La settimana scorsa sono andata in gita due giorni con i miei piccoli.

Venti bambini di sei anni. Una notte fuori.

Se tutti i genitori non avessero dato il consenso non saremmo partiti. Da noi funziona così: o tutti o nessuno.

Ci sono molti bambini bianchi nella mia classe, una bambina nera, qualche bambino più bianco di quasi nero, alcuni mezzi e mezzi. Due musulmani, qualcuno che si dichiara ateo, qualcuno che dice di andare in chiesa ma non sa perché, un bambino con gli occhi cinesi, un altro speciale che parla pochissimo, risponde solo con un sì o un no a domande chiuse, scappa appena può, non mangia se non il suo cibo, non beve quasi mai, non chiede l’acqua, devi un po’ indovinare se ha sete, se ha fame, se ha voglia di andare in bagno. Devi un po’ indovinare tutto di lui. Dorme quasi mai e parla di notte, così ci hanno detto i suoi genitori. Sa leggere alla perfezione, ma non scrive.

Ora sorride, però.

Siamo partiti tutti. Appuntamento in stazione alle 7.45, zaini pieni, cuore davvero emozionato.

Abbiamo preso un treno e due autobus. Durante il tragitto uno zaino si è rotto, degli scarponi hanno perso una suola, qualche bambino ha vomitato, ma nessuno si è perso d’animo.

Abbiamo raggiunto l’agriturismo, abbiamo mangiato cose buone, seminato, visto gli animali.

È davvero bello guardare i bambini all’aria aperta, scopri cose di loro che mai avresti immaginato e pure loro scoprono cose di te e di loro stessi.

Abbiamo scoperto che le cipolle nascono sottoterra e non sugli alberi, che ci sono maiali enormi, che piantare una futura melanzana non è poi così difficile. Abbiamo scoperto che i musulmani non possono toccare i cani, per via della religione, e lì, ce n’erano due a cui ci siamo affezionati e che si sono fatti fare di tutto. Abbiamo scoperto che esiste la malinconia della mamma, ma che si supera, che di notte se facciamo la pipì addosso fa lo stesso. C’è posto per tutti.

Abbiamo scoperto che in mutande non ci si prende in giro, che ci sono compagni verso cui dobbiamo avere più attenzioni, che i genitori si fidano di noi, che è bello dormire in tre amici in un letto, che si può imparare facendo, che passeggiare insieme è meraviglioso. Che è bello prestarsi le cose, persino il dentifricio. Che i piedi puzzano. Che possiamo non lavarci, intanto nessuno ci vede. Che mettersi un fiore nell’orecchio ci fa sentire più belli, che voglio starti vicino, ti cerco e, a volte, mi sbaglio e ti chiamo mamma. Che se un bambino scappa sempre e poi non scappa più, forse insieme si cresce tutti. E che le cose diverse, così come le persone se le conosci fanno meno paura.

Abbiamo scoperto che i genitori si fidano di noi, così tanto, da tenersi la paura di lasciarci andare. Abbiamo scoperto che il nero non è poi così importante e nemmeno il bianco più bianco, o avere gli occhi cinesi o essere autistico. Che vince sentirsi parte.

Abbiamo scoperto così tante cose in due giorni che a raccontarle non basterebbe un romanzo. E quando, alla fine, nell’atrio della stazione abbiamo fatto un cerchio grande: bambini, maestre e genitori e c’eravamo tutti, ma proprio tutti, con il nostro carico di sofferenza e gioia, con la volontà di sentirci uguali nel diverso, con tante sfumature, a me veniva da piangere. E la vita mi è sembrata così generosa da non riuscire a capire chi ancora divide e perché ci caschiamo. Perché il mondo non chieda a se stesso di essere migliore. Non chieda a se stesso di essere come quei venti bambini e i loro genitori, capaci di superare il limite, l’ignoranza, la solitudine. Rispettare ciò che è diverso e trarne ricchezza. Capaci di essere insieme, di fidarsi dell’altro e di prendersene cura.

Basterebbe così poco: un cielo sulla testa, un prato su cui poggiare i piedi e la volontà di starsi accanto.

Penny

20 comments on “La scuola come la vita.”

  1. Devo dire che ancra una volta (in ufficio) mi hai fatto piangere. Uno perchè questi pensieri me li aveviraccontati al telefono. Un po perchè sono triste a pensare a quante occasioni mancate con maestre diverse. Un po perchè penso che in un mondo diviso in cui tu sei “in” o sei “out” c’è un mezzo di “NOI che non siamo ne IN ne OUT” che sarebbe meraviglioso coltivare. Penso che se si lavora cosi con i bambini domani sarà un mondo migliore. Penso che non siano tanti a crederci. Penso che devi mettere tutta te stessa in termini di energia e fiducia e pazienza se vuoi coltivare questo. Penso che vorrei essere bambina in quella classe, grassottella come ero all’epoca (e pure adesso).. che magari avrei imparato a non sentirmi “out” solo per quello ma parte di qualcosa e forse dopo, da grande, sarei stata più felice. Grazie

    • Proprio perché siamo state quelle bambine, oggi siamo le donne che siamo. Per quelle storture. Quindi tocca a noi sostenere i nostri ragazzi. Tocca a noi brindare a quelle bambine e amarle.
      Ti abbraccio. Penny

  2. Dai bambini c’e’ sempre da imparare. Sono più le volte che io imparo qualcosa da mia figlia che non il contrario!!! Come tu hai scritto ciò che manca e’ la volontà di rendere questo reale ogni giorno. Senza aspettare Natale per essere più buoni! 🙂 Grazie come sempre 😀

    • Evviva, sei tornato! Senza aspettare il Natale è meraviglioso…ti abbraccio. La penso come te o tu come me. Simili. Con affetto Penny

  3. Ti leggo e mi vengono gli occhi lucidi e il magone….per le parole belle che scrivi e le emozioni buone di cui parli. Un abbraccio forte forte

  4. Mi arriva spontaneo il confronto con tante maestre incontrate, alcune attaccate sì al dovere, ma anche troppo al ‘ciò che è consentito fare’. Così spesso trincerate dietro il baluardo delle ‘norme per la sicurezza’. Quando perfino attaccare un disegno al muro può essere un pericolo, e quindi meglio evitare, se devi salire su una sedia. Figuriamoci la responsabilità di portare 20 bambini di sei anni in gita con una notte fuori. Ma no! Perché complicarsi la vita?
    E mi confermi che per insegnare occorra una vocazione, molto più profonda di quella abituati ad attribuire alle figure religiose.
    Un abbraccio Penny, sei sempre grande!

    • Non so se sia una vocazione, io so che non potrei fare diverso, essere diversa. Ho delle colleghe meravigliose…la forza è essere insieme. Penny

  5. Come quasi sempre, piango leggendo i tuoi racconti, e di questi bambini così fortunati ad avere una maestra come te. Sarebbe davvero così semplice aprire le braccia e trovare il modo per andare tutti d’accordo…… Sarebbe bello se tutti pensassero che davvero c’è posto per tutti.

    • Più siamo e più ce la faremo. Dobbiamo aiutarci a ricordarlo quando ce lo dimentichiamo, quando l’individualismo ci sovrasta. C’È posto per tutti.
      Penny

  6. Come sempre toccanti le tue esperienze scolastiche….ma tu sai che le rendi Speciali? Sorrido e mi vengono gli occhi a cuore a pensare a quei puffi tutti insieme, a te, alla meraviglia di questo lavoro e a cosa si porteranno dentro…per sempre. Per sempre. Veramente complimenti per ciò che sei in grado di realizzare. 💙Ti abbraccio

    • Molto dipende da loro…quando arrivano e mi abbracciano o mi cercano, so cosa si aspettano da me: essere capiti. Quello che avrei voluto io quando ero bambina, non è difficile sai…per niente. Bacini Penny

Rispondi