Non possiamo sempre esserci, a insegnarmelo è stata mia figlia.

Sono andata via un paio di giorni per una presentazione del mio libro, mi sono presa uno spazio per me, questa volta senza reticenza, perché nel tempo ho imparato a concedermi l’assenza e a perpetrarla come una modalità educativa nei confronti delle mie figlie.

L’assenza, inoltre, fa tanto bene anche al mio “mantenermi” persona con degli interessi e non considerarmi solo genitrice- che è un problema quasi totalmente femminile, per quella storia della “cura” che tutti conosciamo bene.

Vorremmo proteggere i nostri figli e per questo, spesso, rinunciamo a molto di noi, pensando che sia il modo giusto di farli sentire amati.

Forse inconsapevolmente, crediamo che la nostra presenza sia un amuleto contro gli avvenimenti avversi e una garanzia per il futuro della loro crescita.

La presenza, l’esserci e la dedizione hanno bisogno anche dell’assenza per essere percepiti, non certo del sacrificio, perché questo porta a chiedere una sorta di risarcimento: io ci sono sempre stata/stato per te e tu mi ripaghi non rispondendo alle aspettative?

Succede anche tra gli adulti, figurarsi con i figli!

Non sempre impilare azioni, riempire il tempo, correre quando chiamano, non permettere l’attesa, non dare l’occasione di cercare da soli le risposte, sono le scelte giuste.

È solo una percezione effimera quella della presenza che, a volte, diventa impedimento di autonomia nella crescita.

Mia figlia ieri sera mi ha mandato un messaggio, di quelli che fanno bene e non ti aspetti, forse per questo sono più pieni. A colpirmi è stata una frase: “Mi manchi e mi piace sentire la tua mancanza”.

Il non esserci è un’ occasione per entrambe. Ne è consapevole lei quando aggiunge a “quel mi manchi”, che le piace sentire quella mancanza, perché questo vuol dire non dare scontata la presenza; né sono consapevole io quando mi sento bene lontano da lei.

Perché si può, ci si deve sentire bene lontano dai figli; la risoluzione non sta nella presenza eccessiva, che è di controllo illusorio. Non saremo noi a salvarli, questo ci dovrebbe essere chiaro.

Potremmo essere noi a stargli accanto, alla giusta distanza.

E ieri sera, mentre mi stavo addormentando pensavo che anche a me piace sentire la loro mancanza, perché, a volte, le strozzerei 😅.

La verità è che mi piace non darle per scontate come figlie, e soprattutto come persone. E credetemi non è scontato.

Penny❤️

Se volete cercarmi questi sono i link del mio romanzo e del mio albo illustrato. Il 22 giugno esce per Mondadori: “La scuola è di tutti”.

https://www.ragazzimondadori.it/libri/la-scuola-e-di-tutti-le-avventure-di-una-classe-straordinariamente-normale-cinzia-pennati/

https://www.ragazzimondadori.it/libri/ai-figli-ci-sono-cose-da-dire-cinzia-pennati/

http://old.giunti.it/libri/narrativa/il-matrimonio-di-mia-sorella/

2 comments on “I figli non si sentiranno più amati se ci siamo sempre. L’assenza sana è una terapia educativa per tutti.”

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