Quando ero piccola stavo sempre in ultima fila, per via dell’altezza, di cui spesso mi sono fatta un cruccio.

Ero grande, e avrei voluto essere minuta. Una di quelle ragazzine che piacciono perché i ragazzi sentono di poterle proteggere. Invece in quarta elementare mi sono venute le mestruazioni e le tette mi sono cresciute e dismisura.

Ero pigra, dicevano i professori. Svogliata e sempre pronta alla chiacchiera. Un elefante in una cristalleria, diceva mia madre. E se lei mi guardava le cose mi cadevano dalle mani come una fattura.

In fondo siamo quello che gli altri si aspettano da noi; a volte, basterebbe davvero cambiare prospettiva, avere occhi nuovi che ci guardino, soprattutto quando siamo piccoli.

Ero generosa, questo nessuno me lo diceva, ma io lo so. Come so che non mi sono mai piaciuta, e ci ho messo davvero tanto a volermi un po’ di bene.

Forse per questo quando sono in classe o con le mie girls sto in campana. Cerco di non dimenticare l’effetto che i giudizi hanno avuto su di me. Cerco di pensare che quello che sono è anche grazie a quello che sono stata. Una bambina un po’ goffa che non era il massimo a scuola.

Ricordo alle mie figlie che c’è tempo per cambiare sempre, se lo si vuole, ma quello che siamo è ciò che dobbiamo amare.

Ho imparato a concedermi delle cose e  a non sentirmi stupida. A guardare le commedie romantiche e piangere, a ingozzarmi di cioccolata, ogni tanto; a comprarmi l’ennesima borsa (per le borse ho una specie di fissazione) ad avere pensieri non proprio in bolla, a dire quello che penso, a prendermi un calmante prima degli incontri in tribunale. A concedermi di essere mancante.

Ho imparato che si deve partire dalle debolezze e non necessariamente per sconfiggerle, ma per farci i conti. E se ci pensate, spesso, il nostro peggior difetto è anche il nostro miglior pregio.

Ho imparato che i bambini possono essere goffi, ultimi, penultimi e poi non esserlo più. E anche noi possiamo essere ultimi e penultimi e poi non esserlo più. Persino infelici, sclerati e fuori fase. Ma esiste sempre una possibilità, anche quando non la vediamo. Dobbiamo solo pensare che c’è, nascosta in qualche angolino e prima o poi la scoveremo.

Ci sta solo aspettando. Aspetta noi. Abbiate fiducia nel tempo, nella vita, in voi stessi.

2 comments on “Sono una di quelle bambine paffute.”

  1. Mi piace la parte del tuo racconto in cui parli di una possibilità che c’è sempre, anche se nascosta. È come concedersi un’altra chance, credere che, in fondo, è più che umano sbagliare, e altrettanto vitale riprovarci.

    • Io so che sono cresciuta con un’idea di me che mi rimandavano gli altri. Ci ho messo davvero tanto tempo per scrollarmela di dosso. Ora sono più consapevole di ciò che desidero. E comunque sì, penso che ci sia una possibilità per tutti, sempre. Un abbraccio Silvia. Grazie per esserci.

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