Ho deciso da tempo che non avrei più barattato la mia libertà.

Seguo il desiderio, è la mia bussola, la mia cartina tornasole.

Questo mi ha portato ad essere una donna criticata e criticabile. Ultimamente mi sono concessa pure qualche sfuriata isterica con il mio ex marito, mi concedo di non essere cuciniera, di lasciare in disordine se sono stanca, di mollare all’ultimo minuto le mie figlie per una chiacchierata improvvisa di fronte ad un buon bicchiere di rosso.

“Cosa c’è per cena?”.

“Non lo so” rispondo “improvvisate”.

Si lamentano, eccome se si lamentano, perché si devono sbattere ma poi, magicamente, improvvisano. Una pizza surgelata nel freezer ( confezione da due) è d’obbligo.

“Mi prepari i baci di dama quando vieni a prendermi al campo?”.

“Quest’anno non riesco, torno sabato”.

“Ma mamma!” si lamenta.

Alzo le spalle, funziona.

“Non c’è niente nel frigo!” dice l’altra.

“Non sono riuscita a far la spesa, ti vesti e vai al supermercato” altra alzata di spalle.

“No, vabbè, mangiamo quello che c’è!”.

Le ho deluse, forse. Come deludo il mio compagno quando ( da buon calabrese) vorrebbe vicino una donna che gli prepara le polpette di melanzane.

Noi ci ridiamo su, ma sappiamo entrambi che in questo gioco delle parti ci siamo dentro entrambi. Lui con le aspettative maschili acquisite nei secoli, io con la sottomissione acquisita allo stesso modo.

Non è facile procedere in equilibrio, credo sia una questione di resistenza. Per chi culturalmente non ha vissuto in famiglie di intellettuali, la norma ereditata era questa; ruoli precisi, ben distribuiti, stereotipi dentro al latte la mattina.

Ognuno al suo posto e dietro al “uomini e donne sono diversi” c’è un mondo di obbligazioni per essere accettate.

La casa deve essere pulita, anche se nessuno magari (esplicitamente) ce lo chiede, la cena pronta, la vita organizzata, il cambio d’abiti, le valigie riempite. Tutti se lo aspettano e questo si ripercuote anche sulla vita con i figli, pure loro si aspettano delle cose, in una catena senza fine.

Bene, quella “brava bambina” l’ho esorcizzata, è uscita dal mio corpo, ne è rimasta l’accettazione del giudizio.

Essere femminista, ovvero ( lo ripeto che non si sa mai) promuovere diritti in egual misura tra uomini e donne, vuol dire sostanzialmente tenere sulla schiena il giudizio degli altri.

“Sei pesante con ‘sta storia delle femmine” mi dice qualcuno. Occhi alzati al cielo e sospiri.

Ora mi sono fatta furba, infilo l’argomento se sono sollecitata ( perché poi ti rompono ma ti stuzzicano) solo quando sono tranquilla e in base a chi ho davanti.

Ci sono persone che non meritano il mio tempo, anche questo l’ho imparato.

Essere femminista vuol dire accettare di non arrivare ovunque, in modo che possano arrivare gli altri, anche per noi.

Accettare di non essere sempre brave e belle e a piombo.

Accettare che qualcuno si occupi della cura.

Accettare di scegliere se stesse e godersi l’esistenza.

Quante energie sprechiamo per piacere e compiacere?

Provate a liberarvi di questo e capirete quanto è importante ( anche per chi vi sta intorno) sentirsi libere.

È un lavoro quotidiano, quella “brava bambina” ogni tanto rientra nel mio corpo, ma ora quando “la stronza” si palesa la mando via a calci in culo senza se e senza ma.

Se volete essere donne consapevoli dovete passare di qua, dall’accettazione del giudizio.

E iniziare a fregarvene di quello che pensano gli altri. Poi, succederà il miracolo, i figli vi stimeranno e chi vi vuole bene vi starà comunque accanto.

Il rischio?

Perdere persone che credevate solide. Ma non lo erano, semplicemente, amavano di voi quel compiacimento che ci portiamo dietro culturalmente come donne.

Amavano la vostra capacità di soddisfare i loro bisogni.

Si può scegliere se vivere in funzione di se stesse o in funzione degli altri.

Strada faticosa, irta di ostacoli ma irrinunciabile per chi vuole davvero essere una donna felice e una femminista.

Essere femministe è solo una questione di diritti.

Ma le strade faticose sono le più belle, anche se costano. La felicità dà fastidio e questo movimento femminile disorienta i più, perché, i privilegi acquisiti per censo dal “sesso forte” rischiano di venir meno.

Una donna felice irrita, sbatte in faccia agli uomini ( di un certo tipo) la loro dipendenza.

Cambia le carte in tavola, li disorienta. Questi devono ricostruire senza uno specchio di magnificenza in cui guardarsi ogni giorno.

Io non volevo più essere quello specchio. Volevo la mia vita, i miei desideri, pure i miei errori.

E la mia libertà. Per questo sono femminista e umanista. Che poi, per me, è la stessa cosa.

Penny

11 comments on “Una donna felice irrita. Sottrae “al maschio” uno specchio di magnificenza in cui guardarsi ogni giorno.”

    • Brava, condivido ma sono i figli che spesso minano la nostra corsa verso la totale libertà. Non puoi alzare le spalle a chi non è ancora in grado di cucinare o andare a fare la spesa, o passare aspirapolvere……Anche se spesso lo pretendono…..

      • Hai ragione. Io glielo sto insegnando. Ora per esempio il mio piccolo di 15 anni sta pulendo il bagno

      • Spesso, però, se ne approfittano 🙃. Ovvio, la cura, così come la libertà ha i suoi tempi. ❤️

  1. Spesso sì. Ma non ci dobbiamo arrendere. Faccio in modo che siano uomini che amano e rispettano le donne anche se io ancora non ne ho incontrato uno

  2. Il rispetto x una persona dovrebbe essere la base, il fondamento principale della vita! Il secondo comandamento, ama il prossimo tuo come te stesso. L’amore è il vero motore della vita, ciò che dà gusto e sapore è certamente l’amore. Siamo stati creati con questo bisogno di amare x essere amati. Tutto si racchiude nella regola aurea: Fai agli altri ciò che vuoi sia fatto a te!

    • Hai scritto bene. Dovrebbe. Dovremmo ricordarci sempre che di fronte abbiamo un essere umano con i suoi sentimenti.
      Ho appena chiuso una relazione malata.
      So che ho fatto bene anche se soffro.
      Passerà.
      Ho amato di più me stessa questa volta.
      Lui è un mostro ora per me. Ma sono stata io a permettergli di mancarmi di rispetto

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