«Sai come mi sento?» mi chiede mia madre senza alzare lo sguardo.

«Posso immaginarlo.»

«No, non lo immagini Agnese. Se solo lo facessi, non saresti così solidale con Celeste.»

«È mia sorella!»

«E io sono tua madre. Una madre inutile a quanto pare» mi risponde lei.

«Mi spiace, ma nessuno può salvare nessuno. Nemmeno tu» ribatto decisa.

«Chi te le suggerisce queste perle di saggezza, la tua psicologa?» mi dice voltandosi e lanciandomi una delle sue occhiatacce.

No, la tua callista. Vorrei risponderle a tono. Invece taccio.

«Cosa credi, lo so come funziona» continua quasi a denti stretti. «Quelle truffatrici dell’anima ti fanno sedere su una poltrona e ti fanno sbrodolare tutte le paranoie. Ascoltano e annuiscono, intanto prendono appunti. Dopodiché ti assolvono dicendoti che la colpa è della madre cattiva che hai avuto. È così che ci massacrano e ci fanno a pezzettini. E magari non hanno neppure un briciolo di figlio. Oppure ne hanno una nidiata e li lasciano tutto il giorno alla tata bilingue, così se diventeranno infelici almeno sapranno l’inglese. E quelle come te e tua sorella abboccano come delle allocche.» Si mette un dito sul palato e strabuzza gli occhi simulando un pesce attaccato all’amo. È evidente che ha perso ogni contegno, ma questa volta non ce la faccio a stare zitta.

«Meglio andare dalla psicologa che farsi di Lexotan!»

«Oh, la santarellina, la figlia integerrima, ma sentitela! Parli così perché le tue bambine sono ancora piccole; vedrai quando cresceranno. Un giorno ti sveglierai e ti guarderanno come
fossero in trincea e tu fossi il nemico. Avranno dimenticato che hai insegnato ad allacciarsi le scarpe, che hai pulito loro il sedere e curato le ferite. Chiuderanno la porta della camera e ti sbatteranno in faccia che non vogliono diventare come te per nessuna cosa al mondo e, magari, andranno dalla psicologa una volta alla settimana. A quel punto ti chiederai se la tua vita fa davvero così schifo, come me lo sto chiedendo io adesso.» 

Dal “Matrimonio di mia sorella”.

 

Esco da una riunione, sono quasi le otto. I piedi sono gelati, ho freddo. La girl piccola vuole che la vada a prendere all’uscita di atletica. Non so cosa darei per andarmene a casa, invece faccio un giro lungo per essere la madre che desidera. Per sentirmi a posto.

Mentre torniamo a casa parliamo dell’esame di terza media, quest’anno le tocca. A un certo punto mi dice.” Le mie amiche dicono che tu non sei come le altre madri”.

“In che senso?”.

“Non mi costringi a stare sui compiti come fanno le altre, non sei di quelle che sgridano, mi lasci fare da sola…” cerca di spiegarmi sorridendo.

“E tu cosa pensi?” le domando un po’ preoccupata.

“Credo abbiano ragione”.

“Ma mi vorresti come le altre?”.

“No” ha detto, ma non mi sembrava convinta.

La verità è che non sarò mai come le mie figlie mi desiderano. Come non lo era mia madre.

La verità è che passiamo metà della vita a pensare a quello che le nostre madri non hanno fatto per noi, a desiderarle diverse e recriminare; poi, nell’altra metà iniziamo ad accorgerci di quello che hanno fatto.

Non sarà diverso per me e per le girls.

Le madri si odiano e si amano. Sono quelle che vogliamo più vicino e che allontaniamo di continuo. Sono tormenti e apparizioni. Ci fanno incazzare e commuovere. Spesso sono il primo nome pronunciato e l’ultimo, nell’attimo in cui chiudiamo gli occhi per sempre.

In attesa di quel che sarà, non mi importa se assomiglio o no alle altre madri, so che arriverà il giorno in cui sentiranno quello che sento io per la mia. La nostalgia di non aver capito che non c’è niente da perdonare.

Che si fa quel che si può, probabilmente il meglio.

Nel frattempo proviamo a voler bene ai nostri figli.

Credo basterà.

Penny

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12 comments on “La verità è che non saremmo mai come i nostri figli ci desiderano.”

  1. Eccomi qui ad alzare la bandierina per dire presente! Con l’unica precisazione che non l’ho mai voluta/desiderata diversa con me. La vorrei più amorevole verso se stessa credo, e più flessibile in generale e meno convinta di essere l’unica creatura senza macchia sulla faccia della terra. E che lasci andare il passato (anche lei é separata) e si godi il tempo che ancora ha 😊😉

    • Mia madre, anche se non lo ammetterà mai, quando è morto mio padre mi disse:”Sono così arrabbiata con lui per tutte le cose che non abbiamo fatto”.
      Si amavano, a modo loro, ma inizia ora, senza di lui, a vivere certe situazioni. La vorrei anch’io più leggera rispetto a se stessa. Ti abbraccio Penny

  2. Presente anche io! Questa cosa delle psicologhe che rovinano le famiglie è toccata anche a me! Quando ho comunicato ai miei che mi sarei separata (decisione mia) mio padre mi ha chiesto “Ma chi ti ha messo in testa una cosa del genere? Vai da una psichiatra, una psicologa per caso?”. Sembra una battuta da ridere, ma lui era serio. A 44 anni non avevo secondo lui la capacità di decidere qualcosa di giusto per me, se andava contro le convenzioni. L’altra battuta è stata “Hai pensato a tutte le persone a cui stai facendo del male” (un esercito, il mondo…). Ci andavo, dalla psicologa, mi ha solo aiutata a sentirmi meno “mostro”, di quello che mi sentivo di essere, tanto che non rimpiango nulla. Dalla psicologa non vado più e mi salvo da sola (Francesco, se no non si cresce mai…gli altri ci danno una mano, ma siamo noi che ci ricostruiamo…), anche se non è facile..
    Gli antidepressivi….è normale per molti prenderli per sopportare una situazione in cui non si vive più…Anche quelli mi sono stati consigliati per stare buona, per non esternare il mio disagio..
    Ma è un mondo un pò a rovescio, no? Impasticcarsi per non ferire gli schemi altrui…e frammentarsi all’interno. Gli altri avrebbero preferito che mi sacrificassi, ma per chi? Bah. Un abbraccio grande, colpisci sempre nel segno Penny.

    • Ci sono frasi che hai scritto che sono state dette anche a me. Identiche. Quando la pensavo diversamente, qualcuno me le metteva in testa … Come non avessi un pensiero e un’identità mia. Credere in me non è stato semplice.
      Sono stata ad un convegno sulle parole nei testi scolastici per le bambine: dedite, delicate, maestre, streghe, principesse, pettegole, madri, docili.
      Parole per i bambini:principi, coraggiosi, forti, re, maghi, audaci…
      Diamoci delle risposte. Un abbraccio.
      Penny

      • Eccomi!
        Io quelle stesse situazioni descritte e vissute da voi le sto vivendo ora…non so se ne uscirò o se davvero riusciranno ad ottenere ciò che vogliono da me: far leva sul senso di colpa che sui prova è facile poi poco importa, anche a tua madre e tuo padre – non parlo del tuo compagno – dicevo, poco importa se tu per stare dentro quegli schemi e non fare soffrire gli altri, ti annienti come persona e ti perdi….

      • A te deve importare. Deve importare, eccome. Sei tu la tua costante della tua vita e lo sarai per sempre. Gli altri, anche quelli vicino a noi, sono “altro” appunto. Si sopravvive anche sentendosi giudicati. Alla fine non ci si fa più caso e gli altri si comportano di conseguenza…la smettono di ossessionare con richieste o recriminazioni. Ma dobbiamo essere noi a non permetterlo, reggendosi il loro giudizio. Noi siamo il motore…non aver paura…Penny

      • Ahh non lo sapevo, dei testi. Comunque via, i miei due maschi e le tue due femmine avranno dentro qualcosa di diverso da quegli stereotipi :-). É giá un gran passo.con affetto.e gratitudine per le tue parole e le risposte…
        Aspetto il 4 aprile. ♡

      • I figli. Come una speranza. Penny…Ps : il matrimonio…poi mi dici se ti piace, cosa ne pensi ecc…Penny

  3. Mia madre aveva una predilezione per la sorella che aveva 20 anni meno di lei. Io venivo sempre dopo… Mi odiava o mi amava troppo? Ancora oggi non lo so. Perché forse sono stata adottata? Perché aveva partorito un figlio maschio morto? Solo a 45 anni, dopo la sua morte, sono riuscita a non soffrirne più ma ormai i danni erano già stati fatti. Con i miei figli ho fatto l’esatto opposto e sicuramente avrò sbagliato lo stesso ma so che mi amano così come sono e nelle mie imperfezioni. D’altronde solo questo conta, l’Amore

    • Ci mettiamo una vita a riconciliarci, a volte, c’è bisogno della morte per farlo, altre volte non succede. Si sbaglia, ad amare; e ognuno si porta dietro la propria storia, chissà com’era quella di tua madre. Per certe domande non ci sono risposte, se non un’accettazione consapevole. Sull’amore, sono pienamente d’accordo con te. Solo quello conta. Penny. Bacini.

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