Sono giorni di bilanci questi, giorni in cui i bambini e le bambine sono incontenibili, ti abbracciano stretta come a trattenerti ancora un po’.

Quando a settembre abbiamo iniziato le lezioni ho immaginato che avremmo chiuso la scuola il giorno dopo, invece, i bambini e le bambine, come al solito mi hanno stupito. La loro resilienza credo non la dimenticherò facilmente.

Impossibile dimenticare la voglia di andare avanti nonostante tutto.

A settembre sono entrata in una classe che non era più la nostra, noi che eravamo abituati a tavoloni da 8 alunni e lavori di gruppo, ci siamo trovati con banchi da uno e delimitazioni segnate con lo scotch sul pavimento.

Ricordo gli sguardi dei bimbi, i corpi rigidi, gli occhi sotto alle mascherine, le regole impartite con severità…è una cosa seria la pandemia, se vogliamo continuare a vederci e venire a scuola dobbiamo stare attenti. E l’hanno fatto, per come ne sono stati capaci, hanno resistito, anzi, di più: hanno investito come non fa nessuno nella scuola di tutti.

Ricordo elenchi e moduli da firmare. Chi entra? chi esce? niente contaminazioni con altre classi, nei corridoi in fila per uno, nei giardini al massimo dieci minuti, una classe per volta.

Le mani da igienizzare dopo ogni starnuto, materiale ad uso individuare: non toccate le cose degli altri, non scambiatevi niente...ci guardavano con gli occhi sgranati, perché noi è dalla prima che della condivisione abbiamo fatto una bandiera del nostro modo di stare a scuola.

Non è cambiato molto in questi due anni di pandemia, ci aspettavamo grandi riforme dai governi, invece, in dono abbiamo avuto i banchi da uno senza rotelle, le mascherine che sembravano pannolini e tiravano le orecchie, ora accatastate in un angolo; la Dad che sembrava fosse la scoperta innovativa del secolo, per il resto, come sempre sono state le famiglie e i docenti che hanno tenuto in piedi la scuola.

E i bambini. Sì, perché, i bambini piano piano si sono riappropriati della vicinanza, lo scotch è saltato quasi subito, i banchi si spostavano da soli per incontrarsi, se a qualcuno mancava qualcosa, qualcun altro gliela prestava, le matite hanno ripreso a passare di mano in mano, gli occhi a sorridere.

Oggi abbiamo chiesto ai bambini cosa li aveva resi tristi o felici in questo anno scolastico. Erano così tanti i motivi per cui sono stati felici da riuscire a contagiarmi, ma una di loro ha detto una cosa talmente semplice che mi ha commosso. “Io sono felice che stiamo tutti bene”.

I bambini e le bambine sono riusciti ad essere un Noi, anche quando era impossibile.

Ecco, credo che alla fine, sarà questo il mio bilancio: stiamo tutti bene.

Basterebbe per mandare avanti la scuola di tutti. Invece ci prodighiamo in giochi pirotecnici, inventandoci innovazioni che non innovano niente.

Basterebbe pensare ai bambini e alle bambine per fare una scuola di senso, loro lo sanno più di noi che per stare davvero bene, per crescere, per imparare, abbiamo bisogno di esserci tutti, nessuno escluso.

E noi ci siamo guardati e c’eravamo tutti, nessuno escluso. Credo sia questa la nostra dolce tenace vittoria contro la pandemia.

Penny ❤️

Se volete cercarmi questi sono i link del mio romanzo e del mio albo illustrato. Il 22 giugno esce per Mondadori: “La scuola è di tutti”.

https://www.ragazzimondadori.it/libri/la-scuola-e-di-tutti-le-avventure-di-una-classe-straordinariamente-normale-cinzia-pennati/

https://www.ragazzimondadori.it/libri/ai-figli-ci-sono-cose-da-dire-cinzia-pennati/

http://old.giunti.it/libri/narrativa/il-matrimonio-di-mia-sorella/

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