In questi giorni litigo spesso con le girls. Sono molto stanca, non sono in forma e forse sono meno tollerante nei loro confronti. Sta di fatto che dopo l’ennesima frase in cui vengo ferita, una delle due l’ho mandata fuori di casa. Cioè, l’ho mandata da quella santa di mia madre, al sicuro, ma lontano da me.

Non vi dico quanto mi sia costata questa scelta, tanto tantissimo. Mentre la vedevo fare la valigia, impettita e sulle sue, sarei ritornata indietro sulle mie parole, immediatamente. Ma ero arrabbiata e, soprattutto, sapevo che c’è un limite non superabile e quel limite solo un genitore lo può dare.

Così, ho guardato la girl dalla finestra mentre si allontanava a passo svelto. “Devo reggere”, mi ripetevo. Devo farle capire che non sono di gomma e stare dentro una relazione, all’interno di una famiglia, vuol dire non ferire, prendersi cura. 

Inutile dire che lo stomaco era dolorante, tanto quanto il cuore. Sarei corsa fuori e le avrei detto: “torna qui”. La paura istintiva era non solo quella di perderla ma anche di deluderla, di non essere la madre buona che si aspetta da me, eppure sapevo che era la cosa giusta da fare.

I figli non si perdono, lei deve fare l’adolescente e io sua madre. E questa è una roba che costa fatica. Sarebbe più facile un sì, un soprassedere, una riappacificazione rapida, perché è ciò di cui ho bisogno io: sapere di piacerle. Come uno specchio. Quella riappacificazione serve a me, non a lei.

Eppure nel rapporto con i figli, e qui credo stia il difficile, non siamo importanti noi e il nostro bisogno, ma loro e la strada verso cui li dirigiamo. Così l’ho lasciata andare.

Ho chiamato mia madre mi sono accertata che arrivasse a destinazione e ho retto il mio cuore dolorante. Sono stata adulta, credo. Ho fatto ciò che deve fare una madre: contenere, spingere, educare.

Lei, dopo qualche ora, mi ha scritto e io le ho spiegato le mie ragioni.

Le ho detto: “Mai più!“.

Non se se abbia capito. Non so se proverà a superare di nuovo quel limite. Si sa, con i figli si naviga a vista. Ma credo che tutte le volte in cui oserà farlo, io delimiterò il campo entro cui non deve stare.

Le ricorderò cosa è bene e cosa è male, nella speranza di farla crescere.

“Domani torna” le ho scritto alla fine, “Io e tua sorella ti aspettiamo. Siamo la tua casa”. Una casa in cui tornare, sempre.

Da cui ogni tanto è necessario pure essere “cacciati”.

A volte, è l’unico modo per ritrovarsi e non perderli davvero. Almeno credo. Almeno spero.

Penny
#ilmatrimoniodimiasorella.

8 comments on “Le liti con i figli. Quando è necessario allontanarli da sé.”

    • Ho letto da qualche parte che le cose giuste non sempre sono facili. A volte costano tanto. Credo che far crescere i figli ci stia dentro in pieno. D’altronde lido dei figli che non dissentono.
      Un abbraccio alla tua family. Tutta ❤️

  1. Oggi ho bloccato il contatto wattsapp di mio figlio che ancora a 29 anni vomita su di me i suoi fallimenti… Non mi sento in colpa, quello che non ha realizzato è frutto delle sue insicurezze, della sua testardaggine, del suo essere bastian contrario..Ho sempre cercato di esserci in ogni suo momento no, in silenzio ma c’ero. Chissà se crescerà mai, intanto continuo a esserci anche con wattsapp bloccato…

    • Brava. Fai bene. A volte credo sia davvero necessario dare dei segnali chiari, anche se costano.
      È un modo per farli crescere, almeno per me. Bacino.
      PS fammi un po’ sapere…

  2. Cara Penny quando ci vuole, ci vuole…fa male ma se prendono il sopravvento loro sono guai per tutti per cui coraggio! Ogni tanti ci vuole la mamma cattiva

  3. Giusto e necessario. Poi porta sempre aperta ,ma nel rispetto uno dell’ altro. Educare è difficile.

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