Da piccola mi preoccupavo sempre di cosa avrei fatto da grande. Non mi aspettavo di certo di essere quello che sono oggi.

Mi vedevo sposata, madre di tantissimi bambini, tipo quattro o cinque. Chissà che idea avevo della maternità.

Avevo le mie certezze. Il ragazzo di sempre. Gli scout.

A vent’anni è successa una cosa che ha cambiato tutto. E lo ha fatto cosí improvvisamente che ho creduto di morire.

Un urto devastante.

Un giorno il mio corpo ha ceduto. Appena mi allontanavo dagli spazi conosciuti, oppure ero in mezzo alla gente svenivo. Il cuore accelerava, la vista si annebbiava e io crollavo a terra. Una volta sono persino finita al pronto soccorso. Non riuscivo piú a muovere un passo da sola. Mi sentivo persa. 

Il mio corpo raccontava un dolore che la mia mente non era stata in grado di sentire. Ma questo l’ho capito dopo.

Potevo impasticcarmi. Dirmi che non era nulla e proseguire. Invece mi sono fermata. Ho dovuto fare scelte diverse da quelle intraprese fino ad allora per uscirne.

Farmi seguire da una psicologa, ad esempio. Che dagli psicologi per me ci andavano i matti.

Lasciare gli scout. Trovare strade nuove.

Ho avuto paura, abbandonare percorsi conosciuti mette strizza.

Ci ho messo altri due anni per mollare il fidanzato storico, perché nonostante il tradimento subito quella storia l’ho chiusa io. Sono diventata una persona nuova, grazie al manifestarsi della debolezza e proprio agli attacchi di panico.

Insomma a quell’urto.

Ho conosciuto il mio ex marito e mi sono innamorata. Una storia nuova. Amici nuovi. E uno potrebbe scrivere: vissero felici e contenti.

Invece come sono andate le cose lo sapete, per un po’ siamo stati felici, la vita non è mai come ce la immaginiamo. Ho desiderato il primo figlio e poi il secondo, ma giá stavo male. Quell’idea di famiglia numerosa ce l’avevo ancora. Avrei fatto un terzo figlio, questa volta per sopperire a tutto ció che ci mancava.

Ho iniziato a scrivere.

La mia vita è cambiata di nuovo. Eppure so di averlo desiderato. Di aver desiderato che le cose funzionassero e io potessi essere quella madre a tutto tondo, con una famiglia numerosa che esisteva nel mio ideale di bambina. Ma non è successo.

Quello che desideri di più al mondo a volte non succede. Punto.

Possiamo piangerci addosso, ostinarci, rimanere incastrati in quell’idea che avevamo di noi e della nostra vita. Come se potessimo scriverla a priori.

Oppure possiamo guardare in “quel che non è accaduto” e dargli un senso.

È possibile avere dei rimpianti, perchè non possiamo avere tutto. Percorriamo una strada e non sapremo mia come sarebbe andata nell’altro modo. Ma quante volte un progetto è nato dal fallimento di un altro? E non è cosí anche per l’amore.

Possiamo farci travolgere dagli eventi oppure imparare a governarli. E per governarli non si tratta di raggiungere ciò che desideriamo a tutti i costi, ma cambiare modo di guardare le cose. Essere resilienti e guardare dentro a “quello che non è successo”.

Perché lì dentro, per assurdo, è sicuramente successo qualcosa. Qualcosa d’altro da quello che avevamo immaginato per noi.

E non è detto che sia peggio. Spesso è molto meglio, solo che non lo riusciamo a vedere, perchè cerchiamo quell’altra idea. Quell’ idea dentro a cui ci siamo sempre guardati.

Per quanto mi riguarda un matrimonio per sempre. Una tutta madre.

A quarant’anni ho scoperto che il lavoro per me è importante, ho capito che essere madre di quelle due matte mi piace ma che ho bisogno di spazi miei per dare il meglio.

Ho scoperto che sono pigra, vabbè quello lo sapevo anche prima.

Ho scoperto che posso non fare tutte quelle cose che vengono richieste ad una donna per farla sentire “una madre giusta”.  Tipo cucinare, cucire, essere sempre presente.

Ho capito che posso sbagliare dei colpi. Che un amore può finire, non arrivare, lasciarci in sospeso. E nessuno può giudicare come ci stiamo dentro o ergersi a sapiente.

Che essere matti non è poi tanto male.

Ma, soprattutto, ho capito che non bisogna resistere, che la vita non è una lotta, che conta molto di più guardare gli urti e farne qualcosa.

Dentro di solito c’è l’essenza di ciò che siamo. Quello da cui tendiamo ad allontanarci.

Essere resilienti, dice qualcuno. Dare un senso alle cose che accadono, a quello che non è successo, dico io.

Penny

5 comments on “Resilienza. Guardare dentro “a quello che non è successo”.”

  1. Anche questo post, come tanti dei tuoi, ę bello e vero e dice di me da commuovere nel profondo e ritrovarmelo nelle viscere…
    “Quel che desideri di piú al momdo..puó non succedere” Mi viene ancora da piangere, a pensare quanto ho desiderato l’uomo.che a 42 anni suonati per la prima volta, con la sua tenerezza e affetto e attenzione, mi ha rifatto sentirw viva, non condannata a morte lenta…
    Ma poi non ha voluto permetterselo, la sua famiglia era piú importante.

    E allora…sono rinata e cresciuta di nuovo e ancora.. ed é bello rileggere quelle cose insopportabili vissute da altri e rivederli come fossero cippi del.cammino percorso. Ancora sola, vado oltre imparo.
    Grazie Penny! ♡

    • Cara Simona non succedono cose, e ci pensi mai che se non succedono è perchè altre ti aspettano? Lo so, penserai che sono pazza, ma io ci credo. Sono fiduciosa e credo nella vita, in quello che regala. Con noi, alla fine, non è mai in difetto.
      Ti abbraccio tanto. Tantissimo. Penny

      • Cara grazie. Arrivano sono arrivate finite e si ricomincia!”forse é questo il bello. Anche se un amore che c’é lo vorrei. Hai ragione non bisogna resistere! Avevo letto che ‘la vita non é un problema da risolvere, ma un mistero da scoprire”. In fondo siamo qui, insieme, ed é bello. Ti abbraccio tanto anche io e continua ad offrirci le tue perle, che noi ne facciamo buon uso..Simona
        P.s. un giorno apriamo la scuola diffusa del benessere nonostante la separazione (dei figli prima di tutto)!!!!

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