Maglie. Salento.
C’è una madre resa invalida per le botte del marito.

La CTU la definisce una madre amorevole e non ostativa. Ha la responsabilità genitoriale e non ha condanne.

C’è un marito che ha ben tre pendenze penali per violenza domestica è stalking.

C’è un bambino di 7 anni che da quel padre è terrorizzato. Un bambino che vorrebbe stare nella sua casa, con i suoi amici e con sua madre con la quale ha sempre vissuto.

C’è un tribunale, il Tribunale minorile di Lecce che decide di mettere insieme il padre e il bambino in una comunità, allontandolo da sua madre, la stessa resa invalida per le botte dal marito.

C’è una comunità, una struttura pubblica, pagata anche con i soldi dei cittadini in cui beneficiari sono generalmente gestanti e madri con figli a carico in stato di disagio e con necessità di assistenza, tutela e sostegno psicologico.
Direi un’ assurdità. Un paradosso.

Quali punizioni deve subire una madre, una madre che tra l’altro è vittima di violenza?

Lui l’ha picchiata così tanto che l’ha resa invalida.

La società patriarcale è anche questa. Quella che nelle aule di tribunale salva sempre e comunque l’uomo, il padre.

Sono queste le storie di cui il nostro Paese dovrebbe vergognarsi, sono queste le storie che devono essere portate alla luce.

Quanto i nostri bambini saranno vittime del sistema?

Come può una madre che subisce violenza non avere paura per i suoi figli se denuncia?

Per questo, a volte, di resta. Per questi terribili esempi.

Per fortuna ci sono donne che non stanno in silenzio, che fanno ciò che devono. C’è una parlamentare, una deputata del gruppo misto, Veronica Giannone, sottosegretario della commissione per la tutela dell’infanzia dell’adolescenza, che ha depositato un’interrogazione parlamentare al Ministro della Giustizia, chiedendo un’ ispezione urgente sulla vicenda.

Quanto ancora dobbiamo essere punite solo perché siamo donne?

Perché un padre resta tale anche quando è un orco e una madre invece, che tra l’altro subisce violenza, non è più madre e può vedere il suo bambino di 7 anni solo due volte alla settimana?

Qualcuno me lo deve spiegare.

Questo è il patriarcato dentro ai luoghi che dovrebbero proteggere chi subisce violenza, non chi la procura.

Questo è l’assurdo.

Siamo donne, questa è la nostra colpa. La stessa che ricade tragicamente sui nostri figli.

Siamo madri benevole finché sottostiamo al sistema, se proviamo a emanciparci, smarcarci, salvarci allora diventiamo madri da punire.

E se non ci punisce nostro marito, il nostro ex marito, fidanzato o cosa, ci pensa il Tribunale a farci ritornare al nostro posto.

Per favore, nonostante tutto remi contro di noi, non smettiamo di alzare la testa e di denunciare.

Per tutte noi.

Penny

10 comments on “Se non ci punisce l’uomo violento. Lo fa il Tribunale togliendoci i figli.”

  1. Le strutture pubbliche di sostegno sono riservate alle donne?
    Le condanne penali fanno curriculum sulla validità della figura genitoriale? Quindi a tutti quelli che sono stati in carcere, si tolgono i figli?
    Il “padre-padrone”, come qui viene descritto, è contento di andare in comunità?
    Non preferirebbe starsene a casa a fare il “comandante”?
    Definire patriarcale l’Italia, è ridicolo, anzi, un insulto all’intelligenza.
    “Perché (…) una madre (…) non è più madre e può vedere il suo bambino di 7 anni solo due volte alla settimana? Qualcuno me lo deve spiegare.”
    C’è sicuramente scritto nelle motivazioni della sentenza.
    “Questo è il patriarcato dentro ai luoghi che dovrebbero proteggere chi subisce violenza, non chi la procura. Questo è l’assurdo.”
    Cosa c’entra la violenza contro un adulto con la violenza contro un figlio? Mia madre mi massacrava di botte, ma amava suo marito, quindi era una buona madre?
    “Siamo donne, questa è la nostra colpa. La stessa che ricade tragicamente sui nostri figli.”
    Ma di cosa sta parlando?
    “Siamo madri benevole finché sottostiamo al sistema, se proviamo a emanciparci, smarcarci, salvarci allora diventiamo madri da punire. E se non ci punisce nostro marito, il nostro ex marito, fidanzato o cosa, ci pensa il Tribunale a farci ritornare al nostro posto.”
    Mi pare che lei non abbia una visione molto lucida delle cose.
    Ah, ogni caso è a sé stante, ricordi: solo questo.
    Arrivederci a non risentire più questa marea di generalizzazioni assurde.

    • Lei è libero di leggere, io di scrivere. Siamo in democrazia se non ricorda. E a non risentire più queste generalizzazioni cos’è, un ordine? Grazie del suo contributo. Penny

  2. Cara Penny, sono appena arrivato sul tuo blog e, forse, non dovrei lanciarmi in un commento così “coinvolgente”, senza aver prima assolto un periodo di rodaggio. Epperò so che perdonerai la mia “impudenza”, sapendo che è dettata da una grande ammirazione, empatia ed affetto verso le donne. Ti basti sapere che la frase, che ripeto più spesso e nelle più svariate circostanze, è:”Il mondo sarebbe migliore, se fosse governato dalle donne!” Per quanto riguarda questo caso, apparentemente di “mala-giustizia”, non sarebbe sensato, da parte mia, esprimere un giudizio, senza prima aver letto le motivazioni del giudice. Ma il caso mi da lo spunto, per dar voce all’amarezza, che provo nel constatare (oggi sicuramente meno di 30/40 anni fa’) che il comportamento delle donne, nella loro veste di madri, è purtroppo spesso quello di “complici” degli uomini “padri-padroni”. Una percentuale molto alta (spero e mi auguro in diminuzione) di donne-madri mette, infatti, il figlio maschio su di un piedistallo e ne giustifica qualsiasi malefatta. Invito le donne, che in questo momento, frementi di sdegno, si accingono a smentirmi, le invito a leggersi i commenti delle madri dei tanti giovani delinquenti, che hanno violentato/stuprato loro coetanee. Disgustosi ! (i giovani delinquenti e, soprattutto, i commenti delle loro madri).

    • Caro Andrea, grazie per il tuo spunto di riflessione, hai ragione ci sono madri che giustificano ad oltranza i figli, anche quando commettono reati è pur vero che dovrebbe essere analizzato il contesto famigliare, dove sono i padri di quei figli? I mariti di quelle mogli? Bisogna fare attenzione a non cadere sempre nel tranello di dare la responsabilità alle madri. Io credo che se una donna è all’interno di un sistema patriarcale e quindi sottomessa, non farà altro che riproporre con il figli la stessa modalità di sottomissione. È il sistema in cui siamo inseriti, sociale e politico, che perpetua le disuguaglianze a essere responsabile in primis.
      Grazie davvero Penny

  3. Cara Penny, mi piace il tuo modo di argomentare (sachlich, direbbero i tedeschi). Tu non segui pedissequamente il filo dei tuoi pensieri, ma rifletti e trai spunto dalle argomentazioni del tuo interlocutore. Io faccio lo stesso e utilizzo una tua affermazione per, in un certo senso, ritorcertela contro. ” È il sistema in cui siamo inseriti, sociale e politico, che perpetua le disuguaglianze a essere responsabile in primis.” E chi, meglio delle madri, potrebbe scardinarlo !?

  4. Penny, mi dispiace, ma devo farti ancora più paura. Quel sistema patriarcale, di cui parli, è un’impalcatura vuota e traballante. Era sostenuta da uomini veri, con le palle. Dimenticali, non ci sono più. Se vuoi vedere un essere umano con le palle, guardati allo specchio. Dico alle donne: non aspettatevi nulla dagli uomini, tranne isterici atti di violenza, da parte di patriarchi, che se la stanno facendo sotto, perché hanno capito, che le palle adesso ce l’hanno le donne e sono terrorizzati. MADRI di tutto il mondo unitevi ! Voi avete il potere di far sparire dalla faccia della terra le guerre, la fame, l’ingiustizia sociale, insegnando ai vostri figli, CON L’ESEMPIO, ad amare e rispettare tutti gli esseri viventi. Donne, vi amo e vi ammiro. In voi ripongo, fiducioso, tutte le mie speranze !

    • Io non vorrei avere le palle! Vorrei essere rispettata come donna. Sul fatto che dobbiamo muoverci, essere più consapevoli, hai ragione. Un caro saluto Penny

Rispondi