Per due giorni di seguito ho accompagnato la mia girl a ripetizioni, e mentre lei si faceva la sua ora di latino, io sono andata a scrivere alla Feltrinelli.

Mi sono presa una tisana alla frutta, dopo un caffè e una brioches (ovviamente) e ho aperto il computer.

Mi piace osservare, lo faccio da sempre, immagino la vita delle persone intorno a me, e costruisco ipotesi.

Secondo me, spesso, ci azzecco. Ma verso chi non conosco non posso avere la controprova.

Insomma, intorno al mio tavolino, c’erano altri cinque tavoli. In ognuno due o tre ragazzi con il libro aperto e quaderni sparsi qua e là. Facce strampalate di giovani incolti. I rimandati a settembre.

Alcuni probabilmente erano compagni di classe, altri facevano ripetizioni con ragazzi più grandi che frequentavano l’Università.

Ci davano dentro con formule e Kant. Li guardavo e pensavo: meno male che esistono!

Materia umana che si mette alla prova.

Lo so che loro farebbero a meno delle rimandature, invece, vederli lì, faticare un po’ (perché è sicuro che prima se la sono spassata) a prepararsi per un esame, andare davanti a un professore e superare uno scoglio. Beh!, non ci crederete, ma mi ha rassicurato.

E anche un sacco.

Allora ho pensato a me. Al fatto che avrei voluto fare una vacanza con assenza di peso, senza greco o latino in valigia, e che il peso è davvero solo nostro.

Loro se ne sbattono, e compresa l’antifona un anno, non si fanno fregare più.

Però, i giorni prima dell’esame ci danno dentro come matti e hanno il mal di pancia e l’agitazione. E il giorno dell’esame se la reggeranno questa ansia, se dio vuole, senza che gli teniamo su i pantaloni.

Per fortuna non possiamo entrare, perchè, secondo me, se ce lo permettessero staremmo nel banco con loro a girargli le pagine del vocabolario.

E lo so che ora siete lì. E magari gli avete fatto ripetere le ultime cose. E aspettate una telefonata: ‘ma, tutto bene.

Ieri un mio amico, di quelli a cui sono molto legata, rassicurava suo figlio prima della prova di matematica. Ha detto parole buone, di quelle che fanno stare bene i figli, ma li riportano alle responsabilità delle proprie azioni.

E questi sono momenti importanti che non potrebbero accadere se tutto andasse liscio. Parole che rimangono tra un padre e suo figlio.

E formano.

Come formano i professori. Quelli che non piacciono. Che magari sono anche ingiusti, a volte.

Che nella vita non è che abbiamo a che fare sempre con persone simpatiche. E nel lavoro, spesso, dobbiamo essere capaci di stare.

Ho pensato al ritrovarsi di quei ragazzi agli esami, e alla Feltrinelli prima. Ho pensato che tutti noi vorremmo tracciare delle strade dritte per i nostri figli e, invece, non c’è niente, come una strada storta che possa insegnare la vita.

Dovremmo non ostinarci più. Non coricarci sui libri al posto loro. Non rincorrerli per i compiti. Non contargli il tempo. Che intanto loro hanno la musica nelle orecchie. E non è questo che ricordaranno.

Nella semplificazione. Nell’eliminazione dei conflitti e delle fatiche perderanno tutto.

Ricorderanno le parole buone. Peró. Prima di ogni esame. E l’ansia. E mi auguro quello che studieranno.

Non dovremmo disperarci per una bocciatura, che un anno lo si perde comunque nell’arco della vita, per motivi diversi.

Il che non vuol dire fargli fare quello che vogliono, ma arriva un momento in cui devono sbatterci la faccia. E farlo da soli.

Se non li lasciamo fare gli unici barbari, mi sa che saremo noi. Bocciati a giugno. Altro che rimandati a settembre.

Ora la girl bionda sta facendo il suo scritto. Questo è un esame. E il latino c’entra poco.

C’entra la presa di coscienza di come sarà capace si reggere l’ansia, la frustrazione. Uno sguardo che le incute timore. Un’ingiustizia.

Questo è un allenamento. Anche per noi genitori, a non perdere la nostra genitorialità e a non spianare la strada. Che più è dissestata, piena di buchi, in cui inciampare un po’, salite e discese, più, è probabile, sarà bella.

Penny

6 comments on “I rimandati. Quei barbari incolti.”

  1. Ma perché la telefonata post esame dovrebbe essere solo:”Ma,tutto bene!” E non come nel mio caso “papà tutto bene!” Visto che questa settimana sono qui io con lui che fa ripetizioni mentre la mamma e in vacanza?

    • Caro Paolo, visto che sono donna non mi veniva da scrivere ‘pa. Però se hai letto con attenzione ho parlato del rapporto importante tra un padre( mio grande amico) e suo figlio. Sei arrabbiato con (immagino) la tua ex moglie perché è in vacanza? Penny

      • Io ho fatto tutto il possibile affinché fosse serena. Le ho lasciato una casa grande,estinto il mutuo e tutti i mesi le do 2500 euro al mese facendo dei sacrifici. Passo più tempo possibile con i miei figli e nonostante questo lei ha ancora così tanto rancore nei miei confronti che è quasi inimmaginabile. Cosa possa fare di più? Ad una sua amica ha confessato che la cosa più brutta della separazione è che mi vede felice. E io cosa dovrei fare, Penny? Essere triste? Piangermi addosso?. No, mi rimbocco le mani, mi sveglio presto, lavoro, cerco di guadagnare soldi per poter permettere ai miei figli una vita tranquilla. E soprattutto cerco di essere un buon padre. Lo sono? Onestamente non lo so perché magari sono troppo duro con Dario e Carolina ma cerco di dare regole, di dirgli che nella vita nessuno, tranne i genitori, gli regalerà qualcosa. Che per ottenere qualcosa devono meritarselo. Cerco di educarli allo stesso modo, all’indipendenza, al saper stare da soli.
        Non sono arrabbiato con la mia ex moglie da almeno 5 anni ma mi domando perché lei lo sia così tanto con me…..

      • Caro Paolo mi sa che il problema non sia più tuo. La sua rabbia è un problema che deve gestirsi lei, e se non lo fa, di certo tu non la puoi salvare. Perché non salviamo nessuno se non noi stessi. E per i figli facciamo quello che possiamo. Io ho fiducia che con il tempo capiranno e se non succederà almeno abbiamo fatto il possibile. Grazie per i tuoi contributi sempre preziosi. Penny

  2. cara Penny io sono stata una madre ansiosa in maniera patologica: Ho accudito i bisogni primari deii miei figli ma purtroppo non sono stata capace a renderli indipendenti. Mi ci è voluta una vita per imparare e anch’io ho dovuto dare le mie testate. ora quando mie figlia manda la sua bambina a prendere la posta la guardo ammirata e incuriosita: Come avrà fatto con una madre come me a dare l’indipendenza in un modo così naturale a sua figlia? Ciao Penny a presto.

    • Perché i figli imparano anche per opposizione. Mia madre e mio padre erano abbastanza simbiotici, io ho sofferto, e ho cercato la mia autonomia molto presto. Diciamo che non sono stata bene ma nello stesso tempo mi hanno dato la forza per riuscire a reagire alle situazioni difficili. Quindi puoi prenderti il merito e sentirti fiera di te, nonostante tutto. Cara Gianna un abbraccio grande. penny

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