L’altra sera, io e il mio compagno abbiamo incontrato un nostro caro amico, appena tornato dalle vacanze con la famiglia.

Lui ha due figli adolescenti che hanno l’età dei nostri, e una moglie che ama.

A un certo punto ha detto, parlando delle vacanze appena trascorse con i suoi ragazzi, che non c’è niente come vedere i propri figli felici ti fa percepire il senso di tutto.

Come dargli torto.

Il mio compagno, a quel punto, è intervenuto, non era completamente d’accordo. Ha precisato che il tempo, in cui sta con i suoi figli, lo rende felice, ma il tempo in cui sta con me, in cui ci ritagliamo degli spazi, ha un valore ed è prezioso.

Io ho capito benissimo quello che voleva dire e l’ho amato di più mentre lo diceva.

È ovvio che ogni genitore voglia vedere i propri figli felici, ma non può bastare. Ci vuole quello spazio per sé. Intimo. Privato. Inaccessibile.

A volte, mi sento un marziano a pensare che loro non sono tutta la mia vita. E, nemmeno un amore può esserlo.

Non credo di amarle di meno perché faccio questo pensiero, ma, a volte, sembra che la felicità passi solo da li. Quasi ce ne convinciamo.

Per me il senso è l’insieme delle cose che sono. Quasi tutto ció che mi riguarda costruisce il mio senso.

Ho pensato a quel territorio difeso dal mio compagno in cui ci sono dentro. Che io chiamo amore. Tempo dedicato. In cui non sono scontata.

A quante coppie si perdono perché tutto viene investito nella vita dei figli. Poi i figli crescono, prendono la loro strada, a volte, hanno bisogno di distanziarsi da noi per stare bene.

Cosa rimane?

La vita.

A quel punto non tutte le coppie sono in grado di ricostruire. Può succedere che alcune si rompano dentro a un tradimento, a cui si dà la colpa.

Cercare soddisfazione nell’ esistenza dei figli, in qualche modo è più semplice che impegnarsi per realizzare la nostra.

È più semplice puntare su di loro, perché non riguarda noi e quindi possiamo continuare a stare fermi. Immobili.

Preferisco: Sto con te. Ci sono. Ma non ti chiedo di realizzare un bel niente al mio posto.

Che riguardi dei figli o un compagno, è la stessa cosa.

E quando si riesce a scindersi all’altro, a “separarsi”, quando all’altro non si chiede di sopperire alle mancanze, alla solitudine, alle nostre parti irrealizzate, è allora che possiamo iniziare ad amare davvero.

Non c’è bisogno, ma solo amore.

Penny
#ilmatrimoniodimiasorella.

PS: chissà se mi sono spiegata. Bacini 😍

20 comments on “I figli non sono tutto. Lo dice un uomo. Un compagno. Un padre.”

  1. Parole sante. Verità vera.
    Peccato appartenga a poche e a pochi.
    Una tale consapevolezza, salverebbe tante ragazzi e ragazze. Toglierebbe lavoro agli psicologi. Sarebbe la realizzazione, finalmente, di Peace&Love.
    Hai un bel compagno.
    Che bello!
    Felicità a divinis.
    Grazie.

  2. Caspita evviva! Sono fautrice da sempre di questa teoria! E una coppia salda è anche un grande esempio pet i figli!
    Ma siamo in una società di coppie con i figli nel lettone fino a 6/7/8 anni…senza più complicità ne intimità decente…ne vedo a bizzeffe tra colleghi e conoscenti. Completamente rimbecilliti dieyro ai figli che, piu furbi di loro, vi sguazzano alla grande.Ovviamente loro vedranno in me una madre distaccata e “nordica”. Peccato non capiscano che forse, almeno in questo, non sono affatto peggiore come genitore di loro.

    • Sono d’accordo con te. Pienamente. I figli diventano un prolungamento…un tutt’uno. Lettone, sudditanza, biberon. Siamo genitori fragili. Molto fragili. Per questo è davvero importante parlarne, parlarne e parlarne. Non solo di figli. 😳
      Penny. Bacini

  3. Finalmente qualcuno con le idee chiare…basta rimbecillire per i figli…che poi…appena capiscono di avere i genitori sottomessi ci sguazzano e non si ottiene nulla di buono. Bella coppia, bravi!

  4. Benissimo. Sdogani false sicurezze, sposti macigni, che la gente sopporta fondandoa propria vita sul valore del sacrificio di sė. Dopo si va di Xanax, eccessi, malattie per non guardarsu dentro e cambiare…mah. Avanti cosí!

  5. Ecco hai scritto tutto.
    Io sono la rappresentazione vivente di ciò che hai scritto. I figli sono stati grandi progetti nella mia vita. Li ho desiserati, ma ben presto con l’atteggiamento opposto alla chioccia (e vado fiera del riconoscimento da parte loro che “io non sia come le altre mamme”).
    Dopo i figli ho cercato di rinforzare il legame con il marito. Abbiamo dovuto seguire tutto il percorso di abbandono e rinascita per arrivare alla consapevolezza che il tutto si compone, oltre che di figli, di vita a due, ma anche di cose fatte solo per sé stessi. Occorre costruire tanto perché davvero ciò che rimanga dopo i figli sia VITA.

  6. Io dirò una cosa impopolare…… Penso che sia anche giusto fare differenza tra chi vive la genitorialità come un modo di crescere anche come essere umano , anche nell’elaborazone dei figli come altro da noi pur comprendendo il grande arricchimento che ne deriva oltre alla responsabilità di crescere un essere umano e chi, invece, si trincera dietro la frase ‘i figli sono una cosa importante tra le tante cose importanti della vita’ per deresponsabilizzarsi e giustificare la loro assenza educativa.

  7. Bella riflessione, scontata per me ma non per tutti, ovviamente. “quando all’altro non si chiede di sopperire alle mancanze, alla solitudine, alle nostre parti irrealizzate, è allora che possiamo iniziare ad amare davvero” anche qui sta la chiave: le donne (più spesso degli uomini) sembrano delegare la loro felicità nel loro partner. È sbagliato, una relazione dovrebbe completare la nostra vita, come lo fanno i nostri figli. Se l’amore è vissuto solo come una fonte da cui attingere, prima o poi si esaurisce, finisce. Se abbiamo la nostra fonte interna di vita e amore, l’amore di coppia diventa una scelta che ci arricchisce. E quante rotture si eviterebbero se ne fossimo tutti coscienti… invece ci si accusa di egoisti, per poi prendere la più egoista delle decisioni che è isolarsi in se stessi alla ricerca di un’altra felicità che arriverà da un’altra persona… o magari dallo scoprire che la felicità è il cammino, non il destino.

    • Caro Ivan, l’amore è un cammino. Non un destino. Anche quello per se stessi. A volte non si è capaci di cercarsi degli spazi. A volte ci si confonde e si crede che la felicità sia dedicarsi alla famiglia, curare dei figli, poi ci si accorge che non basta. Per una vita ti hanno raccontato che devi essere dedita, che devi pensare agli altri, che devi conciliare famiglia e lavoro, che non c’è niente di più bello che fare dei figli…qualcuna di noi scopre che non è sufficiente e dirlo, raccontarlo, è un problema. Come è possibile che ci si senta a disagio? tu che hai quella bella famiglia? Allora ti senti sbagliata. Ed è un caos.
      Ecco. Forse potrebbe succedere che isolarsi sia l’unica soluzione o forse pensavi che l’altro non avrebbe capito, oppure stavi male e pensavi che l’altro se ne accorgesse invece non è successo. Questo per dirti che non c’è una strada, un percorso tracciato, un modo. C’è la nostra storia e da lì dobbiamo ripartire. Qualunque essa sia. Un grande abbraccio Penny

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