Ogni tanto devo ricucire il mio cuore. E non solo il mio. Anche quello delle mie figlie.

Oggi sono andata a scuola della girl piccola.

La professoressa di italiano, una donna illuminata, ha chiesto a noi genitori di scrivere delle lettere sul rapporto con i nostri figli e ai ragazzi sul rapporto con noi.

Ha messo insieme le lettere rendendole anonime e le ha lette davanti a tutti.

Noi genitori eravamo seduti in semicerchio davanti alla professoressa. I ragazzi sui banchi dietro. La girl era alle mie spalle.

La professoressa ha iniziato a leggere i pensieri dei ragazzi e quando è arrivata la parte scritta da lei l’ho riconosciuta subito.

Questo è quello che ha scritto:

Non ricordo tanto di quando stavamo tutti e quattro insieme. Ero piccola avevo solo quattro anni ma sono sicura che eravamo una bella famiglia e ci volevamo bene. Mi ricordo bene le vostre litigate è stato un periodo bruttissimo e meno male che è finito ma intanto adesso non è molto meglio. Vorrei aggiustarla sta cosa ma non credo sia possibile anche perché siete uno contro laltro sempre”.

Ho ascoltato. E ho pianto. Singhiozzato è il termine più appropriato. Di fronte agli altri genitori e ai ragazzi.

Ho pianto per quello che non sono riuscita ad essere. Perché continuo a domandarmi dove potevo mediare di piú, quali sono le responsabilitá.

Ho pianto perché so che a far soffrire le mie figlie non é stata la separazione, quanto l’uso che ne abbiamo fatto.

E nonostante ci abbia provato, non ho salvato il padre, quindi, ai loro occhi sono responsabile tanto quanto.

Ho pianto perché so che non avrei potuto mai sacrificare me stessa per dar loro una parvenza di felicitá. Volevo mostrargli quella vera.

E per farlo, le mie figlie hanno conosciuto la sofferenza con molto anticipo rispetto agli altri.

La girl piccola ricorda quella famiglia felice che non siamo stati. Se non rarissime volte.

Lei é cosí. Tende ad essere equa. A mediare. É intelligente e buona, anche se crede di essere una scarpa. Io invece ho molta fiducia nella persona che diventerá.

E credo le basterebbe un padre e una madre che si vogliano bene anche se non stanno piú insieme.

Ho pianto perché ero da sola ad ascoltare quelle parole. Il padre non c’era.

A chi di voi mi chiede quando scrivo di separazione: e i figli?

Sarebbe facile per me rispondere: tutto bene.

Invece questa é la mia storia. E credo quella di molti altri.

I figli sono conservatori e se potessero vorrebbero una madre e un padre sempre insieme. Come amano credere a Babbo Natale, al Paradiso e alle favole.

E soffrono.

Ma, per quanto mi riguarda, anche assumendomi il rischio di qualche imprecazione da chi si immola per la maternitá, io la mia felicitá non l’ ho barattata neanche per le mie figlie.

Credo, e solo il futuro mi dirá se ho ragione, che loro non avrebbero potuto essere felici comunque.

Avrebbero conosciuto un padre e una madre in mancanza d’amore credendo che di amore si trattasse.

Un’ ereditá che proprio non volevo lasciarle.

I Profeti dicono che i figli dei separati siano piú in grado di affrontare la vita con ció che comporta, piú capaci di reggere la sofferenza.

Non é una consolazione.

Una consolazione é stata quando la professoressa ha letto la mia di parte e la mia girl l’ha riconosciuta. Io e mia figlia per descrivere il nostro rapporto abbiamo usato la stessa parola: aggiustare.

Cosa possiamo aggiustare nella vita? Tante cose, ma altre no. Questo é un dato di fatto.

Mi ha preso il braccio e se lo è appoggiato sulle gambe, me lo ha accarezzato davanti ai suoi compagni, al suo fidanzatino, che le lanciava sguardi languidi, alla professoressa e agli altri genitori.

La girl ha continuato ad accarezzarmi per un tempo lunghissimo, come da piccola non voleva mollarmi la mano nel lettino. Aveva gli occhi lucidi e volti verso di me.

So che mi é grata per le parole e per quello che siamo. Nonostante la sofferenza.

Avrebbe potuto essere diverso. Tutto piú semplice.

Non le ho dato una famiglia felice. Ma questa é la nostra storia alla ricerca della felicitá. Una felicitá possibile.

Chissá che non sia una buona eredità.

Io lo spero tanto.

Penny

 

17 comments on “E i figli? Dopo la separazione abbiamo imparato a cucire i nostri cuori.”

  1. La vita e’ un divenire. E quella che al momento ci pare la scelta giusta si rivela poi avere dei problemi! L’importante e’ imparare da questi errori e lottare per diventare persone migliori. Una famiglia che urla non e’ la felicita’ per i figli. Una famiglia (o anche solo una sua parte) che fa di tutto per essere unita (la scena del braccio accarezzato che hai descritto e’ meravigliosa) crea radici profonde per le persone di domani. Buon week end. Un grande abbraccio e complimenti per la disegnatrice 😉

    • La disegnatrice rischia di buscarle un giorno sì e uno no…io cerco di sopravvivere non pensando troppo alla famiglia che avrei potuto dar loro. Immagino e voglio sperare di essere un luogo in cui si sentono a casa. Un punto interrogativo, ma non mollo e un po’ ci credo. Un abbraccio grande. Penny

  2. amica mia che dire….a parte che mi fai sempre piangere…..la vostra è una famiglia speciale….tu stai facendo di tutto per renderla tale….tvb

  3. Lo sai Penny, io sono stata figlia di genitori che sono rimasti insieme per il bene dei figli e perché è mancato quel coraggio… oggi ho capito e pago dei danni su di me pesanti, al tempo ero così presa a essere il bastone di mia madre, a capire come poter aggiustare le cose, a sognare più giorni felici e tranquilli, a sperare di avere due genitori, a sentirmi addosso questo desiderio e altro non era una rrsponsabilita di tenere in piedi una famiglia che non c era, dei genitori che non lo erano perché troppo occupati ad esprimire il loro non stare bene e a combattere. Alla fine sono scappata e di corsa. Ancora oggi quei ricordi mi fanno soffrire di un dolore buio e senza via di uscita. Un vuoto incolmabile, e una rabbia addomesticata. Ricorda hai dato e stai dando alle tue girl la possibilità di essere figlie e di avere una tranquillità nel cuore. Lo capiranno molto più in là, quando da grandi sapranno che con tutto il dolore del mondo un amore può finire, ma ci si rialza e che grande regalo tu abbia fatto a te e a loro. Anche mia figlia chiede, chiederà e il suo piccolo desiderio è quello di stare con mamma e papà, ma quando vedo la sua piccola serenità e possibilità di affrontare la sua vita da figlia nei confronti del mondo, so che tutto è sopportabile e questa è la strada giusta..e quando una madre sa prendersi cura del dolore di una figlio, e dargli una possibilità di essere sereno e costruirsi la sua felicità. Credimi non è poco, è essere genitori. Ti voglio bene.

  4. Che coraggio, complimenti! Io non so se è stata una buona idea quella della prof illuminata. Cioè, ritengo di no, di certo io non me la sarei sentita di espormi in quel modo. E per quanto riguarda i profeti, sono come i poeti della canzone: “[…] che strane creature, ogni volta che parlano è una truffa”. Ammiro il tuo ottimismo, a me non è andata così bene e non credo di poter andare avanti ancora per molto.

      • Sì, migliorata di molto, direi. Anche se qualche bizzarro “é” ogni tanto ci scappa, ma a un’inguaribile fiduciosa come te si perdona questo e altro. Smiles!

  5. Per me la consolazione è stata quando, tempo fa, il mio figlio più piccolo, in macchina tornando da una bella giornata fuori casa (nella casa di campagna del mio compagno, per inciso) faceva il “bilancio della sua vita” affermando che tutto sommato aveva avuto tutti giorni felici tranne uno… Tremando gli ho chiesto a quale giorno si riferisse (ricordando una terribile lite con il mio ex marito o l’annuncio della nostra separazione) e lui triste ma sereno ha detto: “il 26 gennaio 2015″… il giorno in cui è morta la nonna, mia madre… Ho pensato, beh allora qualcosa siamo riusciti a recuperare se quelle due occasioni non sono state neanche menzionate…
    Un abbraccio
    Stefania

  6. Leggendo questa lettera mi sono messa a piangere…credo che la mia di famiglia abbia le ore contate…e penso ai miei figli e al dolore che proveranno quando tra qualche giorno dovranno affrontare tutto questo.
    Cara Penny…dimmi che andrà tutto bene, che i figli supereranno la sofferenza e che non rimarrà un vuoto per sempre…ho tanta paura.
    Mi sento in colpa per non essere riusita a dare a loro una famiglia unita, per non essere riuscita a ricucire un rapporto perchè riprovarci mi ha fatto sentire ancora peggio, per non riuscire a restare a casa ed essere la moglie e la madre perfetta che tutti reclamano.
    Mi sono detta mille volte che per loro sarei dovuta restare, mettere in secondo piano la mia felicità…ma poi forse ha ragione la psicoterapeuta quando mi dice che a forza di accontentare tutti, la fiammella del mio sentire si sta spegnendo, che non è una questione di felicità ma di serenità.
    Lei dice che genitori sereni fanno figli sereni.
    Ma il mio senso di colpa mi schiaccia. E ho paura.
    Avrei voluto essere quella donna capace di restare a casa per loro ma non ce la faccio…sto male io, stanno male loro e sta male il mio compagno. Restare a casa per i figli…ma poi devi essere non solo mamma ma anche moglie e se quella persona che hai accanto non la riconosci più…ti senti ancora peggio, più vile e più succube.
    Non lo so se è giusto…so solo che non sono più io, non mi riconosco più….ma ora restare significherebbe per me calpestare ancora una volta quella dignità che non ho più: sarebbe confermare a chi mi sta intorno ed indirettamente ai miei figli che gli insulti e le offese alla fine addomesticano l’animale recalcitrante.
    Ricordarsi quello che si era fino a qualche tempo fa, con la convinzione che avrei dato tanto ai miei figli perchè tanto aveo da dare, e guardarsi ora allo specchio e trovarsi di fronte l’immagine di una persona sbiadita ed incapace di tutto, in balia di tutto e di tutti…fa male. Male per me e male per i miei figli.
    Vorrei fosse andata diversamente, vorrei essere stata in grado di fare altro per i miei figli…mi illudo che un giorno possano capire, che ci sia un insegnamento giusto da apprendere…
    Vorrei un briciolo della tua consapevolezza, della tua forza, della tua certezza…

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