Mia figlia è via per qualche giorno con due amiche, un breve viaggio in una città nuova. Mia figlia ha diciotto anni. Dieci meno di Elisa.

E se un giorno, anche lei incontrasse un lupo e non lo riconoscesse?

Poi c’è Eleonora, è morta il 7 settembre, lei di anni ne aveva quarantatré, leggo in un articolo queste parole:

“La donna aveva anche segni di morsi in faccia e la dentiera del marito è stata infatti ritrovata poco distanze al luogo del ritrovamento del corpo…”

È terribile vero? Ho Fatto fatica persino a scriverlo come fossi io la cattiva.

Di cosa parliamo se non di lupi?

E ci sono le altre, più di 80 da gennaio. L’età non conta, nemmeno cosa fanno, da dove vengono. Conta che sono donne.

Per questo si chiama femminicidio. Non è un omicidio qualsiasi. Le donne vengono uccise in quanto donne che non si sono piegate alla volontà di dominazione di un uomo. Spesso conosciuto. Spesso famigliare.

È bene ripeterlo, perché, nemmeno la parola specifica “femminicidio” ci è concessa. Un privilegio pure quello.

Mi sono chiesta come sia possibile che una ragazza di ventotto anni e una donna matura come Eleonora non si siano accorte degli uomini che avevano davanti. Perché non si sono allontanate per tempo.

Poi ho chiuso gli occhi e sono tornata indietro.

La storia di ogni donna è piena di abusi. Ci sono frasi sussurrate da bambine e durante l’adolescenza; a volte, sguardi di attenzione da parte di uomini che crediamo di mal interpretare.

Ma, a quanto pare, siamo noi a non dover provocare quegli sguardi. Siamo noi a doverci vestire, comportare, regolare perché il lupo non ci mangi per sempre.

Perché lui è un gigante buono.

Ho ben presente tutte le volte in cui mi sono sentita a disagio, tutte le volte in cui un uomo su di me ha posato lo sguardo, mani e parole che non erano gradite.

Ricordo un cappotto aperto e un uomo che si masturbava quando portavo fuori il cane, il seno toccato dallo sconosciuto sull’autobus, o semplicemente, da donna, allusioni, complimenti non graditi e battutine varie. Quasi quotidiane.

Perché te la prendi? Mi viene chiesto mentre gli altri ridono.

Ho ben chiaro come mi sento, nonostante il fastidio, nonostante il dolore, c’è l’accettazione sociale dell’abuso che si trasforma in dubbio: mi sarò comportata male? Avrò esagerato? Ho lasciato intendere ciò che non dovevo? Gli ho sorriso troppo?

Ed è dentro a quel dubbio che il lupo si accomoda.

Insomma, io lo so bene quando c’è qualcosa di sbagliato in quello che sto vivendo, ma, è difficile avere fiducia in quella sensazione, perché fin da quando siamo piccole qualcuno ci dice che siamo noi a determinare il comportamento dei nostri compagni maschi, fin da quel: tieni le gambe chiuse mentre giochi! Non fare la sciocchina! Non dare troppa confidenza, chissà poi cosa penseranno di te.

Non è vero che non lo riconosciamo il lupo. Lo sentiamo, lo avvertiamo, ma pensiamo di essere noi quelle sbagliate.

La violenza sulle donne è una cultura di sistema.

Lo mantiene intatto.

Io credo che Elisa ed Eleonora, come le altre, sapessero che quegli uomini erano lupi, ma hanno imparato fin da piccole a mettere in dubbio quel malessere come fosse un’esagerazione e ad acettarlo dalla storia che scrivono gli uomini.

In fondo era un bravo uomo.

Se lei non avesse avuto la gonna così corta, se non gli avesse sorriso, se non fosse stata così gentile. Se.

Insomma, ciò che ci viene insegnato è che il lupo dipende da noi, se ci succede qualcosa è per come ci siamo comportate, per quello che abbiamo scatenato.

È colpa nostra.

Lo sappiamo quanto la paghiamo cara se osiamo emanciparci, sganciarci, separarci, sottrarci. A volte con la vita.

Se noi fossimo buone, accondiscendenti, docili, l’uomo non si trasformerebbe in lupo ma continuerebbe ad essere un gigante buono.

Se il sistema culturale e lessicale non cambia, le nostre figlie sapranno riconoscere il lupo?

Io credo di no e ho paura.

Penny

2 comments on “Le nostre figlie sapranno riconoscere il lupo?”

  1. Credo e spero che le tue figlie, con cui parli sempre, abbiano e avranno abbastanza criterio per difendersi.
    Un abbraccio, Sonia

  2. Quando esprimo timori o raccomandazioni a mia figlia, lei si mostra sempre molto sicura di sé, confidando in una sua capacità di reazione su cui non ha dubbi. Però il mio timore è riuscirà a riconoscere il lupo travestito da cappuccetto rosso? Quello che ti circuisce con moine e bei modi e invece … Lei è diffidente per carattere. Spero bene.
    La mia esperienza invece ha esacerbato la rabbia che mi sale ogni volta che un gesto, una parola, un’accusa o un’insinuazione vengono indirizzati ad una donna. Chiamatemi pure intollerante, intransigente e incazzata. Ho conosciuto il lupo affascinatore, accattivante, incantatore, che poi tira fuori reazioni incontrollate con un lampo di rabbia folle negli occhi che, Gesù, mettiti in salvo, scappa. Io sono scappata. Ma quante ci cascheranno?

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