Vi prego, prima di partire in quarta, vi chiedo di provare a leggere i dati, seguirmi nel ragionamento e non scendere nel singolo caso.

Non si sente mai parlare della povertà delle madri. Si parla però dei padri: i nuovi poveri.

Il luogo comune dice che la donna quando si separa è avvantaggiata. Ottiene la casa, ha un bel assegno dal marito e talvolta mette persino i figli contro il padre.

Paola di Nicola, scrittrice, giudice penale, mi ha chiarito alcuni aspetti della vicenda, attraverso dei dati che qui riporto ( Istat):

  • è solo il 10% delle donne ad ottenere un assegno per sé che si aggira intorno ai €500.
  • Il 94% dei Padri è tenuto a versare l’assegno di mantenimento solo per i figli non autonomi economicamente e, a dimostrazione del carico familiare, nonostante la legge italiana sull’affido condiviso, continua a essere della madre;
  • Il 60% dei casi la casa coniugale viene assegnata alla moglie, perché, in quella casa vivono i bambini.

Nel 2016 da dati del Eurispes, ente di ricerca, emerge che nel 2013 circa 800.000 padri separati vivono sotto la soglia di povertà, però non viene indicata la fonte.

Invece, nel rapporto della Caritas si evince che i padri separati e divorziati italiani sono tra, 3,1% del totale degli utenti, mentre le madri italiane la stessa condizione sono il doppio cioè, il 6, 7%.

Nel rapporto del 2014 si legge che sono le donne le più penalizzate economicamente dalle separazioni con il rischio di cadere in povertà, sono le donne ad avere posizioni fragili e subalterni nel lavoro e che lo perdono proprio a causa della fine della relazione matrimoniale perché devono occuparsi a pieno regime da sole, dei figli.

Nel rapporto 2017 sulla povertà giovanile si legge che sono le donne ad essersi recate alla Caritas nella percentuale del 62,6 e che persone senza dimora sono per lo più uomini, stranieri celibe e senza figli.

Sono contenta di aver trovato questi dati, perché, quando sento parlare di padri ridotti in povertà che vanno alla Caritas, sono sempre in difficoltà, un po’ per la foga e il linguaggio in cui, questi, accusano le loro ex mogli, e un po’ perché sento storie di madri che fanno una fatica becca ad arrivare a fine mese e se parlo con giudici e avvocati, le storie che riportano sono sempre le stesse: lui che diventa nullatenente, che lesina il mantenimento per figli ( si parla genericamente di 250/300 a figlio), anche se sa che quei soldi servono per: la scuola, i vestiti, le ripetizioni, il cibo.

Padri che non c’erano prima nella cura e improvvisamente richiedono un tempo diviso a metà. A cui il Pillon ha dato voce creando un ddl improponibile per i motivi che ho già esposto in altri articoli.

La struttura sociale del nostro Paese, direi fondata sul patriarcato, è così fatta: gli stipendi degli uomini sono più alti e quindi, spesso, sono loro che lavorano fuori casa. Non si sente mai dire che un uomo ( nella scelta economica della famiglia) abbandoni o riduca il suo tempo lavorativo per la gestione dei figli, ma è sempre la donna a farlo.

L’Unione sindacale di base (Usb), ha raccolto alcuni dati sulle disparità tra uomini e donne ( da: Il Fatto Quotidiano)

Nel lavoro dipendente le donne sono pagate il 23% in meno rispetto agli uomini, meno del 29% per il lavoro autonomo, e meno del 38,5% per le lavoratrici più istruite. Si è di fronte ad un paradosso: più le donne sono istruite e più sono penalizzate.

Pur essendo più istruite degli uomini (63% diplomate contro il 58,8% dei diplomati) trovano meno facilmente lavoro (l’occupazione femminile è al 49,5%, contro il 68,5% di quella maschile).

Con la disoccupazione si sarebbe più vicini alla parità (la disoccupazione femminile è al 10,4%, contro l’8,4%, di quella maschile) se non fosse che le donne, soprattutto le giovani (15-24 anni), scivolano rapidamente dalla disoccupazione all’inattività. Alla fine del 2018 raggiungeva il 44,8% (25% per gli uomini).

Ho voluto approfondire perché, quando si parla di parla di padri poveri, mi piacerebbe capire quali sono i numeri.

Una legge sulla separazione esiste ed è una buona legge di affido condiviso in cui al centro vengono messi i bambini.

I giudici stabiliscono un tempo di prevalenza con la madre ( di solito un otto giorni contro i sei al padre) perché tengono conto della nostra struttura sociale: la cura, all’ interno della famiglia era per lo più sua.

Se la nostra struttura sociale non fosse patriarcale, se noi guadagnassimo come gli uomini, se lavorassimo lo stesso tempo degli uomini e avessimo le stesse opportunità degli uomini di accedere alle dirigenze, e la cura della casa (tempo degli uomini per la pulizia della casa un terzo rispetto a quella delle donne) e la gestione della famiglia, fosse equamente distribuita, probabilmente le scelte dei giudici sarebbero diverse.

Perché, loro, non fanno altro che cercare di non far subire ai minori troppi cambiamenti. Così anche per la scelta di affidamento dell’ immobile. I bambini vivono dove sono sempre stati.

Tutte le volte che scrivo un articolo qualcuno deve sempre ribadire che esistono madri stronze che rovinano gli ex mariti, qualcuno deve sempre ribadire che ci sono uomini che si fanno in quattro. Ed entrano nel singolo caso, nella singola storia.

È pur vero, però, che si sente solo parlare di padri separati e della loro povertà, senza mai riferirsi a dati specifici. Nessuno parla mai delle madri ( sono tutte arricchite dalle separazioni?) ed è pur vero che le condizioni di partenza sociali ed economiche tra uomini e donne non sono le stesse e, all’interno di qualsiasi discorso, non si può eludere da questo. Farlo, vorrebbe dire, non essere obiettivi e giusti.

Cambiamo la società e cambiamo il sistema.

  • Eliminiamo il gap salariale tra uomini e donne.
  • Dividiamo i lavori di casa, la gestione della famiglia e la sua cura, in modo equo.
  • Tempo di paternità più lungo. Mi chiedo perché gli stessi uomini che si battono per un tempo equo con i figli dopo la separazione e per il ddl Pillon non chiedano con foga di aumentare i quattro giorni di paternità in tre mesi, sei mesi? Si è padri sempre o sbaglio.
  • Insegniamo ai bambini ad occuparsi di cura e alle bambine a non avere il destino già segnato. Le donne pur essendo le più istruite degli uomini (63% diplomate contro il 58,8% dei diplomati) trovano meno facilmente lavoro.
  • Togliamo le quote rosa, facciamo modo di non averne bisogno, e che la rappresentanza delle donne in Parlamento sia come quella degli uomini; capite bene che se non ci siamo là dove si decidono le leggi è molto difficile che la situazione di equità sia possibile.

Ecco, quando parliamo di separazione, quando parliamo di uomini e donne e di ciò che ne deriva, non possiamo prescindere da tutto questo.

Non possiamo prescindere dal fatto che nel nostro Paese, nel 2018, rispetto al totale degli omicidi commessi, i femminicidi, sono saliti al 37,6% rispetto al 2017.

Esiste un problema con le donne e non è che dopo la separazione ci possa essere un’ inversione di tendenza.

Io sono d’accordo con i padri quando urlano a gran voce il desiderio di equità nella gestione dei figli, quando dicono che il sistema non funziona. Hanno ragione: non funziona, però, non si può prendere solo una parte e tralasciare il resto.

Cambiamo il sistema, facciamo in modo che la battaglia di equità sociale e tra uomini e donne sia una lotta civile che ci veda tutti coinvolti.

Così i padri potranno stare con i figli lo stesso tempo nostro, le donne potranno avere lo stesso stipendio, sedersi a una riunione di lavoro intorno ad un tavolo che non sia di soli uomini e magari stare tranquille che c’è il marito e casa a cambiare il pannolino ( noi siamo il Paese in cui ci s’indigna se nei bagni dei maschi c’è la zona
per il cambio pannolino) e preparare la cena e così via. Siamo il Paese in cui a livello legislativo non esiste la parola femminicidio. Siamo quel Paese.

Cambiamo il sistema. Io sono con voi.

Penny

8 comments on “L’esercito dei nuovi poveri. I padri separati. Riflessioni e dati.”

  1. Delusione…anche tu cadi nel gioco della lotta tra poveri. Le percentuali? Si forse ci sono più donne in povertà. Ma il problema è la povertà
    Mi spiace penny. Ti ho sempre appoggiato…ma fai lo stesso discorso degli uomini arrabbiati con le donne. Non porta progresso il sostituire il sessismo con un altro sessismo

    • Caro Francesco, forse non hai letto tutto l’articolo, perché, al di là dei dati, al di là della mia storia o della tua, io dico due cose, la prima è che per un sistema di equità, si dovrebbe parlare non solo della povertà dei padri ma anche di quella delle madri, invece, non potrai negare che la seconda è invisibile, l’altro punto è che io credo in un sistema di parità nella gestione dei figli e di mantenimento diretto, se però, le condizioni di partenza sono le stesse, non sto a ripeterle. Per questo ti chiedo di rileggere bene, forse, non mi hai compreso. Un abbraccio Penny

      • Occorre secondo me scindere i problemi. La povertà che deriva dalle separazioni e che coinvolge tutti, uomini e donne, non è tanto figlia di una società attualmente patriarcale, ma da un welfare non aggiornato. Il nostro scarso sistema di protezione sociale é strutturalmente nato quando neanche c’era il divorzio. Le principali cause di intervento sociale oggi (giustamente per carità), sono invalidità e la perdita del lavoro. La separazione semplicemente non c’è.
        Si può ipotizzare soluzioni abitative per i padri e meccanismi di ricollocamento al lavoro per le madri?
        Proposte concrete…meglio di una diatriba ideologica

      • Tutto ciò che è d’aiuto per gli uni o gli altri ben venga. A presto Penny. Un abbraccio.

  2. il dato sul guadagno minore va contestualizzato, se entri in un aula di ingegneria informatica (facoltà con meno disoccupazione in italia trovi 90 uomini e 10 donne), in questi studi inoltre non viene considerata la mansione, bisogna paragonare gli stipendi a parità di mansione; è normale che chi fa lavori pericolosi e pesanti come ad esempio i vigili del fuoco o chi fa manutenzione delle reti elettriche debba guadagnare qualcosa in più dei 1000 euro che potrebbe guadagnare facendo fotocopie. Non a caso sono a carico di uomini il 93,8% delle morti sul lavoro https://www.vegaengineering.com/dati-osservatorio/allegati/Statistiche-morti-lavoro-Osservatorio-sicurezza-lavoro-Vega-Engineering-31-12-2018.pdf.
    L’obiettivo non deve essere un pari stipendio a livello mondiale che non tenga conto delle propensioni personali, deve essere la parità di opportunità e l’assenza di pregiudizi sessisti. Poi se le donne più spesso preferiscono lavorare come psicologi part-time accettando 800 euro e gli uomini come ingegneri full time e guadagnarne 1700 non c’è nessun problema, sarebbe un problema se per lo stesso numero di ore di lavoro e stessa mansione ci fossero grossi gap salariali.
    sul fatto che i femminicidi siano il 37% non colgo il punto, secondo lei l’obiettivo sociale della nazione dovrebbe essere fare uccidere 9 uomini per ogni omicidio di donna? il fatto che il 37% degli omicidi siano a danno di donne eventualmente è un dato a sfavore dell’uomo anch’esso perchè vuol dire che il 63% sono uomini; inoltre il fatto che sia aumentata questa percentuale è dovuto al fatto che gli omicidi verso gli uomini diminuiscono e non viceversa.

    Cito poi l’Istat

    https://www.istat.it/it/files/2016/11/matrimoni-separazioni-divorzi-2015.pdf

    l La quota di separazioni in cui la casa coniugale è
    assegnata alle mogli aumenta dal 57,4% del 2005 al 60% del
    2015 e arriva al 69% per le madri con almeno un figlio
    minorenne.
     Si mantiene stabile anche la quota di separazioni con
    assegno di mantenimento corrisposto dal padre (94% del
    totale delle separazioni con assegno nel 2015)

    il fatto che sia il padre a corrispondere il mantenimento nel 94% dei casi le sembra giustificabile in modo alcuno? non è una palese questione sessista?

    Mi spiace molto per l’Italia di oggi ma io a 27 anni laureato e con un buon lavoro dopo avere visto la vita di mio padre sono sicuro al 100% che non farò mai un figlio ne mi sposerò. Apprendo oggi tra l’altro che i figli per donna in italia sono scesi a 1,29 purtroppo

    • Buongiorno Carlo, c’è un presupposto nel tuo discorso che non condivido e che porta, a mio avviso, a distorcere il tuo commento…”poi se le donne più spesso preferiscono lavorare come psicologhe ( al femminile) part-time accettando 800 euro e gli uomini come ingegneri…” Ma chi lo dice? Il sistema culturale, vedi, ti fa pensare che sia così, ovvero, che ci sia una predisposizione o una scelta, noi non siamo libere di scegliere, già da piccole veniamo indirizzate verso certi tipi di mansioni, ovviamente relative alla cura, già nella pancia siamo indirizzate al rosa, alle bambole, ai pizzi e merletti. Veniamo indirizzate verso le materie umanistiche, verso il romanticismo ecc…non possiamo scegliere, perché è scontato che ci prendiamo cura noi dei bambini, cura noi degli anziani, noi dell’organizzazione famigliare. Basta pensare a quante ore avete di paternità, a quanto contiamo in Parlamento visto che abbiamo bisogno delle quote rosa per arrivare al 35% mica al 50%. Nei consigli di amministrazione siamo intorno ai 32%…Anche questa assenza dalle cariche aziendali o politiche, pensi sia una questione di attitudine e di bravura?
      Ti consiglio un bellissimo articolo uscito oggi su Repubblica di Gad Lerner, credo possa esserti utile. Grazie per il confronto.

  3. le scrivo soltanto che una sentenza della cassazione del 25 novembre 2019 (che costituisce quindi precedente per i successivi casi) prevede che un uomo che guadagna 2100 euro debba corrispondere alla ex moglie 1700 euro al mese, la donna ha inoltre rifiutato diverse offerte di lavoro e che l’ISTAT definisce che più dei 3/4 dei suicidi è commesso da uomini, quando si va sulla questione economica il 95% degli stessi suicidi sono commessi da uomini. Semplicemente nel 2019 gli uomini dovrebbero sposarsi ed avere figli tra di loro e mi auguro che le cose vadano sempre più in quella direzione.
    Maledico ogni giorno il fatto di non essere gay perchè mi piacerebbe avere una famiglia.

    • Per fortuna tutte le famiglie non sono come le descrivi tu. In una situazione normale vengono stabiliti 300 euro a figlio, 300 lì mette il padre e 300 la madre. Quella che descrivi è una sentenza. Una, appunto e non conosciamo bene i termini che saranno soggettivi e non oggettivi.
      Per ogni figlio il giudice stabilisce più o meno 300 euro. Questa è la realtà e se il padre è nulla tenente la madre non può che mantenersi i figli da sola, perché, nonostante le condanne penali nei confronti del coniuge che non dà il mantenimento, non succede nulla. Proprio nulla.
      La maggior parte delle donne prende il mantenimento per i figli, non per sé. Non ho capito: gli uomini si suicidano per colpa delle donne? Della povertà a cui sono costretti dalle donne? Ci mettiamo dentro anche gli uomini che si uccidono dopo aver massacrato le loro compagne? Ma come fai ad avere una visione così?
      Devi avere fiducia negli uomini e nelle donne e nel bene, mica siamo gli uni contro gli altri, sarebbe bello stare bene tutti. Visto che mi sembra di aver capito che tu sia giovane, da dove arriva questa acredine?

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