Sette donne uccise in sei giorni. L’ultima nella mia città.

Donne uccise non da un uomo qualunque ma dall’uomo con cui avevano formato una famiglia o tentato di formare una famiglia.

Quella famiglia che sta al centro della nostra società su cui fondiamo tutto. Ad esempio il sistema lavorativo.

Gli uomini hanno posizioni migliori e quindi sono le donne a fare il resto e ad essere economicamente più fragili.

È lì che si allarga a macchia d’olio la dipendenza femminile e il dominio maschile, dentro a quel terreno melmoso.

E poi c’è la colpa. Perché caso mai una donna decidesse di andarsene la cultura cattolica ci ricorda che c’era Maria, dedita al sacrificio. Specchio per noi donne mortali.

Ritorno sui legami liquidi che, a volte, sono un tentativo di rompere le catene.

Ritorno sulla famiglia tradizionale, sputata come oasi felice in ogni pubblicità, discorso pubblico o altro.

Famiglia che continuiamo a portare avanti ed è proprio lì, dentro a quel legame indissolubile, che le donne vengono uccise.

Non sarà un caso che le famiglie tradizionali sono solo il 25% e ne parliamo come se dominassero la scena del nostro Paese? Non è forse vero che a qualcuno conviene mantenere immutato uno stato di potere?

I privilegi maschili, gli stessi che per le donne si tramutano in bravura.

Se non ci sei è perché non sei capace!

Ora, mi viene da pensare che forse dovremmo raccontare la storia vera.

Le famiglie possono trasformarsi in qualcosa di diverso e non sempre quello è il luogo dell’idillio, se continueremo a narrare questa finzione laddove esiste l’orco (che non si trasforma dall’oggi al domani) non solo le donne non sapranno riconoscerlo ma l’orco non capirà di essere orco.

Le relazioni possono finire, forniamolo un po’ come dato di fatto, narriamolo nelle fiabe della sera, ai bambini e alle bambine.

E poi, concentriamoci su quel terreno melmoso in cui la dipendenza nasce, ovvero il lavoro.

Dateci parità lavorativa, permetteteci di essere economicamente indipendenti per non farci ammazzare e che lo Stato si faccia garante dei contributi economici per i figli minori quando è in atto una separazione, perché, spesso, restiamo per i figli e, a volte, muoiono con noi.

Le risposte ci sono, io le ho scritte in parole semplici, perché sono semplici.

Grazie a Dio, ora i femminicidi sono emergenza nazionale.

Se volete che rimaniamo in vita fate in modo che sia emergenza anche il lavoro femminile e la narrazione della verità intorno all’amore.

Penny

7 comments on “Sette donne uccise. Dateci il lavoro e smettetela di idealizzare la famiglia. L’orco è in casa.”

  1. non si tratta di idealizzare. esistono anche famiglie felici, e uomini che amano davvero la compagna e mai mai mai mai le farebbero delo male e sono la maggioranza. chi uccide la donna che diceva di amare non l’ha mai amata davvero, è un uomo orrendo sono una minoranza ma sempre troppi

      • Secondo me Non si insegna a lasciarsi, a pensare che nella vita le cose accadono, Si insegna che l’amore supera ogni cosa ma non è così, a volte, come dici tu non succede. Come dici tu basterebbe mettere in conto che una storia può finire. Se dura per sempre è meraviglioso.

  2. Ci vorrebbe anche una giurisprudenza più equa nei casi di separazione e divorzio, in cui l’uomo non sia solo un bancomat per donne che magari hanno fatto le mantenute e continuano a farlo, magari con il ricatto dei figli. Una giurisprudenza (la legge c’è già), in cui madre e padre abbiano davvero gli stessi diritti e doveri verso i figli. Non è il caso oggi, in un sistema in cui è ancora l’uomo a dover far fronte al sostentamento della famiglia, anche dopo la separazione.

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