Ieri mattina, prima di andare a lavorare, ho preparato i ravioli per le girls, che quando tornano da scuola hanno sempre una fame da lupo, e mentre li condivo con un sugo già pronto ( assicuro che non è sempre così) pensavo a “noi”.

E so che, quando le mie ragazze diventeranno grandi, non saranno i pranzi che preparavo, ciò che si ricorderanno. Per due motivi: il primo è facile da intuire🤦🏻‍♀️ il secondo è che quel tipo di accudimento non basta.

So che saranno i miei pensieri, anche quelli che faccio adesso, mentre preparo la lavatrice, mentre sistemo le cose, quelli che mi portano lontano da qui, quei pensieri che vagano altrove, in cui penso a “noi”, alle donne.

Penso che dobbiamo darci da fare e mi chiedo come, penso a Presa Diretta, al ddl Pillon, a Fontana, alla 194, al divorzio e ai diritti.

Tiro su un calzino e penso che le mie girls  ricorderanno l’impegno oltre loro, non i cassetti che ho messo a posto, almeno lo spero!

Si ricorderanno la vita spesa in azioni a fare starci meglio tutte. L’impegno verso chi è più fragile.

Non sarà il coltivare solo il loro orticello, sarà aver cura dei figli degli altri.

Non le voglio principesse, lo sanno, nemmeno dedite alla famiglia, annullando se stesse, nemmeno guerriere.

Le vorrei donne capaci di un loro pensiero, in grado di scegliere ciò che è giusto, in grado di pensare a sé ma anche alle altre.

Desidero che si sentano parte di qualcosa, che “tolgano” tempo considerato sacro alla casa, al tenere tutto insieme, che sappiano scegliere tra sistemare ogni cosa e darsi tempo per occuparsi  di se stesse e del mondo.

E mentre metto a posto questo o quello, mentre le vedo pronte a lamentarsi perché non ho ancora fatto questo o quello, so che il tempo per cui a volte mi sento in colpa quando partecipo alle riunioni, quando mi fermo a parlare con qualche amica, quando scrivo, quando mi appassiono, in realtà, è tempo donato.

Veniamo giudicate sempre. Se dedichiamo troppo tempo ai figli, siamo esagerate; se abbiamo una vita nostra, non ci occupiamo abbastanza dei figli; se non abbiamo figli, siamo egoiste…

C’è sempre una parte di noi che è abituata a non sentirsi giusta. Tanto vale farla sbagliata da subito!

Così, preparo i ravioli con il sugo già pronto e vado alle riunioni o scrivo o leggo o rispondo alle lettere e mi sento in colpa solo un pochino e lo so che potrei impegnarmi di più, secondo il sentire comune, ma sapete che vi dico? Sto imparando a farla sbagliata.

E ci vuole impegno per resistere ai sensi di colpa. Impegno per non rispondere alla richiesta sociale. Impegno per essere ciò che desidero.

Impegno per costruire la mia eredità: essere una donna.

Penny

#ilmatrimoniodimiasorella

PS: chissà se mi sono spiegata. Chissà se mi avete compreso. Io vi abbraccio. Comunque.

9 comments on “Il tempo donato ai figli. Imparare a essere “sbagliate”.”

  1. Ciao, pensare a cosa ci ricorderemo un domani, è un ottimo modo per (provare a) vivere meglio oggi!
    Io ci provo spesso, ad esempio chiedendomi cosa ricordo dell’anno precedente o di un periodo più lontano. E poi cosa ricordano i nostri figli.
    E allora mi rendo conto che le cose che “restano” sono le cose fuori dal quotidiano, come i viaggi e le vacanze speciali.
    Ma anche restano i piccoli riti che vengono ripetuti tante volte, il modo di salutarsi la mattina o la sera prima di andare a dormire. Io ad esempio non scorderò mai che la mia ultima figlia la sveglio prendendola sulle spalle a “sacco di patate” e, facendo il “bagnobus”, la porto dal letto al bagno. A 12 anni ormai ce la faccio a malapena, ma mi sforzo di farlo fino a quando non mi chiederà di smettere. Ma io non lo scorderò mai!

    • Mi sono commossa. Il “bagnobus” è bellissimo! Ci sono cose che restano. Io di mio padre ricordo i gesti, gli scherzi. Sono dentro di me come una cosa cara e poi le parole buone per gli altri. Quest’ultimo, il suo regalo più grande. Un abbraccio e grazie Penny

  2. Perfettamente!
    Spero che sia così davvero. È quello che ho sempre pensato anche io anche se a volte ho qualche dubbio quando il maschietto mi dice “ma vai alla riunione? È proprio necessario? Ma con me oggi non ci sei, domani c è papà”.
    Un po’ mi duole…un po’ faccio l’egoista ma un po’ rinuncio…perche’ a volte è importante anche fare capire che si danno delle priorità.
    Il padre nei momenti di rabbia mi scrive che i figli gli fanno pena perché crescono con una madre con la mia testa.
    Mi incasso mi arrabbio piango perché ho sbagliato come donna forse ma come madre cerco di dare il massimo.
    Però come stamattina poi mi ringrazia per averlo invitato a fare colazione con noi…allora penso che forse anche lui alla fine non pensa che sia una madre fuori di testa.
    Mi chiedo sempre cosa passerò ai miei figli, che insegnamento potranno trarre dalla separazione…un tempo mi dicevo
    Che avrebbero visto una mamma più serena ma non è così.
    Intanto che gli errori si pagano e bisogna assumersi le proprie responsabilità, che ogni scelta costa, che è importante parlare e comunicare, spiegare perché si è arrabbiati o felici altrimenti ci si allontana…
    Che la vita è comunque bella e le difficoltà si affrontano e si superano…
    Che le amicizie sono preziose…
    Beh…non è poco forse…forse non abbastanza x colmare il dispiacere di un famiglia separata

    • Io credo che impareranno anche a cercare la felicità. Questo penso sia il tuo, il nostro insegnamento, nonostante il dolore. Cercheranno di essere felici e non è poco.
      Ti sono vicina. Penny

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