Non ci sono storie, la dipendenza economica ci porterà sempre ad una posizione di “sottomissione” rispetto al compagno o al marito.

Se le cose non cambieranno, se i governi non si occuperanno della disoccupazione femminile, se non verrano creati servizi per la cura dei bambini e degli anziani ce l’avremo sempre…avete capito dove.

Ho letto che il 17% delle donne che lavorano non ha un conto in banca.  Al sud la situazione è ancora peggione: una donna su due (il 46 per cento) non è autonoma economicamente e dipende dal marito o dal compagno.

Il Cnel parla di «donne invisibili» nella società: una su due ha subito una forma di violenza economica, a questo si aggiunge la mancanza di un reddito autonomo e a volte nemmeno la possibilità di avere un proprio conto corrente perché quello familiare lo amministra il compagno o il marito.

Terribile.

E, non ci sono dati statistici ma sono sicura che ci sono mogli a cui vengono fatte le pulci sulla spesa, con verifica dello scontrino e critiche sulle scelte.

Bene, il nostro primo obiettivo, da urlare alle giovani donne deve essere quello dell’ autonomia economica e, poiché il gender gap comincia in età scolastica sta proprio ai familiari, in particolari alle madri, spingere per l’alfabetizzazione economica delle proprie figlie.

A proposito di figlie la mia sa che ci sono passati precisi a cui non si può sottrarre, studiare, cercarsi un lavoro ( nel frattempo), prendersi la patente.

Muoversi nel mondo da persona libera. Visto che già dovrà faticare il doppio rispetto ad un suo coetaneo.

Le ho aperto un conto corrente in modo che iniziasse ad imparare a gestirsi, la spingo a non sentirsi “monca” se non ha un uomo accanto.

L’amore avviene quando le basi emotive degli individui sono solide ed eque. Non ci sono cazzi ( e qui mi è scappata).

Pensare a sé vuol dire poter decidere in autonomia rispetto alla propria esistenza, altrimenti, ad esempio, la macchina di famiglia diventerà ad appannaggio esclusivo del padre o maschio ( e non raccontatemi che non è così), con movimenti limitati della donna che dovrà gestirsi tra il lavoro, i figli, la casa ecc…oppure il conto corrente sarà unico, amore e denaro invischiati in un unico cofanetto.

Sembro drastica, eppure i numeri parlano chiaro. La disoccupazione femminile, il gender pay gap, i femminicidi, la povertà dopo i divorzi, i ricatti.

Investire sul futuro significa garantire che le donne siano sostenute da adeguate politiche che favoriscono la genitorialità e la conciliazione tra vita privata e professionale, a partire da forme di lavoro flessibile, congedi parentali e di paternità e una adeguata copertura dei servizi educativi per l’infanzia.

Quindi, dobbiamo mettercelo in testa, invece di fantasticare sull’amore come risoluzione di tutti i mali, dobbiamo spendere il nostro tempo per raggiungere quell’autonomia economica che ci garantisce un’autonomia emotiva e quindi la libertà.

E, spingere le nostre figlie a fare altrettanto.

Solo, dopo questo passaggio, le relazioni potranno essere “sane” ed in equilibrio.

Potremmo amare ed essere amate nel migliore dei modi. Potremmo occuparci del bene e scegliere se stare e come.

Insomma, si parte da qui. Anche nelle separazioni, pensateci bene, quanto nervoso e pezzi di vita persa alla rincorsa dei pochi spiccioli che certi padri ( non tutti) dovrebbero dare, alla povertà inflitta come conseguenza, al ricatto emotivo.

Non c’è niente di male a desiderare un’ autonomia economica e a pretenderla da se stesse o dall’altro ( se ha in mano il tutto). Non vuol dire amare di meno, vuol dire darsi la possibilità di amare meglio o di non amarsi più.

Non invischiatevi, non mettete tutto in unico calderone, salvate parti di voi fondamentali e proteggetele.

Spero di essermi spiegata.

Penny

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