La girl arriva a casa e racconta.
Ha svolto un tema in classe: la rabbia e la tristezza negli adolescenti di oggi.
Vorrebbe un rapporto diverso con suo padre e lo scrive. Così come scrive che il loro modo di stare insieme la rende triste. E mentre parla con naturalezza di ciò che prova, penso che ci siano cose che salvano, come saper buttare su carta i pensieri e non aver paura di dirsi la verità. Che le bugie raccontate a noi stessi (e ai figli) sedimentano, e per farle scivolare via ci vuole una vita.
E, a volte, non basta.
“Nonostante ci abbia provato, io e lui non ci capiamo” aggiunge la girl mentre sono intenta a buttare la pasta.
“Anche tuo padre a suo modo ci prova. Lui ne è convinto” le rispondo.
“Ecco, è questo modo… per me non è abbastanza”. Poi continua: “Comunque, mentre ero a scuola e scrivevo, ho capito che sulle mancanze materiali abbiamo sempre qualche potere: il lavoro, le difficoltà economiche, gli oggetti che si desiderano.  Ma su questo…quando sei adolescente e forse anche dopo, non possiamo farci niente. Le relazioni non dipendono solo da noi. Sai mamma, da un certo punto di vista, è quasi un sollievo”.

“Cosa?” domando curiosa.

“Imparare ad accettare”.

Per poco non mi metto a piangere.

Non so che voto prenderà. Forse sarà un’insufficienza, ma le sue parole mi hanno commossa, e glielo dico.

Le dico che, spesso, ci si mette una vita per capire che l’amore passa attraverso l’accettazione. Che i genitori amano come sono capaci e non sono mai come vorremmo. 

Dentro di me pensavo che l’accettazione apre tante strade e non ha niente a che vedere con la rassegnazione. Dentro di me pensavo a chi sostiene che la separazione produce figli infelici: non è vero! A volte, li rende più consapevoli.

Un padre e una madre dovrebbero amare allo stesso modo dentro e fuori dal matrimonio, se non lo fanno fuori, vuol dire che non sapevano farlo neppure dentro. E la separazione è solo un alibi. Un modo per trattenere, rimanere o spaventare. È pur vero che ci sono padri e madri impossibili da salvare. Ma questo non spetta a me dirlo.

Lei ha 16 anni, ha tanto tempo davanti a sé. Cercherà di stare bene, ne sono sicura. Imparerà ad amare suo padre per quello che è, e io, per ciò che mi sarà possibile, spingerò affinché succeda.

“Non so se sono andata fuori tema” mi dice un po’ preoccupata. 

La guardo con tenerezza. Lei non sa quanto lo abbia azzeccato.

Penny

Sosdonne.com

6 comments on ““I genitori amano come sono capaci”. Quando a dirlo è una sedicenne, figlia di separati.”

  1. Che figlia intelligente! Io sono molto preoccupato per la mia piccola di 13. Da quando me ne sono andato si è chiusa tantissimo. Com’è difficile!

    • Tredici anni sono un momento di cambiamento grande. Tu cerca di starle vicino e non la mollare. Loro lo sentono quando ci siamo e anche se sembrano distratti o chiusi, sanno. Comunque, già…difficilissimo. Penny

  2. Grazie per questo scritto che ho voluto passare a mia figlia, stessa età della tua, che ha più o meno lo stesso problema di incomprensione con il padre, dal quale mi sono separata lo scorso settembre. Purtroppo per lei ancora non è arrivata alla fare di accettazione, ma sono fiduciosa.
    Mi piace tutto quello che racconti e come lo fai.
    Silvia

    • Grazie Silvia, la mia è in crisi un giorno sì e l’altro pure, ma ci prova. Con fatica. Accettare non è facile, se penso a me e a quanto ci ho messo a capire…la speranza è proprio di aver rotto un circolo vizioso, di aver dato alle mie girls una possibilità in più; io ci credo, nonostante tutto. Ti abbraccio e grazie davvero.
      Ps dalle tempo…ce la farà. Ce la farete. Penny

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