Ieri sono andata a farmi un controllo, mammografia ed ecografia al seno, l’anno scorso mi hanno asportato un fibroma piuttosto grande. Mentre mi slacciavo il reggiseno pensavo a quel mio corpo che ho sempre fatto fatica ad accettare, quella pancia che non mi piace, che vorrei piatta, e mille altri difetti su cui ho concentrato quasi ogni momento della mia vita. La lotta continua con la bilancia. Alla mia stoltezza.

Mentre mi slacciavo il reggiseno, chiusa in quel camerino, con l’infermiera che mi chiedeva nome, cognome e data di nascita, pensavo al fatto che basta davvero un attimo perché la vita cambi. Le prospettive diventino altre. La terra si sollevi.

Basta lo sguardo di un uomo o una donna come te che stanno facendo il loro mestiere, che scorgano qualcosa, una piccola pallina, una sporgenza. E la tua vita assume un tempo nuovo. Pieno di paura, che ha bisogno di  molto coraggio.

Ho lasciato che mi strizzassero, che mi palpassero  e che guardassero nel monitor con attenzione. E ho aspettato.

Mi sono rivestita, il mio seno stava bene, io stavo bene. La vita era lì, sempre uguale, sempre la stessa. Ero grata.

Mentre ero nel camerino mi sono venute in mente le immagini delle mie figlie. La grande preoccupata del latino e del greco, la piccola di non essere abbastanza brava.

Ho pensato a quello che erano, alle preoccupazioni che si portano dietro come fossero pesi insostenibili. Sarebbe bastata una pallina per cambiare me e loro.

Ci saremmo considerati doni preziosi, ci saremmo abbracciate, e avremmo avuto paura di perdere tutto quello che conta.

E mi sono chiesta cosa ci impedisce di farlo tutti i giorni, e cosa mi impedisce di guardarle per quello che sono, e non per quello che fanno.

E perché le richiamo continuamente a paragoni con il mondo e una normalità che è pura follia. Se avessi paura di morire vorrei solo che fossero felici. E vorrei che fossero persone buone.

Lo so che non è il migliore degli inizi per una giornata, ma avevo bisogno di fermare due pensieri.

Il primo che dobbiamo guardarci intorno e dare valore alla vita nella sua essenza, e chiedere ai nostri figli di fare altrettanto (e per figli intendo anche i figli degli altri, i ragazzi che incontriamo, gli alunni , i figli di amici…).

Il secondo pensiero va a tutte quelle persone che stanno lottando o convivendo con i demoni della malattia. Che hanno una prospettiva difficile con cui fare i conti. Per cui la paura fa parte del percorso, e la vita è un dono prezioso. E forse in qualche modo stanno vivendo davvero. A loro mi sento vicina.

A tutti auguro di guardare le cose, almeno per oggi, nel loro valore di cose, e le persone nel loro valore di persone. L’unico motivo per cui ha senso rimanere qui, e resistere, sono gli altri. Quelli che amiamo.

E allora il cielo sarà sopra di noi, la terra ci sosterrà, e la vita riprenderà il suo corso.  È necessario celebrarla questa vita, è l’unica che abbiamo, non ci è dato replicarla; anche per chi, in ogni momento sta rischiando di perderla.

Che sia una giornata speciale per tutti voi. Un abbraccio Penny.

 

27 comments on “Prospettive.”

  1. Quando sei in quel camerino vengono mille paure e quando esco e il controllo e’ andato bene… penso a quella donna seduta accanto a me che e’ stata richiamata… poi mia cognata due anni fa alla vigilia della festa per i 50 anni… ora sta bene. Ha affrontato tutto con la Fede e la Grazia, come una chiamata del Signore, una prova… e ha superato il momento duro. Una persona piena d’amore. Ogni sera aveva 20 persone in visita oltre alla sua famiglia, ma non conoscenti ma amici da cui era amata e che lei era amata. Le sue prime parole sono state meglio a me che ai miei familiari…
    E’ stata per me una grande lezione d’Amore e di Fede (certo io non sono cosi’ credente) ciao 🙂

  2. Mi hai coinvolta, emozionata e commossa.. dovremmo stamparci queste tue riflessioni, così sentite e vere, e ricordarcene ogni giorno, come la Bibbia, come il navigatore della nostra giornata, delle nostre scelte, dei nostri passi.
    Grazie, davvero. Di cuore.
    Buona giornata di Vita! 🙂

    P.S. Ti sono davvero grata e sono felice di averti incrociata sul mio cammino.. filo impalpabile ed evanescente ma di notevole peso specifico! 🙂

  3. Perché fin quando non ci manca è tutto dovuto e tutto così scontato. Siamo così arroganti su questo. Poi basta un attimo e tutto cambia per sempre. Io non credo, non prego, mi affido a chi? Me stessa, i miei cari. Come si fa ad avere abbastanza forza? Penso crollerei. Ogni tanto ringrazio chi amo, dico “menomale che ci sei”, poi magari l’attimo dopo mi incazzo per un nonnulla. È la vita. Un abbraccio

    • Il bimbo di mia figlia è nato con 9 ostruzioni intestinali,a 3 giorni di vita gli hanno asportato 20cm di intestino, 5 ore di intervento… É stato ricoverato 3 mesi, nella sua culletta di ospedale con la sua mamma vicino, ci ha dato una grande lezione di vita. Nonostante tante complicazioni,
      pieno di tubi, con la sua sacchettina sulla pancia e un po’ di trasfusioni, ha lottato tra la vita e la morte per 2 mesi. Il nostro guerriero, dopo il secondo intervento, (altre 6 ore in sala operatoria), di congiungimento delle 2 parti dell’intestino, pian piano è migliorato ed oggi a 16 mesi è un bimbo sano, sereno e felice con i suoi genitori. Perché scrivo questo? Per dire a tutti che c’è sempre una speranza, che il dolore può lasciare spazio alla speranza, che la mia doppia disperazione di nonna e mamma, non mi ha mai per un attimo fatta crollare, ho sempre creduto nel miracolo anche quando tanti altri piccoli angioletti se ne andavano… Certo non per tutti c’É il miracolo, non tutti sorridono dopo brutte malattie e questo mi rattrista e mi fa sentire impotente… Vorrei che non si soffrire più, vorrei poter far qualcosa per ogni persona che non ha speranza…

      • Continua a raccontare che la speranza esiste. È un piccolo di 16 mesi che cammina e cresce nelle vostre vite. Grazie per aver scritto vi abbraccio tanto. Penny

  4. Il bimbo di mia figlia è nato con 9 ostruzioni intestinali,a 3 giorni di vita gli hanno asportato 20cm di intestino, 5 ore di intervento… É stato ricoverato 3 mesi, nella sua culletta di ospedale con la sua mamma vicino, ci ha dato una grande lezione di vita. Nonostante tante complicazioni,
    pieno di tubi, con la sua sacchettina sulla pancia e un po’ di trasfusioni, ha lottato tra la vita e la morte per 2 mesi. Il nostro guerriero, dopo il secondo intervento, (altre 6 ore in sala operatoria), di congiungimento delle 2 parti dell’intestino, pian piano è migliorato ed oggi a 16 mesi è un bimbo sano, sereno e felice con i suoi genitori. Perché scrivo questo? Per dire a tutti che c’è sempre una speranza, che il dolore può lasciare spazio alla speranza, che la mia doppia disperazione di nonna e mamma, non mi ha mai per un attimo fatta crollare, ho sempre creduto nel miracolo anche quando tanti altri piccoli angioletti se ne andavano… Certo non per tutti c’É il miracolo, non tutti sorridono dopo brutte malattie e questo mi rattrista e mi fa sentire impotente… Vorrei che non si soffrire più, vorrei poter far qualcosa per ogni persona che non ha speranza…

  5. Eh quelle maledette paure… quelle diagnosi che ti gelano il sangue nelle vene, che ti fanno temere di perdere tutto in un nanosecondo, che ti distruggono le certezze.
    mia mamma mastectomia radicale da un lato, mia zia (sua sorella) bilaterale a 25 anni di distanza l’uno dall’altro, la loro mamma (mia nonna) anche lei, morta poi per metastasi ai polmoni… chissà, forse il maledetto gene BRCA1.
    O quando mio padre morì sotto i ferri durante un intervento programmato per la riparazione di un aneurisma dell’arco aortico, e io che allora credevo che la medicina potesse tutto, invece mi crollò il mondo addosso.
    Basta veramente poco per passare da un mondo all’opposto…

    • Basta poco, mio padre è mancato in un attimo a 68 anni, non l’ho nemmeno salutato. Bisogna celebrarla questa vita, anche se, a volte, non la capiamo, tenendo presente che basta poco. Basta niente e siamo cenere. Buona giornata.

  6. Mi hai fatto piangere…
    Ho 20 anni e un pò di tempo fa anche io ho avuto un nodulino al seno… ho scoperto poi che avendo il seno fibrocistico ed essendoci stati casi recenti in famiglia come mia nonna… sono in perenne rischio e che quel nodulino era normale se non ingrandiva… dovrei palparmi ma me lo scordo ho forse ho talmente tanta paura che il mio subconcio fa in modo di farmelo scordare… non sono ancora tornata dal medico ma so che mi toccherà… è che mi fa troppa paura… e se mi dicessero che ce l’ho e se fosse cresciuto e dovessi rimanere senza un seno a 20 anni?,,, è una cosa di cui non ho parlato a nessuno… non volevo preoccupare i miei ma vorrei tanto qualcuno con me a varcare quella soglia dal medico perchè non ho quasi mai il coraggio.. vado nel panico più totale… non so era per sfogarmi… grazie.

    • Il seno fibrocistico è da tenere sotto controllo. Hai 20 anni e sono sicura che vada tutto bene, ma proprio perché hai 20 anni non mettere la testa sotto la sabbia, vai e prendi coraggio. Quel coraggio ti serve non solo per affrontare quella porta, ma la vita, in ogni occasione. Avere coraggio non vuol dire non avere paura, tutt’altro! Reggiti quella paura. Fallo per te. Ti abbraccio. Fammi sapere Penny

  7. Dare valore alla vita.
    Pensiamo di avere delle priorità,indiscutibili.
    Abbiamo una scala di valori che non tiene conto della vita stessa.
    Quando mio figlio ha deciso che non sarebbe più andato a scuola,mi è crollato il mondo addosso,ho smesso di respirare,ho sentito su di me il suo fallimento .Un dolore così forte da togliermi la gioia di vivere!Mi sono trascinata dai suoi professori,per cercare un aiuto,un consiglio,un sostegno.Il figlio chiuso in camera da tre giorni,il marito chiuso nel reparto psichiatrico……mi sono trascinata con il cuore gonfio di dolore e paura .La risposta :Signora,suo figlio ha le mani!Lo mandi a zappare”.
    Mi sono alzata senza salutare,sono tornata a casa e ho detto a mio figlio:”Non mi importa,fai come vuoi,sii felice!”Tutti abbiamo diritto a vivere al meglio questa unica vita ed ognuno in modo diverso.

    • Quanta verità nelle tue parole. A volte siamo così preoccupati di quello che si aspetta il mondo da noi e dai nostri figli che ci sfuggono le cose importanti. Quella richiesta sociale che ci schiaccia e ci vuole tutti uguali. Sulla terra c’è bisogno di menti, di braccia, di mani e non è detto che la scuola assolva a un compito piuttosto che a un altro. Chi lo dice? Chi siamo noi per giudicare? A volte, ci allontana dal sapere, e ci confonde. Grazie come sempre Pupella per la tua storia.

  8. “Prospettive”: mi fai subito venire in mente un mio post dal titolo simile, dal contenuto fratello (te lo riporto sotto)… Un tizio di cui non ricordo il nome, impara a vivere pienamente dopo una grande malattia. Dice: “Mi chiedo come sarebbe stata la mia vita se avessi vissuto sempre con questa consapevolezza”. La verità è che siamo egocentrici. Il che non è un male, è anche sopravvivenza: se fossimo scossi da ogni male altrui il pianeta sarebbe ancora più moribondo. Per questo, finché non tocca noi personalmente, finché il fulmine non cade sui nostri piedi o appena accanto, noi barcolliamo, piangiamo, ci straziamo. Ma torniamo comunque, irrimediabilmente, nella posizione iniziale della nostra presunta “normalità”. E’ anche di questo, che parlo nel post http://www.pensierirotondi.com/la-prospettiva-dei-giorni/

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