La febbre in casa nostra viene come le mestruazioni. Prende una e poi l’altra. Per fortuna non c’è la Tachipirina per femmine, quella non ha sesso, è equa, altrimenti ammalarsi sarebbe un disastro economico, almeno in casa mia, visto che ne vivono tre, di femmine.

In casa mia la febbre è difficile. Non si dove stare. Ieri la girl grande aveva occupato il mio comodissimo divano letto, a me sarebbe spettato il suo letto a castello, ma, sinceramente non avevo voglia di arrampicarmi a 47 anni e avere il soffitto all’altezza del naso. Inoltre c’era la piccola che si era già fatta la febbre, così mi è toccata una simil poltroncina in cucina e, vi assicuro, quando stai male non è proprio il massimo.

In casa mia la febbre è una tragedia, la grande pensa di morire ogni tre per due. Ha chiesto alla sorella di guardarle la gola, con me, ovviamente, non ci ha nemmeno provato. 😊

La sentivo mentre le chiedeva in ansia:”Come sono le tonsille?”.
E l’altra sadica esclamava “Puntini bianchi ovunque enormiiii!”.
“Fammi una foto” le ordinava la grande preoccupatissima. E la piccola scattava sorniona.

Poi è arrivato il mio compagno, gli avevo chiesto i comprarmi una vaschetta di gelato.
“Che gusti sono?” ha domandato subito la piccola.
“Mah! Tua madre non è normale, uno quando è malato e ha mal di gola chiede limone o al massimo crema, lei mi ha chiesto gusto Nutella! E io volevo fare di testa mia ma conoscendola ho lasciato perdere”.
Ci siamo messi a ridere anche se mi faceva davvero male la gola e non riuscivo a deglutire.

Così, oggi, è andata: febbre a 39. Oggi, tre anni fa è mancato improvvisamente mio padre e dicono che le cose non capitano mai a caso. E io ci credo. Il dolore, a volte, per uscire ha bisogno della malattia. Che avere la febbre serve, e quando se ne va, porta con sé anche il dolore.

C’è una piacevole sensazione, quella di stare bene, di essere di nuovo in bolla. Viva. Il sole sorge ancora e gli uccellini cantano. E lui mi prende di nuovo sulle sue spalle come quando ero piccola.

Dicono che quando muore una persona cara, resta sempre dentro di te, cazzo, però, quanto è difficile!

Un padre è per sempre, ho scritto nel mio romanzo. Nel bene e nel male. Padre mi richiama padre, quello che oggi non sa che una delle sue due figlie ha la febbre. Non sa che quella stessa figlia si guarda le placche in gola perché ha una fottuta paura che le succeda qualcosa ed è comica nella sua tragicità.

Un padre rimane nei ricordi. E anche una madre. “Ricordi quella volta in cui io e te…”e se non ci sono ricordi non c’è niente.

Così mentre cercavo insieme alla piccola di rifarmi il letto lei ha visto un lenzuolo rotto e mi ha detto:”Però ma’ potresti comprarne un altro paio!”.

E io, forse per la febbre, forse per il lenzuolo, forse per questa seconda vita in cui ho tagliato il tagliabile, anche nel cuore ho pensato: Cosa ti ricorderai? Un lenzuolo rotto, una casa di 45 metri quadri? Cosa? Avrei dei bei ricordi?.

Io me li tengo stretti i miei i ricordi, anche se fanno male, anche se mi viene la febbre, ma se non ci fossero non ci sarebbe stato un Noi.

Io sono tua figlia tu sei stato mio padre.

Così lì costruisco per le mie figlie quei ricordi. Provo ad esserci.

E non importa se faccio dei casini, beh, forse un po’ importa, ma alla resa dei conti, sapranno che ci sono stata. E che eravamo insieme.

A mio modo le prendo sulla schiena come faceva lui.

Come fa un padre.

E gli uccellini canteranno. E sorgerà ancora il sole.

E noi staremo bene.

Penny

2 comments on “Storia ordinaria di una famiglia di femmine.”

  1. che bella l’immagine di te sulle spalle del tuo papà, piccola Cinzia che si sente al sicuro lassù. Un abbraccio oggi più forte del solito

Rispondi