Alcune parole usate per descrivere la donna:

femmina, altra metà del cielo, gentil sesso, sesso debole, figlia di Eva, costola di Adamo, comare, madama, matrona, badessa, papessa, ape regina, buona donna, femme fatale, fatalona, vamp, seduttrice, mangiauomini, mantide, pantera, bionda, biondona, morettona, bella mora, geisha, gatta morta, gattona, ciantosa, coniglietta, gattina, figa, strafiga, pezzo di figa, pezzo di fica, figa della madonna, superfemmina, sventola, bella manza, troia, maiala, vacca, vaccona, zoccola, donna da marciapiede, di malaffare, cagna, bagascia, lucciola, marchettara, meretrice, mignotta, passeggiatrice, puttana, squillo, squaldrina, bambolona, bellona, bona, bonazza, gnocca, bella gnocca, topa, pin up, miss, maggiorata, valchiria, vichinga, cavallona, giunone, matrona, Barbie, pupattola bella, bellezza, stella, bambolina, venere tascabile, donnina, donnino, bocconcino, lupa, colombella, colombina, casalinga, massaia, matriarca, regina della casa, angelo del focolare , madre di famiglia, ereditiera, moglie, sposa, consorte, signora, sposina, dama, madonna, gran signora, nobildonna, gentildonna, lady, principessa, regina, angelo. Fata. Santa donna, pia donna, santarella, santerella, ragazza, fanciulla, bambina, femminuccia, signorina, giovane, giovinetta, donzella, pulzella, bocciolo di rosa, cerbiatta, vergine, ninfa, lolita, valletta, velina, letterina, single, nubile, zitella, zitellona, zitellaccia, tardona, babbiona, carampana, cariatide, ciabatta, bertuccia, chiattona, culona, donnone, donnona, cicciona, grassona, balena, donna cannone, ragazza madre, chioccia, mamma chioccia, amante, concubina, sottana, donnetta, donnicciola, donnicciuola, femminuccia, maschiaccio, strega.

Per quanto riguarda il linguaggio la nostra quota rosa è garantita.

Dall’adolescenza in poi, forse un cicciona è partito anche prima, questi termini fanno parte del nostro bagaglio culturale e umano.

Si sentono, si respirano, condizionano la nostra vita e le nostre scelte, alcuni li usiamo verso altre donne, come una follia.

Il linguaggio è così androcentrico che attraversa ogni cosa.

Non solo i nomi si declinano per lo più al maschile ma si “vivono” al maschile.

Cercate la parola uomo e noterete subito la differenza.

Si parte dai sussidiari, da una ricerca sembra che i mestieri attribuiti ai maschi siano all’incirca ottanta. I più diffusi sono: cavaliere, re, capitano, medico, pittore, poeta, esploratore, scienziato, marinaio sindaco, alle femmine, invece, ne vengono attribuiti una ventina: mamma, maestra, strega, fata, principessa, commessa e cameriera.

Una bella prospettiva esistenziale!

E per quanto riguarda gli aggettivi, gli uomini sono: audaci, valorosi, coraggiosi, seri, ambiziosi, autoritari, duri, bruti, impudenti.

Le femmine, invece, antipatiche, pettegole, invidiose, vanitose, smorfiose, affettuose, apprensive, premurose, buone, pazienti, servizievoli, docili, carine ( ovviamente in ordine di percentuale più rappresentata).

I protagonisti maschili delle storie sono il 60% le femmine il 37% circa.

Possiamo anche continuare a dirci che la disparità di genere è un’ opinione, che la parità esiste, ma il linguaggio dice altro.

Quello che utilizziamo noi, che respirano i nostri bambini, maschi e femmine.

Possiamo continuare a far finta di niente o diventare consapevoli, così consapevoli da cambiare le cose.

Sono noiosa. Lo so🤦🏻‍♀️

Penny

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