L’altro giorno sulla pagina facebook c’è stata una piccola polemica sull’articolo “Una stanza tutta per me: il cesso”.

Una di voi mi ha detto che sono stata volgare nei contenuti e in modo particolare con la parola: cagare. E siccome io sono una che ci pensa a quello che le dicono gli altri, e non penso mai di avere ragione, mi sono fatta delle domande.

A lei ho già risposto come la penso, però, siccome le cose tornano sempre, è capitato che ieri sono stata trascinata al Museo del ‘900 a Milano e abbia fatto dei collegamenti con quello che è successo.

Il  mio compagno mi ha accompagnato a fare una cosa importante che a momento debito vi dirò e quindi, il pomeriggio l’ho dedicato a lui e ai suoi interessi. Che poi l’arte mi piace tantissimo, ma non ci capisco un tubo.

Insomma quasi alla fine della visita incappo in questo barattolino, mi avvicino e leggo: MERDA D’ARTISTA. E scopro che un certo Piero Manzoni nel 1961 ha messo la sua merda in questa scatoletta. Sigillò 90 barattoli di latta identici a quelli per la carne in scatola. Contenuto netto gr. 30. Conservata al naturale. Ed il valore di ciascuno di loro è stimato intorno ai 70 000 euro, prezzo assai superiore a quello fissato dall’autore. Un collezionista privato si è aggiudicato uno degli esemplari il 6 dicembre 2016 a Milano da Il Ponte Casa d’Aste per 220.000 euro.

Provoco lo so, non me ne voglia chi ha polemizzato. Gioco con le parole, e con i miei pensieri, io che non sono un’artista.

Questa bella scatolina mi ha fatto pensare che nella vita avrei mandato volentieri la mia merda secca inscatolata a chi mi ha offeso.

A chi mi ha ferita.

A chi mi ha detto che non ce l’avrei fatta.

A chi ha cercato di affossarmi invece di aiutarmi a salire in superficie.

Ai: te l’avevo detto. Ai: non sei in grado di tenerti un marito. Ai: nell’amore bisogna sacrificarsi. Ai: dove lo trovi un altro così?. Ai: rimarrai sola. Ai: la passione finisce rimane l’amore.

Che a suon di tenersi le cose ci si ammala. A suon dire sì, annuire, far finta di, viviamo una vita che non è più la nostra. Che ci fa stare male malissimo ma non abbiamo il coraggio di dirlo.

In nome di assiomi certificati dalla società. A cui ora mi verrebbe da dire: “Cavoli!, potevate raccontarmi la verità, che le bugie hanno le gambe corte. Vi mando un po’ una scatoletta che ve la meritate tutta”.

E voglio usare le parolacce, ogni tanto, almeno qui, luogo di libertà per me. Che intanto non riesco a imprecare diversamente, e quando lo faccio, la cosa poi finisce lì.

Che se tengo le emozioni sedimentano, diventano montagne e chi poi le butta giù.

No grazie, già sperimentato una volta, anni e anni di balle raccontate a me stessa, e ne ho pagato le conseguenze anche molto care.

E, a me, questo Piero Manzoni, mi è sembrato un genio, ha anche chiuso il suo respiro in un palloncino, messo la sua impronta su un uovo sodo. Peccato che sia morto a 29 anni di un infarto.

E se potessi qualche sfizio oggi me lo toglierei, e recapitare qualche bella scatolina nel cesto di Natale a casa di qualcuno sarebbe una bellissima sensazione.

E non mi preoccuperei più di fare una brutta figura, l’ho fatto per tanto tempo e non ne vale la pena. Né di essere implicita, celare o nascondere. Che tirare fuori serve sempre.

Anche a costo di perdere delle persone per strada.

Esplicitare. Espellere. Buttare fuori. Dire quello che si pensa e non solo. Che tenere può darci l’illusione di essere forti lì per lì, ma poi il corpo si ribella: il peso aumenta, la pelle si screpola, il mal di testa ci devasta, e noi siamo tanto infelici.

D’altronde come scrissi un po’ di tempo fa, un sano vaffanculo ogni tanto è necessario. E per me è davvero così.

Ovviamente nessuno ha mai aperto le scatole per verificarne il contenuto. Ma credo che a questo punto non abbia molta importanza.

Quindi  lasciate che sia. Non omettete che fa male al cuore, e la verità, anche se dolorosa, è migliore della finzione. E ci rende liberi. Il che non è poca cosa.

Con affetto sempre Penny

 

12 comments on “La merda d’artista. E quello che ci conviene buttare fuori, prima che sia troppo tardi.”

  1. Penny, ti ho già scritto quello che penso su quell’articolo ma mi pare il caso di riconfermartelo. Io non ci ho trovato assolutamente niente di volgare. Al contrario, ho percepito in quell’articolo la tua umanità, la tua unicità. Mi sei piaciuta proprio ed anche molto. 🙂

    • Grazie mille, ma sai ho imparato a non preoccuparmi troppo. Cerco di essere libera e per quello che posso di dire la verità. Un bacino Penny

  2. Confesso, non ho letto l’articolo. Io credo volgare sia il vituperio che cerca di violentare l’altro verbalmente. Non altro. L’altro giorno anche io pensavo a quel barattolo. Non ricordo per quale motivo. Io credo che quella non sia arte perché per me l’arte deve avvicinare alla perfezione, ad una Verità intuibile con un linguaggio non convenzionale. Però ognuno è libero di pensare ciò che vuole.
    Quei barattolini io non li regalerei a nessuno perché sarebbe una restituzione… E invece dovremmo ringraziare chi, facendoci del male, ci ha reso migliori. Certo non è facile notarlo a caldo…ma è per questo che bisogna correre e poi ritornare.
    Un abbraccio.
    Marco

    • Sull’arte non mi pronuncio, non sono in grado, ma sul concetto di perfezione mi verrebbe da chiederti: cosa è perfetto? Io l’avrei una risposta. Per gli altri hai ragione, ma si provoca con le immagini e con le parole, si lanciano scambi.
      Ricambio l’abbraccio. Penny

      • Per me è perfetto tutto quello che riesce a migliorarmi in qualcosa. Perfetto è quando riesco ad essere più vicino a quella che sento come verità che sto cercando. Per usare un concetto della teoria dei giochi, perfetto è tutto ciò che aggiunge valore ad una parte senza diminuire il valore delle altre. E per te?

  3. Dopo aver letto qualche altro post, arrivato a questo, ho sorriso, ho respirato (senza annusare troppo), e sono diventato istantaneamente un lettore d’ora in poi affezionato del tuo blog. Grazie.

    • Grazie Paolo. Ti prego non spaventarti da tutta questa femminitudine…è importante capire e conoscere il punto di vista dell’altro. Quindi benvenuto. Penny

      • Tranquilla. Paradossalmente non credo molto alla femminitudine in sé, né alle scoperte choc sulle differenze cerebrali tra uomini e donne. Ma adoro le Persone intelligenti e creative, di qualunque fascia e identità sessuale. Sono sposato e ho tanti amici maschi, femmine e in between. Devo comunque dire che sono abituato a confrontarmi molto con donne in amicizia e sul lavoro, tranne un’eccezione i miei migliori amici sono donne, e quello che posso dire dalla mia piccola esperienza è che – forse data anche la nostra cultura più o meno italiota – il loro universo è a volte più ricco e flessibile di quello maschile. Quindi per me in media più interessante. Per questo sono qui, e come sempre ho molto da imparare, proprio per la questione del punto di vista di cui parli. Grazie Penny

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