Ci sono momenti in cui si sprofonda.
In cui il vuoto è il nostro panorama. E si sta semplicemente male.

E poi ci sono gli altri che ci sembrano forti. Il vicino/a di casa, l’amico/a, il collega/a. Ci sembrano in grado di reggere. Di sostenere.

Allora, il nostro dolore ci sembra ancora più  grande e noi ci sentiamo ancora più fragili.

Gli altri, spesso, sono l’unità di misura con cui guardiamo alla nostra vita, come un bluff.

Quando, a scuola, una bambino/a piange e, magari, lo fa con i singhiozzi, appena si calma, gli/le chiedo di spiegarsi.

A volte il dolore è chiaro. È successo qualcosa che l’ha ferito o ferita. A volte il dolore è confuso, non è legato a quel momento, ma a un evento successo chissà quando, forse a casa.

A volte non sanno spiegare proprio niente. Piangono e basta e tu non capisci l’origine di quel dolore.

Solitamente gli/le pulisco il viso con le mani. Li avvicino e non dico molto se non che è normale sentirsi tristi. Che passerà. Che capita a tutti.
Ma, soprattutto, ci sono in quel momento. Non mi sottraggo come una cosa di cui liberarsi in fretta.

Lui o lei stanno un po’ lì, si fanno un giretto per il corridoio o si lavano la faccia e poi riprendono a fare quello che stavano facendo.

Ricordo la mia infanzia, la mia maestra, i miei educatori. Nessuno mi ha insegnato ad affrontare il dolore. A farlo esistere. A concedergli tempo e spazio. Il dolore piuttosto andava cancellato e in fretta.

Non piangere.

Guardai tuoi compagni, non fanno come te!

Smettila di fare i capricci.

Sii forte.

Certe parole creano storie, spesso, simili alle nostre. Sedimentano e diventano fondamenta.

Poi, da grandi, non sappiamo come fare. Guardiamo il nostro dolore e ci spaventiamo. Lo guardiamo in relazione agli altri.

Gli altri che riescono.
Gli altri con cui sentiamo di dover competere.
Gli altri che ci sembrano felici e, in realtà, è tutta un’illusione.

Noi grandi dovremmo insegnarlo il dolore, come un fiore che sboccia, prima o poi, e porta qualcosa.
Una riflessione, un cambiamento.

E dovremmo insegnarlo in relazione a se stessi. Senza paragoni, che ci pensa già la società a fare i confronti. A metterci gli uni contro  gli altri. Forse, avremmo tutti meno paura e sapremmo affrontare l’esistenza.

E la storia sarebbe un’altra.
Forse bellissima.

Dovremmo insegnarlo il dolore e non averne paura. Che lui, quando meno te lo aspetti, sboccia.

Come un fiore sotto la neve.
Ci sorprende e ci salva.

Penny
#ilmatrimoniodimiasorella

4 comments on “Dovremmo insegnarlo il dolore.”

  1. Grazie! Bellissime parole che mi hanno dato un bel spunto per aiutare me in primis ma anche la mia piccola nei suoi momenti di dolore (2 nonni e una zia oltreoceano sono spesso la causa di lacrime da questa parte del mare). Un abbraccio!

  2. Belle parole ma attenzione ! Quando piangevo per il mio dolore finivo per non affrontare più i problemi, mi deprimevo e finivo per non aiutare più né me stessa né i miei figli.
    Il dolore deve avere consapevolezza .
    Dopo, asciughiamoci la faccia e corriamo a vivere!!!!!
    Piangere si , ma mai piangersi addosso!!!!

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