Tempo di valutazione. Mentre, noi insegnanti, cerchiamo parole per i bambini e le bambine, cerchiamo un linguaggio comprensibile e non burocratico, mentre cerchiamo le possibilità e ciò che sanno fare, mi vengono in mente le mie pagelle.

Ricordo tutte quelle volte in cui uno sguardo adulto e una penna rossa hanno rimarcato solo errori. In cui l’errore era denigrazione.

Tutte le volte in cui ho avuto la percezione che non ero abbastanza intelligente e siccome non avevo spiccate capacità logiche o linguistiche, non ero niente.

Lo studio per me è sempre stato faticosissimo. Se volevo sapere qualcosa dovevo impararlo a memoria, una memoria che mi abbandonava nel giro di poco ancora oggi.

Ho imparato da sola a studiare. A crearmi mappe e schemi per non soccombere. Ma ero già grande e ormai il senso di autostima, era sotto alle scarpe.

Nessuno mi ha mai detto o scritto che ero una bambina, ad esempio, con capacità empatiche e sociali, interpersonali, nessuno ha fatto caso alla mia sensibilità, come se queste non fossero competenze, come se fossero insite nella natura femminile.

Secondo lo psicologo americano H.Gardner non esiste un solo tipo di intelligenza, ma una molteplicità di forme, ovvero potenzialità biologiche presenti sin dalla nascita e che in ogni essere umano rendono unico il suo profilo intellettivo.

L’evolversi di ciascuna intelligenza e il raggiungimento di gradi più o meno elevati, dipende anche dalle opportunità di apprendimento offerte da una particolare contesto culturale.

Gardner inizialmente teorizzò l’esistenza di sette intelligenze: linguistica, matematica, intrapersonale, interpersonale, cinestetica, musicale e visivo-spaziale; in seguito aggiunse l’intelligenza naturalistica ed infine ipotizzò l’ intelligenza esistenziale, non escludendo che in futuro se ne potessero individuare altre forme.

Così adesso con i miei bambini e le mie bambine mi sforzo di trovare parole giuste che comprendano tutte le intelligenze, così cerco- in un lavoro sempre collegiale- di evidenziare le capacità sociali, la disponibilità, la collaborazione, la riflessione, la sensibilità (anche maschile che c’è ed è molta) e di non confondere la timidezza con un’incapacità.

Mi sforzo di guardarli interi questi bambini e bambine, individuando le inclinazioni personali e dandogli dignità, in modo che sappiano in cosa devono migliorare ma anche quali sono le loro capacità e gli interessi, e che queste siano una base solida per la costruzione della loro identità.

Esistono persone -anche tra i cosiddetti intellettuali- che hanno conoscenze linguistiche, culturali, logico matematiche ampie; ma incapacità relazionali, empatiche, sociali, inesistenti, per cui le conoscenze rimangono a funzione del proprio ego.

Se avete dei figli piccoli o adolescenti leggete bene le loro schede e guardate quante intelligenze sono state toccate e se gli insegnanti si sono limitati all’intelligenza matematica e linguistica, cercate tra le pieghe dei vostri bambini/e e ragazzi/e ciò che sono oltre questo. Cercate le loro intelligenze.

E allora, pensare ai bambini e alle bambine, vuol dire pensare a me, alla bambina che sono stata e darle dignità. Perché dare dignità a quella bambina vuol dire riconoscere l’adulta che sono adesso.

Vuol dire non pensarmi un bluff, come mi hanno fatto credere, ma riconoscermi delle capacità e amarmi per ciò che sono.

Vogliatevi bene.

Penny

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3 comments on “Non sei abbastanza intelligente. Quante volte lo abbiamo sentito dire?”

  1. Ma come è possibile che i tuoi pensieri sono sempre i miei di pensieri? Le sensazioni che hai provato tu da bimba e la percezione di essere un bluff…magari non è successo solo a noi? Ancora oggi, a distanza dalla mia infanzia timida e “ritirata”, a volte mi domando: ma quando si accorgeranno che non sono così brava come sembra…poi mi strattono e mi accarezzo e passa. Un abbraccio Penny

    • Perché ciò che si racconta è sempre altro, invece, quando impariamo a dirci la verità, scopriamo di essere più simili di quel che pensavamo 😍

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