Per quanto mi riguarda, le mie figlie sono le persone più importanti della mia vita, ma il mio mondo e lo spazio mentale non gira intorno a loro. Non sono i miei unici interessi.

Ci sono altre cose che mi rendono felice e lo sanno.

Cerco di fare in modo che le mie figlie siano coscienti del fatto che io ho una vita mia, indipendente da loro. Un amore, ad esempio, che nel mio caso non coincide con il loro padre. Un lavoro che amo. Amicizie. Passioni e interessi.

Alcune di queste cose le condividiamo, altre sono solo mie.

Questo, mi sembra permetta alle girls di coltivare interessi e amicizie che non mi vedono coinvolta. Gli permette di differenziarsi da me. In poche parole di essere autonome. Soprattutto emotivamente. Quell’autonomia necessaria quando cresceranno.

Mi piacerebbe, quando saranno grandi, che considerino la maternità come una scelta personale. Non perché si deve.

Sinceramente, non credo nell’istinto materno, quell’idea serve al potere per renderci servizievoli. Credo nelle maturazioni delle scelte.

Mi piacerebbe che pensassero che la maternità sia una possibilità come le altre e se non accadesse esistono altri spazi in cui una donna può realizzarsi ed essere felice.

Ci sono teorie per cui si consiglia alle madri di allattare i figli finché lo desiderano, di tenere il bambino in braccio e di dormire nel lettone ad oltranza. Un’ educazione in cui vengono posti pochi limiti, un’esistenza completamente dedicata ai figli e alle figlie.

È in questo modo si pensa di garantirgli un’infanzia perfetta, in questo modo si pensa di trasformarsi in madri dedite e premurose.

Sacrificio e maternità sembrano indissolubili. Se sei dedita sarai una brava madre.
Bella stronzata!

Sappiamo tutti che avere un figlio presuppone un impegno non da poco. Ma nessuno dice che sia solo la madre a doversi occupare di compiti legati alla crescita del figlio, eppure se un uomo aiuta, ci sentiamo donne fortunate, come avessimo fatto bingo.

Se penso all’allattamento, alle notti in bianco, alle ragadi, al “vuole solo te” mi viene la nausea .

Eppure, allora, non mi sentivo adeguata solo se reggevo i capricci, i pianti per i denti che crescevano e, cercavo di non lamentarmi, perché avere figli, dal sentire sociale, viene considerato un fatto “naturale”.

Eppure, non mi dite, che, a volte, essere madri è un compito davvero duro, noioso, totalizzante e massacrante. Ecco. L’ho detto.

Io la parte idilliaca non la vedo. Vedo l’amore, quello sì. Vedo donne con le occhiaie che spingono passeggini, o portano trafelate la merenda a scuola, perché se la sono dimenticata, oppure arrivano di corsa a prendere i loro figli con la lingua per terra.

Vedo anche quella parte e la racconto.

Racconto alle mie figlie che, a volte, mi pesa e vorrei essere altrove o non dovermi occupare sempre delle solite cose, però le amo, e dico anche quello. Ma non intendo sacrificarmi fino a morire.

Forse sono dissacrante, poco Madonna ( quella di Gesù) ma io la beatificazione non la voglio e del pensiero sociale sul nostro genere, inizio ad averne fin sopra ai capelli, ché quando non aderiamo alle aspettative di madri dedite, ci criticano ad oltranza. Se diamo il latte. Se non lo diamo. Se facciamo l’epidurale o il cesareo e così via.

Per tanto tempo ho celato, nascosto, trasformato la realtà. Ho cercato di stare in piedi anche quando avrei voluto riposarmi un attimo, o mandare affanculo, oppure non ce la facevo più.

Ho tenuto il sorriso sulle  labbra e la finzione nel cuore. Ciò che sentivo non aveva valore, valevano gli altri.

Ora valgo io. È questo che cerco di dire alle mie figlie. Non esiste un modo giusto di essere. Nessuna maternità è idilliaca. Ogni aspetto della vita contiene il rovescio della medaglia.
E che vinca l’amore sul sacrificio. Per se stessi, soprattutto.

E se un giorno mi diranno che aspettano un bambino, sarà normale. E se un giorno mi diranno che non vorranno avere bambini, sarà normale.

Quello che conta, quello che conta davvero e ciò che desiderano essere.
Che siano felici e quella felicità passi attraverso le loro scelte, non quelle di altri.

Che siano madri oppure no, a me non importa. Importa che sappiano prima di me, dirsi la verità.

E ascoltare il loro cuore.

Penny

#ilmatrimoniodimiasorella

8 comments on “La maternità: un mito da sfatare. Io lo dico alle mie figlie.”

  1. Cara Penny…ci avranno separato alla nascita?tu mi leggi nel pensiero! Condivido TUTTO TUTTO TUTTO. schietta, diretta, dritta al punto. Grazie! E quante donne criticano questo pensiero, quante frustrate, quante ‘mamme perfette’ a questo mondo…parole, parole…ma la verità secondo me è la tua.
    Laura

      • Grazie che onore! Il nostro è una cosa molto leggera, di certo non impegnata e profonda come il tuo sito…ma vorremmo che tutte le donne leggessero i tuoi pezzi e ragionassero su molti temi, come facciamo noi. Complimenti! Laura e Sabrina

      • Chi stabilisce la leggerezza dei progetti? Valgono tutti. Proprio tutti se ci fanno felici. Bacini

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