famiglia, sono le stesse che ci costringono a rimettere insieme i pezzi.

E sono quelle che ci salvano. A volte, proprio da noi stessi.

 

 

 

14 comments on “La famiglia. E poi ci siamo noi.”

  1. Ho sempre pensato che la mia famiglia non fosse come le altre. Non ricordo mai di aver abbracciato ne mio padre ne mia madre ne mio fratello. Al massimo i baci in guancia per gli auguri. Mio padre richiedeva abbracci e baci ma ho sempre pensato che fosse una cosa di facciata. Ricordo che lo faceva davanti agli amici come per far vedere agli altri che ci volevamo bene. Mio padre e mio fratello litigano da quando li conosco . A pranzo litigano e la sera come nulla fosse. Ho sempre pensato che non si volessero bene veramente finché un giorno ho visto la disperazione negli occhi di mio padre quando mio fratello si era perso in mare durante una tempesta. Sono state ore infinite quasi 20 ore prina di rivederlo tornare a nuoto. Mio padre era agitato faceva avanti e indietro e chiamava la guardia costiera. Io ero piccolo e non mi rendevo bene conto. In quel momento ho capito che mio padre voleva bene a mio fratello e mi sono anche sentito un idiota per aver pensato il contrario.

    • È che loro, i nostri genitori, sanno amare in un modo che magari, per noi, non è quello giusto. Ma conoscono quello, e sono imperfetti. Sono nostro padre e nostra madre. Questo è. Un caro saluto Penny
      Ps e non sei stato un idota a pensarlo…

  2. La mia famiglia è stata mio padre, con mia madre ho sempre avuto un rapporto conflittuale, sentivo che amava più sua sorella che me. Poi quando ci ha lasciati, per anni, ho convissuto con un indicibile senso di colpa…non so ancora spiegarmelo. Quello di buono che c’è in me lo devo al mio papà, alla sua grande umanità, al suo essere madre e padre, medico tra i poveri e per i poveri.
    Il senso di famiglia me lo ha insegnato lui e ho cercato di essere con i miei figli come lui è stato con me, una roccia e un esempio di costante di sani principi e tanti abbracci e baci e conferme di amore… Grazie papà, ovunque tu sia…

  3. Io penso che la famiglia sia la cosa più bella che la vita ci abbia donato: come hai detto tu penny esistono famiglie nelle quali si litiga, ma se si tenesse sempre a mente che siamo legati dallo stesso sangue, dallo stesso nome, forse si riuscirebbe a mettere da parte l’orgoglio in certe situazioni e pensare di più a questo valore che con il tempo sta sparendo !

  4. Temo che il legame di sangue non basti…ci vorrebbe anche un legame d’anima, e quando manca quello si è costretti a trovare una famiglia in se stessi e nelle cose che ci aiutano ad essere tali. Questo ovviamente senza togliere amore alla famiglia in cui ci siamo trovati a vivere.

    Dicono che si arriva, si nasce, in una certa famiglia per imparare determinate lezioni: per quel che mi riguarda io non ho capito ancora bene quali, se non che non desideravo essere così, talmente eravamo e ancora siamo diversi, per non dire opposti. Può darsi che l’amore sia una cosa e la comprensione un’altra…forse. La diversità d’anima è una lezione, sicuramente, ma quando la si apprende (la si riconosce) da piccoli è parecchio dura e molto spesso finisci dietro alla lavagna della vita.
    Ti trovi a parlare una lingua completamente diversa, ti sforzi di comprendere quella altrui ma crescendo ti rendi conto che nessuno di quelli che ami è disposto ad imparare la tua. E non è confortante né confortevole. Allora ti limiti a dare quello che ti chiedono senza aspettarti nulla di quel poco che vorresti , un abbraccio, un sorriso, un incoraggiamento, una parola buona… cose che sono sempre state l’equivalente del chiedere la luna. Forse la lezione sta nello smettere di chiedere l’elemosina.

    PS. ero iscritta al tuo blog ma, misteri di WordPress, ho scoperto di non esserlo più: ecco perché non mi arrivavano più i tuoi post via mail. 🙁 Ho rimediato ora. Un abbraccio, mia concittadina. 🙂

    • Sono contenta che mi tu mi abbia ritrovato. A volte dobbiamo farci famiglia di noi stessi. Secondo me, alla fine, dovremmo accettare il debito simbolico che ci lega alla famiglia, ma nello stesso tempo superarlo.
      Quando penso a mia madre e mio padre, avrei voluto essere amata diversamente. Avrei voluto, ma loro hanno fatto quello di cui erano capaci. Mi hanno amato? Credo di sì. Forse è lì che dovremmo arrivare o forse riappacificarci con la nostra famiglia è un lavoro che dura tutta una vita. Grazie di stare con me. Penny

  5. Sono approdata qui per caso e penso che tornerò a rileggerti. Casa, o famiglia, sono anche le parole che suonano vicine, che hanno un senso, le storie vere, la lotta quotidiana. Grazie Penny.

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