Ve lo avevo detto che il mio bagno era grande come un ascensore microscopico. Di quelli che ci entri uno alla volta. Che non è poi così male, visto che noi donne nemmeno lì riusciamo a stare in pace. Che fare la cacca in certi tempi, per noi, è stato un lusso.

Che se dicevo: “Devo andare un attimo in bagno”, le mie girls bebè urlavano in coro: “Anch’io”. E poi volevano che le facessi saltellare sulle note di Faffallina bella bianca mentre ero già seduta sulla tavoletta . E mi veniva il mal di mare.

Spesso si mettevano sul vasino in mezzo alle mie gambe. Facevano la popò e mi dicevano: “Guadda. Ho finito”. Mollavano quella roba galleggiante (che non si capiva da chi fosse uscita tanto era grande), e se ne andavano trionfanti come mi avessero fatto il migliore dei regali.

Che un po’ un regalo lo è, quando iniziano a farla nel vasino. E noi li incensiamo, diciamo che sono bravi bravissimi e lo ripetiamo tipo tremila volte, che pensano di farla d’ oro e, a volte, lo pensano per sempre. E questo è un guaio.

Quando ero piccola, il bagno lo facevo a casa di mia nonna. A casa mia non c’era. Mi lavavano in una conchetta azzurra nel lavandino, di quelle che si comprano dal ferramenta, fino a quando sono cresciuta. Ma io sono cresciuta piuttosto in fretta. Mi ricordo la prima casa comprata dai miei (lui ferroviere, lei impiegata). Un mutuo durato una vita. Avevo 12 anni e mi sentivo una regina. Per via della vasca.

Quando ero sposata avevamo una casa abbastanza grande con due bagni. A cui avevamo tolto le chiavi. Casomai le bambine ci si chiudessero dentro. Uno piccolo blu e uno rosso con la vasca. Indovinate un po’ qual era il mio?

Ovviamente quello blu. Che a volte ci finivamo in tre con sta scusa delle femmine. E il bagno nella vasca, per me, era un’illusione.  Solo docce veloci velocissime. E se andavo a fare i miei bisogni le girls bussavano così forte che alla fine passava il momento. “Non disturbate la mamma” diceva la voce del mio ex marito dall’oltretomba che era come dire: continuate pure, ma io ve l’ho detto.

A volte, però, per unire l’utile (lavarle) alla disperazione (far passare il tempo), le infilavo con me nella vasca. Perché quando erano piccole, a me i pomeriggi sembravano interminabili.

La girl piccola per farsi il bagno voleva sempre la cuffia e gli occhialini e li metteva pure alla rovescia. Si incastrava e nuotava su di me e mi chiedeva: “Cos’è questo? cosa è quello? e perché tu non hai il piselletto e io sì?”. Perché lei credeva di averlo il pisello, ne era convinta. L’altra girl, dalla parte opposta giocava con le Barbie e il secchiello. Ogni tanto, incazzata, ne lanciava una perché non obbediva ai suoi ordini, ovviamente il pavimento, in men che non si dica, diventava un lago.  Ma andava tutto bene.

Uscivamo che sembrava il ritiro delle acque, io ero morta dal freddo. Stanca come se avessi attraversato l’Oceano a nuoto, ma loro erano felici. E soprattutto era arrivata l’ora di cena e dopo poco sarebbero andate a dormire.

Sulla tavoletta ho letto un sacco di storie alle mie figlie. Un libro c’è anche finito dentro, forse due. E ci ho anche pianto quando mi stavo separando.

Nel bagno ho fatto cose, quando volevo conoscermi e non sapevo chi ero.

Nel bagno una donna ci tiene i trucchi. Io no. Che non ci stanno. E ne ho due di numero, quindi li tengo nella borsetta.

Figurarsi fare sesso. Che intanto mi verrebbe il mal di schiena e mi si romperebbero le gambe. Che a me le posizioni strane non mi piacciono. E manco le conosco. E manco mi interessa. Che la vita ha già le sue complicazioni. E il sesso è meraviglioso quando si sta comodi nel corpo dell’altro.

Per fortuna le figlie crescono. Potremmo dire.

Quando sono arrivata in questa casa ho fatto il madornale errore di non chiudere la porta a chiave. Lo vedete com’è il mio bagno, non è che ti puoi tanto nascondere. Comunque, appena mi sono seduta sulla tavoletta, la girl bionda ha iniziato a chiamarmi. E, siccome, la conosco, urlo: “Non aprire, sono in bagno”. Come se non avesse sentito, spalanca la porta.

“Esci” le dico.

“Ti volevo dire…”.

“Esci. Chiudi la porta per cortesia” le chiedo sempre seduta nel cesso.

“Un attimo! Volevo sapere se…” insiste lei.

“Chiudi quella cazzo di porta!” urlo isterica. Perché se c’é una cosa che non sopporto e che mi guardino mentre faccio le mie cose, che alla fine non faccio piú niente. E poi la pancia mi si gonfia. E già la detesto abbastanza così.

Lei non molla, allora io mi alzo e faccio un metro con le mutande calate, in modoc he si decida a chiudere quella maledetta porta. Finalmente retrocede ed  esclama:” E va bene, chiudo. Mamma mia  come sei sclerata! Calmati”.

Ora non entra più. Io chiudo la porta con una specie di chiavistello, ma è una casa vecchia e loro ci provano. Spuntano dalla finestrella, quella che vedete nel video, che non volevo chiudere perché l’ho trovata così. E a me piace conservare, e far tornare le cose alle loro origini. Contengono una storia. E delle storie non posso proprio fare a meno.

Il bagno è il cuore di una casa, almeno per me.

É come la parte intima, quella che nascondiamo, che ci fa schifo a volte, e ci fa paura. Ma è anche il luogo della cura. L’acqua fa scivolare via, e rinnova. É il luogo del tempo. Il nostro, quello del corpo che cambia.

Mi è venuta questa voglia di farvi entrare. Forse perché credo che vedere le persone per ciò che sono nella quotidianità, aiuti. A sentirci simili.

E, ora, i miei amici mi prenderanno per il culo, e la girl è spuntata tre volte dalla finestra prima di riuscire a fare un video decente. Spuntava e mi diceva se ero pazza. Rideva e rideva. Mi inseguiva nel corridoio e per farla smettere le ho intimato che sarebbe finita nel video. 

Spero solo che colga il piacere della leggerezza, che di cose serie lei ne ha già passate abbastanza. E mi voglia bene per quello che sono.

Come si suol dire ci ho messo il bagno. Come una stanza tutta per me. Perché sul cesso si pensa. Si ragiona. Si progetta. Si legge. A volte, noi donne, ci viviamo in un sovraffollamento costante.

Si fa tutto lì dentro, tranne ciò che serve, come nella vita. E, in fondo, va bene così. Ognuno ha il bagno che si merita. Il mio è un ascensore. 

Ed è tutto detto!

Come sempre con affetto

Penny

2 comments on “Una stanza tutta per me, il cesso.”

  1. Certo che quando dici di voler condividere lo fai proprio al massimo delle aspettative!??mi hai fatto troppo ridere, grazie per la tua intima condivisione. P.S. hai una voce che proprio non mi aspettavo, dolcissima materna, accogliente, quasi bambina. Dai tuoi scritti a volte sei talmente critica con te stessa che la immaginavo diversa, più severa e impostata. Comunque è proprio bella!

    • Sai Federica che anche Silvia, la ragazza che ho conosciuto di Torino mi ha detto che mi immaginava più impostata. Come modi. Spero sia un bene. Ero molto in dubbio sul video, però poi è andata. Quella sono io. Penny

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