Lei mi telefona, è in campagna con la nonna.

“Mamma, stasera c’è una festa, una specie di discoteca, ci vanno tutti, posso andare?”.

La trovo sempre educata nelle richieste che manco mi sembra mia figlia😳.

“Te lo dico subito, in moto per quelle strade, dietro a qualche ragazzino scalmanato no” le dico chiara.

“Mi accompagnano i genitori di Noemi e mi vengono a prendere”.

I genitori, penso io, prima di dire il mio sì. In quella parola mancante dentro alla mia esistenza ci sta tutta la paura di fare le scelte da sola.

Era una domanda semplice la sua: posso andare in discoteca? Semplice la risposta.

Perché dirle di no?

Come unico genitore, perché le domande le mie figlie le fanno solo a me visto che vivono con me, cerco di dire di sì, se la richiesta è di senso. E devo dire che mi è sempre andata bene. La trasgressione, quella che fa fare cose pericolose e imbecilli, non ha bisogno di esistere.

E i no che aiutano a crescere? mi direte voi. Ecco, non è che si possono buttare lì senza senso perché si deve imporre la volontà genitoriale, così capiscono chi comanda.

I no come i sì devono essere accompagnati da una relazione. I ragazzi sanno comprendere se gli si spiega. Di certo non bastano quelle frasi: ai miei tempi si faceva così! Io non mi permettevo di rispondere a mia madre! 

Ai nostri tempi c’era un’altra generazione di adulti e di ragazzi e non sempre l’autorità è qualcosa che serve, perché, spesso, semplicemente si aggira raccontando balle.

Posso arrivare a mezzanotte invece che alle undici? Io contratto mezz’ora, per arrivare al quarto d’ora ma se loro stanno bene, se il giorno dopo non devono andare a scuola, perché no? Chi stabilisce cosa è giusto?

Concedendo con senso, le mie figlie sono sempre state ai patti e non hanno avuto bisogno di falsificare risposte, sanno che possono chiedere e tutte le volte in cui il No era categorico, alla fine, hanno compreso.

Ad esempio, quest’anno, la piccola voleva prendere il treno, andare a Milano per incontrare dei suoi amici e farsi un giro. Il no era d’obbligo. Ha pianto un paio d’ore, io mi sono retta i suoi musi ed è finita lì.

Essendo sole ci siamo sforzate di capirci e pure in fretta, a me manca non avere un interlocutore a cui lanciare uno sguardo in aiuto alle possibili risposte, manca ed è faticoso, però, funzioniamo lo stesso.

Lei, stanotte, mi ha mandato un messaggio come le avevo chiesto. “Sono arrivata, mi sono divertita tanto. Grazie ❤️”.

Lo sanno che ho bisogno di stare tranquilla, è dentro ai nostri patti. Sanno che nulla è scontato, così, mi ringraziano. Buffo no?

Ora, non sto a dirvi che tra di noi sia tutto rosa e fiori, lo sapete bene, spesso, scapperei a gambe levate da quelle due matte, ma vorrei farvi capire che non ci sono regole definite per essere un buon genitore, né impilare regole o imposizioni è garanzia di riuscita.

Serve capirsi, mettersi nei panni dell’altro, avendo presente che le scelte, sia che siamo genitori unici o no, spettano comunque a noi.

Dopo di che cercare  di essere coerenti il più possibile Perché lo dico sempre: loro ci guardano, le parole servono, ma gli atti sono quelli che resteranno impressi in memoria.

A volte, per noi grandi i No, sono un po’ come i voti, danno sicurezza ma sono montagne di sabbia se non esiste un contenitore relazionale.

Siate dei genitori coraggiosi, delle madri coraggiosi, state dentro alla relazione con i vostri figli, che non vuol dire essergli amici, vuol dire esserci.

Esserci con senso.

Penny

PS vale pure cambiare idea se ci siamo sbagliati, basta spiegarlo.

 

 

6 comments on “I sì che aiutano a crescere.”

  1. Capita a puntino, questo tuo post, Penny.
    Ho concesso uno di quei SÌ coraggiosi, uno di quelli che aiutano a crescere.
    So che starò in ansia, ma mi auguro di crescere anch’io.
    Grazie.

  2. Anch’io sono alle prese con uno di quei No: Mamma, posso andare in centro con il trenino, a incontrare una ragazza conosciuta su Fortnite?
    …in trenino da solo non è un problema, ha 13 anni e già ci va; in centro città da solo (non ci è mai stato) magari forse. Ma a incontrare una ragazza di 17 anni praticamente sconosciuta: #ancheno!
    E avanti a spiegargli che, dietro queste conoscenze innocentemente “conosciute” chissà Chi potrebbe celarsi. Non ho mollato, ho tenuto duro solo con la mia controproposta, lo accompagno e poi resto nei paraggi. Ha accettato. E domani ti saprò dire 🤔
    Sono stata Dentro la relazione, come hai ben detto. Il padre non altrettanto. Infatti quando chiedono, i ragazzi, chiedono a me…

    • Devi assolutamente farmi sapere, mi sembra impossibile che gli incontri possano funzionare così e che una di diciassette anni abbia voglia di incontrare un ragazzino di 13…tu vigila anche su Fortnite…

  3. Il mio problema è che il padre ex marito concede concede concede anche in situazioni che io definisco pericolose ed io che valuto pericoli reali ( parlo di tornare in città sole a piedi a mezzanotte a 14 anni) ho la reazione violenta : non studio …non vado a scuola…rompo vetri.
    Questo quando i due genitori non camminano sullo stesso binario quando c è di mezzo l educazione dei figli solo perché bisogna farsi le ripicche da separati. Sto impazzendo con ansia nervosismo…non ho pace

    • Immagino e non saprei che consigli darti, l’unica cosa che mi viene da dire è che i figli capiscono quando due modelli educativi sono discordanti c’è solo una cosa da fare ( credo) non essere muro, perché i nostri ragazzi sceglieranno ciò che gli crea meno disagio. Quindi non ti contrapporre, otterrai l’effetto contrario, anche con il tuo ex. Cerca di parlare con loro e trovare mediazione. So che non è facile e credimi ti capisco. Un abbraccio

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