Io questa stanchezza non la so spiegare. La mattina mi sento come la sera e la sera sono distrutta. Sono distrutta sempre e mi stanco di dire che sono distrutta.

Spesso sento il vuoto, l’incertezza e la solitudine. Sento le spalle a terra, il corpo che si muove lento. Sento i giorni scorrere umidi, cercano un traguardo che, a volte, perdo di vista.

Mi sento triste e mi dico, passerà. Se il cielo è plumbeo, poi, lo diventa anche il mio cuore.

Ogni tanto mi ricordo che sono viva, dovrei essere felice ho tutto ciò che una donna più desiderare, mi dico ancora, ma ho dei sassi nelle tasche che mi spingono giù.

Mi vergogno un po’ della mia stanchezza perché non la posso spiegare. La nascondo e sorrido, abituata a tenere, conciliare e sostenere. Da che mondo e mondo fan tutte così.

Quando arriverà il tempo in cui noi donne potremmo dire che stiamo male senza avere occhi alzati al cielo o sguardi sconcertati?

Quando potremmo dire che il capo dei fili ci sfugge e che siamo stanche di combattere contro i nostri stessi condizionamenti?

Quando possiamo appoggiarci e dire: ora tocca a te.

Crediamo davvero a chi ci dice che siamo indispensabili, uniche e insostituibili?

Penso sia questo l’inganno, farci credere che noi siamo il collante, quelle che tengono su tutto. I figli, la famiglia, il lavoro, gli affetti, le relazioni, la responsabilità emotiva, l’educazione, l’istruzione.

E, allora, non ci concediamo quella stanchezza perché siamo così abituate al sacrificio che il dolore ci sembra un capriccio.

E mi chiedo quando il mondo degli uomini, governato dagli uomini, si accorgerà che non siamo cretine e non abbiamo bisogno di sentirci indispensabili, multitasking, ma di sentirli corresponsabili.

Sentire che la responsabilità emotiva e la cura li coinvolge e li riguarda come riguarda noi.

Perché quando arriva la sera e chiudiamo gli occhi sappiamo bene che la stanchezza è un lusso che non possiamo concederci.

Così come ci è chiaro ormai che il ruolo di eroine, Wonder Woman, Supergirl, è un grande grandissimo imbroglio.

Perché non siamo noi a decidere ma noi a fare con i finti superpoteri che ci vengono attribuiti per comodità.

Sta tutta qui la differenza.

Aspettavo la primavera, ora attendo l’estate e so che per molte di voi è lo stesso sentire, nel frattempo, proviamo a sottrarci a questa idea eroica di noi che ci fa male. Tanto male.

E, soprattutto, mantiene intatto un sistema di sottomissione perfetto.

Penny ❤️

Ps: Buon lavoro, ragazze e passate parola 😉

Se volete cercarmi questi sono i link del mio romanzo e del mio albo illustrato. In uscita a giugno un libro di letteratura per l’infanzia.

http://old.giunti.it/libri/narrativa/il-matrimonio-di-mia-sorella/

https://www.ragazzimondadori.it/libri/ai-figli-ci-sono-cose-da-dire-cinzia-pennati/

1 comment on “Eroine con superpoteri? No, grazie. Vogliamo essere donne con dei diritti.”

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