Ci sono ragazzi bulli. Maleducati. Irresponsabili.
Genitori incompetenti. Giustificatori e giustizieri.
Insegnanti incapaci. Stantii. Poco empatici. Che conoscere la materia non basta, bisogna saperla insegnare.

Lo Stato, che per primo dovrebbe prendersi cura, lascia che ci condanniamo a vicenda, in una guerra che non avrà fine. Si salva così, investendo poco pochissimo.

Poi, attraverso le prove Invalsi, dice a se stesso che è bravo. Ai suoi  insegnanti che non insegnano bene. Ai ragazzi che non studiano abbastanza. Ai genitori che non sono bravi genitori.

I ragazzi hanno bisogno di ripetizioni, gli stessi professori che sfornano dei 3 e dei 4 ai loro alunni, a pagamento fanno diventare i 3 e i 4 di altre ragazzi dei sette, in un gioco in cui non vince nessuno.

D’altronde lo stipendio è quello che è, il contratto è stato fermo per dieci anni, e bisogna darsi da fare se si ha una famiglia e delle spese a cui far fronte.

I ragazzi, spesso, non studiano. Fanno i ragazzi. Non hanno sponde, a volte, a cui aggrapparsi. I genitori sono persi, presi dalla vita, dalla precarietà, da altri problemi dell’esistenza.
Così i guru dicono ai genitori cosa fare. Agli alunni come comportarsi. Agli insegnanti come sopravvivere.

E lo Stato si salva.

Lui, che dovrebbe fornire scuole senza pareti che crollano, finestre luminose, spazi aperti, biblioteche, luoghi in cui è bello stare.

Che dovrebbe fornire tempi più lunghi (i ragazzi che non ce la fanno dovrebbero poter seguire dei corsi al pomeriggio, incentivando i professori che li conducono, dando un colpo di forbice a quel mercato nero, buco buchissimo, delle ripetizioni), invece propone dei tagli al tempo scuola. Come dire: non è un problema mio caro genitore. Ti avviso che non sei un buon genitore, ma poi me ne lavo le mani. Tieniteli a casa, davanti al telefonino, in giro. E ti dico pure che non lo devi fare.

Lo Stato dovrebbe occuparsi di incentivare corsi agli insegnanti per capire i ragazzi e comprenderli per non disperderli. Uno psicologo a scuola, ad esempio, che faccia un po’ di supervisione per i casi difficili. E corsi di formazione su come insegnare le materie.

Ci sono docenti competenti nella loro disciplina ma incapaci a trasmetterla.
Il latino, la matematica, il greco, lo ami dentro alla relazione che si instaura con il tuo professore, difficilmente ci si appassiona se qualcuno non ci ci trascina con sè.

Quindi, prendiamocela con chi dobbiamo prendercela e smettiamola di farci la guerra.
Lavoriamo insieme per pretendere una scuola giusta per i nostri ragazzi.

Per quanto mi riguarda, non somministrerò le prove Invalsi ai miei ragazzi, se non verrò costretta. Sappiatelo.

La valutazione dei miei alunni prevede di considerarli nella loro interezza. Tengo conto della storia che si portano dietro, perché se hanno libri a casa oppure no, conta. Conta se hanno sempre i pantaloni rotti oppure no. Se non possono comprarsi il materiale. Se imparano attraverso un linguaggio visivo, fotografico o di altro tipo. Conta come sono le loro intelligenze. Conta da dove son partiti. Conta se non hanno mai visto il mare o non sanno come è fatta una gallina, e se le loro domeniche le passano in un centro commerciale, o a nella villa della nonna. Conta se hanno hanno una disabilità. Come conterà nella vita e voglio fare in modo che almeno a scuola, i miei ragazzi, i nostri ragazzi, abbiano le stesse possibilità.

Allora, qualcosa non mi quadra, non mi quadra perchè lo Stato ci chiede di differenziare i programmi, di creare percorsi individualizzati e poi omologa proponendoci prove uguali per tutti, come se i ragazzi fossero uguali, come se non ci fossero differenze. Nord, sud, ricchi e poveri…

Mi viene da pensare che lo faccia per confermare se stesso. E non cambiare le cose.

Ma io sono solo una maestra e quando qualche ministro nuovo si insedia sulla sua poltrona parte sempre dalla scuola primaria per rivoluzionare, quindi, forse, dovrei stare zitta.

Vorrei solo una cosa, che mi lasciaste fare il mio lavoro. Non chiedetemi di somministrare niente. Lasciatemi considerare i bambini “persone”. E lasciate che, tutti i giorni, quando entro in classe, e li guardo negli occhi, e quegli occhi sono pieni di speranza, questo conti.

Più di una prova.

Penny
Sosdonne.com

16 comments on “I ragazzi sono bulli. I genitori incapaci. Gli insegnanti incompetenti. E lo Stato si salva.”

  1. ti ammiro come insegnante per quello che dici e per la tua posizione sull’Invalsi, ma da genitore di tre figli ci tengo a dirti una cosa. Noi genitori abbiamo molte colpe per quello che sta succedendo (leggo oggi di un altro insegnante aggredito da un ragazzo). Ho assistito con i miei occhi in sede di colloqui, a scene in cui genitori (madri o padri…in questo siamo uguali) aggredivano (nella mia esperienza diretta solo verbalmente) degli insegnanti rei di aver censurato qualche atteggiamento dei loro figlioli. Non dico di tornare ai metodi da me vissuti a scuola delle suore (le mie orecchie ancora gridano pietà), ma le famiglie dovrebbero rispettare il ruolo degli insegnanti e non giustificare sempre e comunque le malefatte dei loro pargoli

    • Se lo Stato non lo rispetta, se non investe, se non ci “eleva” anche a livello contrattuale con gli altri Paesi dell’Europa, come possono farlo i genitori? I genitori nella crescita di un figlio spesso sono abbandonati a loro stessi…un tempo gli insegnanti erano riconosciuti come “posizione sociale”, oggi non è più così. Ps: stai bene? Penny

  2. Grazie, grazie, grazie per le tue parole, che condivido. Abbraccio totalmente il tuo pensiero e ti dico che, anche nell’ottica di mamma di un DSA e di un BES, è proprio così che va! Non si tratta solo, purtroppo, dello Stato nella scuola, ma anche lo Stato nella sanità pubblica, che con la scuola non ci dialoga come dovrebbe, ma ci si mette pure in aperto contrasto. Con mono genitore e figli nel mezzo.
    Grazie ancora per darmi la voce quando non riesco a mettere insieme le parole.

    • Benvenuta: madre di due dsa…lotto, insisto, affinché vengano comprese, a volte, senza risultato…per quanto mi riguarda continuo a incoraggiarle e mi sforzo di guardarle nella loro interezza…non sempre è facile. Ci si prova. Bacino.Penny

    • Tanti insegnanti la pensano come me e se non li incontri, sostieni i tuoi figli più che puoi, non si tratta di giustificarli, ma di non andare dietro alla logica della competizione, del successo. Insomma, che possano essere ciò che desiderano. Ecco. Bacini Penny

  3. Condivido in pieno.Purtroppo esistono scuole che valutano solo le performance degli studenti e puntano sulle eccellenze..facile, no?Così arrivano i finanziamenti e quant’altro e costruiamo scuole d’elite.
    Se ci sono delle lacune o difficoltà è lasciato tutto all’impegno dello studente e dei genitori se anche qs hanno la possibilità di aiutare personalmente i figli oppure di pagare chi lo fa per loro….ma anche qs è molto difficile e non è giusto.La cultura deve essere per tutti, accessibile ad ogni livello e ad ogni tipo di approccio. Abbraccio

    • Cara Meterorina mia, è più facile divide che mettere insieme, è più facile giudicare che sostenere. Se un ragazzo non raggiunge dei risultati è anche colpa degli insegnanti, non ci si può sottrarre. Invece succede. Ma noi non molliamo… vero? Penny

  4. Ecco… ci sei riuscita ancora a farmi piangere.. anche quando parli di scuola.. quanto è vero..
    “La valutazione dei miei alunni prevede di considerarli nella loro interezza. Tengo conto della storia che si portano dietro, ” perchè non è cosi per tutti???

    • Perché è più facile dare dei giudizi, inserire in categorie, se do un voto, sei quel voto e io non mi devo sbattere…ecco. Tua Penny

  5. Con responsabilità e con tanto cuore io, nel mio piccolo, cerco di non dimenticarlo mai. Tutti i giorni. Me lo chiedo sempre a fine giornata…li ho guardati negli occhi almeno una volta, tutti? Ma tutti?? Amo il mio lavoro. Non potrei fare altro. Lo adoro. E mi ritengo fortunata. Ma abbiamo una responsabilità educativa che non possiamo permetterci di dimenticare. Mai. Come sempre…grazie💙

    • Cara Fede, sono con te o tu sei con me. Che importa. Importa che siamo insieme per cambiare le cose, nel nostro piccolo piccolo. Penny

  6. PS. Mi farebbe tanto piacere avere il tuo parere e quello di altri e provare a fare qualcosa per aumentare questo scambio di punti di vista. sono anche una mamma di un bimbo di seconda elementare che ha fatto le prove la scorsa settimana 🙂

    • Cara Liliana grazie per il tuo contributo. Ho provato a mettermi dal tuo punto di vista e tutto quello che hai detto ha un senso ed è condivisibile. Però, per quanto riguarda i dati nel mio lavoro, che valutano le competente dei bambini, non mi convince. O meglio mi convincerebbe se venissero monitorati anche i dati d’entrata e ci fosse un ritorno alla scuola. E si intervenisse in quelle aree di disagio, ma così non è. Poi, per noi sono dati poco oggettivi. Se un bambino obeso è obeso, se un bambino fa una verifica ci sono variabili soggettive di cui tener conto…non so se mi sono spiegata a dovere.
      Di una cosa sono certa, il confronto fa bene. Aiuta tutti.
      Grazie ancora. Penny

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