Di certo noi italiani abbiamo un sacco di difetti. Siamo un po’ casinisti e scansafatiche, così dicono.


Però, abbiamo la cucina. L’amore per la cucina. Sperimentiamo e proviamo ricette antiche. In rete basta girare un po’ e trovare immagini di piatti di pasta fatta a mano e non. Dicono si chiami cura.


Poi abbiamo il vino, del buon vino.

Ieri sera con i nostri amici, quelli del sabato sera appunto, ci siamo visti via Skype, alle sette e mezza precise, pronti per un buon bicchiere di vino a distanza.


La nostra fotografia era un po’ quella che ci rappresenta tutti: quattro famiglie tradizionali, due figli ciascuno, una con tre. Due di queste famiglie comprese di cani, uno pelandrone e l’altro pazzo, una famiglia compresa di un marito che lavora fuori tutta la settimana, più un porcellino d’india. Poi c’era una single (credo) e due adorabili gatti, due separati single (credo) con figli al seguito, la prima con un gatto, il secondo ha comprato tutto per un gatto ma il gatto non lo trova?. Una famiglia semi allargata (la mia), quattro  figli, due case, un cane condiviso che è una pecora.


C’erano tavoli da cinque e tavoli da due o da uno. Sposati, separati o soli. Tavole con la stessa dignità e bellezza, mi piace ricordarlo.


In questi giorni non ci perdiamo di vista. In un modo o nell’altro teniamo i contatti, un po’ come stanno a fare i ragazzi. 


La mamma di un mio alunno che si è trasferita in Inghilterra da tempo, una delle cose che lamentava all’inizio degli inglesi era che non solo gli adulti ma anche i bambini tra di loro non si toccano.

Suo figlio all’inizio ci ha patito molto, ne veniva dalla nostra classe in cui era tutto un cercare di sentirsi, di stare vicini dentro all’apprendimento. I bambini poi si spintonano, si azzuffano, si baciano. La fisicità per noi italiani è importante.


Il mio non è vuole essere un post di orgoglio nazionale, lo sapete come la penso, noi siamo cittadini del mondo, tutti devono prendersi  cura di tutti, lo abbiamo visto con il coronavirus, i confini non servono.

Tutto quello che è stato detto e viene detto da alcuni politici sul chiudere le frontiere (altrimenti ci viene la scabbia) ci si è ritorto contro. A volte il destino è beffardo.

Se non fossimo stati un grande popolo avremmo chiuso la terra ai padani considerandoli tra l’altro “gli untori”.

Quando si dice a chi scappa dalla guerra che dovrebbe rimanere nel suo paese, pensate a quello che abbiamo fatto noi scappando dal nord al Sud, in mezza giornata! 

Lo stesso Sud che spesso veniva denigrato, sempre da uomini politici incolti.

Quindi, ne deriva che l’odio non serve, l’odio non serve mai e neanche le divisioni tra i popoli, tra stati, tra regioni.
Nord e sud del mondo nella stessa barca.


Ci indigniamo se l’Europa non ci aiuta, giustamente, pensate a come si possono sentire quegli uomini e quelle donne che cercano di salvare i loro figli su barconi che  partono già sgonfi. O cosa possano gli uomini e le donne detenuti in Libia dentro a campi di concentramento quando il nostro governo si rende corresponsabile o chi scappa della guerra in Siria quando gli chiudiamo le porte.

Pensate a quello che abbiamo fatto noi in questa situazione, pensate ai primi cinesi che sono stati aggrediti perché considerati responsabili, pensate a quello che abbiamo detto di loro sui topi, ora pensate alla Cina e alla lotta che i nostri e i loro medici stanno cercando insieme di risolvere.


Ecco, ritornando al cibo e al vino, noi italiani, se lo vogliamo, abbiamo un grande vantaggio che è quello di sapere cos’è l’incontro, di sapere cos’è la vicinanza.

Noi ci cerchiamo, vogliamo stare insieme, se ci incontriamo per strada spesso sono abbracci.

Organizziamo canti e applausi dai balconi.

Sappiamo e conosciamo il valore dell’amicizia, anche quello della famiglia, non solo tradizionale per Dio! ma come luogo di cura.


Così, noi italiani questa roba quì, a parte il vino e il cibo, dovremmo continuare ad esportarla.

Insegnare a tutti che nell’esistenza e in situazioni dolorose, la vicinanza ci salva.
La solidarietà ci salva.


Lo abbiamo imparato dalla Resistenza di uomini e donne in lotta per salvare un bene comune.

Non dimentichiamolo quando tutta questa situazione sarà tornata alla normalità.


Non dimentichiamo questa parte così importante che ci appartiene come popolo italiano che chiama il corpo e il cuore ad essere aperto, vicino, solidale.

Noi sappiamo farlo. Sappiamo incontrarci. E sappiamo farlo anche adesso, restando a casa.
Noi troviamo il modo.

Di questo sì, dovremmo andare orgogliosi.

Consumatori e produttori di vicinanza.

Penny

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