Ieri una mia alunna tramite WhatsApp mi ha mandato quella che lei credo definisca una riflessione o una poesia.

Ovviamente non era un compito, ma loro sanno, soprattutto, in questo periodo che possono mandarmi tutto ciò che producono.

A mio avviso è così che imparano a scrivere, avendo voglia di farlo. Producendo secondo gli interessi personali, questo vale anche per la lettura.

Ad esempio ieri sera mi è arrivato un fumetto meraviglioso di parecchie pagine con disegni e vignette. Sempre ieri sera mi è arrivata un’altra poesia da un’ altra bambina sul coronavirus letta da lei tramite vocale. Qualche giorno fa un altro scritto.

Non è materiale che risulta nel registro elettronico e non è proprio una didattica a distanza, la chiamerai scuola in vicinanza.

Lo dico sempre che è la relazione che tiene sul pezzo, non solo i bambini ma anche i genitori e noi docenti.

Comunque “donne”, chiedendo il permesso all’autrice, ho deciso di postarla.

In classe abbiamo parlato spesso dell’amore, dei rapporti tra i bambini e le bambine e anche delle relazioni tra i grandi perché loro portano a scuola quello che vedono e che accade intorno a loro.

E siamo noi, gli adulti, gli unici cretini, a pensare che siano ignari di quello che succede nel mondo e nei rapporti interpersonali.

L’autrice che vuole diventare una poetessa, è molto sensibile al tema perché è una bambina che cerca davvero di determinare se stessa, non va dietro alle mode e più volte ha rivendicato il suo diritto di fare le cose uguali ai maschi.

Che poi, delle differenze di genere basterebbe parlare ai bambini perché siano consapevoli fin da piccoli e le loro relazioni future siano più sane, invece di continuare a pensare che certe cose non vadano trattate come se fossero ancora tabù.

Ieri sera ci siamo parlate per WhatsApp, neanche questo non è dentro alla didattica a distanza e le ho chiesto come mai avesse scritto sul ciclo mestruale.

Allora mi ha ricordato che ne avevamo parlato a scuola nel giorno della memoria dopo aver ascoltato il discorso al Parlamento Europeo di Liliana Segre. Ne parlava lei quando raccontava della marcia della morte.

Ci siamo salutate e mandate tanti bacini ho pensato che tutto ciò che diciamo resta, compresi gli apprendimenti, se li collochiamo dentro alla nostra capacità umana.

Parlare del ciclo, ad esempio o della violenza, del razzismo, dei diritti, sempre con termini adeguati all’età, fa parte degli apprendimenti? Oppure a scuola dobbiamo solo insegnare le regole grammaticali?

Io credo che la scuola sia quel grande mondo della formazione personale, non solo legata ai contenuti didattici, anzi, è proprio attraverso quella formazione che loro possono ritrovare il piacere di apprendere.

Quando ho buttato giù, ho riguardato il fumetto dell’altro bimbo, c’era un bradipo sdraiato su un ramo così bello e reale che mi sono commossa. Il bradipo è il suo animale preferito. L’arte la sua parola.

Una bambina è bloccata in Bangladesh, anche lei mi manda vocali quando non capisce qualche compito, l’ultima volta mi ha chiesto cos’è un alce!

Pensate a quali differenze ci sono e di cui dobbiamo tenere conto. È un nostro dovere.

Ieri con i bambini, insieme a tutte le maestre della classe abbiamo cercato di incontrarci su jtsi, è stato il caos ma ricreare la classe è stato pur sempre emozionante, dire ai bambini: ci siamo, noi siamo qui.

La nostra rappresentante insieme ad altri genitori hanno fatto l’impossibile perché ci fossimo tutti. Non è successo, purtroppo ma ce la faremo.

Questo per dire che non basta caricare due video o fotocopie da scaricare per essere una scuola formativa.

Se la scuola non fosse relazione la didattica a distanza sarebbe nulla. I bambini e i ragazzi la considerebbero un dovere, senza percepire il piacere di apprendere e sviluppare interesse.

Quello che noto, anche attraverso le mie figlie, loro frequentano le superiori, è che sono più attente e pronte, più disponibili rispetto ai loro professori semplicemente perché, quest’ultimi si sono manifestati più fragili, più umani.

In questo caos virtuale, noi insegnanti ci siamo dovuti reinventare totalmente, con strumenti personali, senza aiuti.

I bambini e i ragazzi lo sentono e sentono che la scuola è questo. Non altro. La relazione che intercorre e facilità l’apprendimento.

Bisognerebbe ricordarcelo tutti. Anche dopo.

Penny

PS: tanto per spiegarvi come siamo messi…ovvero la scuola senza fondi da millenni come è messa…ieri nel mio istituto i genitori non riuscivano ad accedere al registro elettronico😳 troppi accessi…spesso la rete non funziona, a scuola la carta da fotocopie, il materiale, i libri di cui disponiamo, la formazione sono a carico degli insegnanti🤦.

Rispondi