Solitamente la cena è il momento in cui noi tre ci troviamo. Spazio di confidenze e risate. Tra una portata e l’altra, vengono fuori, oltre alle critiche sulla mia cucina-che hanno pure ragione-, temi importanti.

Piccola premessa: da quando la mia ventenne ha compiuto diciott’anni ( come se fosse autonoma), il mio ex marito ha deciso di versare a lei il contributo economico di 150 euro ( stabilito in autonomia e non dal giudice) e, altri 150 a me per la piccola.

Ad ogni modo l’altra sera eravamo a cena e il pollo al curry mi era pure venuto bene ?, la piccola dice alla grande: “Non è giusto che io non ho mai un becco di un quattrino e tu, ogni mese, 150 euro da papà”.

“Sì, ma io non chiedo nulla alla mamma” le risponde lei risentita. E lì strabuzzo gli occhi, perché le cose non stanno proprio così, ma sto muta, nel tempo ho imparato che mi conviene non intervenite subito nelle conversazioni tra le due.

“Stai mangiando anche con i miei soldi!” rincara la dose la piccola indicando con gli occhi il mio buonissimo pollo.

Ad ogni modo io sempre muta, anche se quei soldi andrebbero a me, visto che sono io a mantenerle ancora…

“In che senso?” le chiede la grande.

“Nel senso quel pollo l’ha comprato la mamma con il suo stipendio e anche con i soldi che papà le ha versato per me”.

Il suo discorso fila, anche se penso che il padre con 150 euro al mese contribuisce giusto al pollo, pensate che durante tutta l’esteta, una figlia l’ha vista, forse una volta, l’altra nemmeno quella. Così, tanto per dire.

“Ma io li uso per la scuola e per le altre cose!” obietta di nuovo la grande.

“Sì, ma tu mangi e dormi qui e la mamma paga le bollette e il cibo, il mutuo e tutto il resto, pensa se anche io mi tenessi i 150 euro!”.

La grande prova una tenue difesa ma la piccola non molla, così la ventenne, alla fine, ci pensa un po’, mi guarda, la guarda e poi aggiunge: “Quando papà mi versa i soldi possiamo fare a metà”.

“Mi sembra una scelta giusta” dico un po’ commossa.

Mi sono preoccupata tanto per loro, per noi. Che la separazione portasse via tutto, anche il senso di famiglia. Invece, tutte le volte che sono state messe in “contrapposizione” hanno sempre preso una decisione comune. Anche quando al matrimonio del padre, per motivi che non sto qui a spiegarvi, poteva andare una e l’altra no.

Anche in quel caso, anche se ha partecipato solo la maggiore, anche se quella scelta all’inizio ha fatto soffrire entrambe, la grande ha deciso di andare solo dopo averlo concordato con la più piccola.

Il mondo ci chiede spesso di competere, lo fa la società, lo fanno ahimè anche i padri e le madri, inconsapevoli o meno, eppure essere capaci di educare alla sorellanza e fratellanza è salvifico.

Mentre finivamo il nostro buonissimissimo pollo ? , la piccola era già proiettata su una carta di credito, così, le due, discutevano come, quando e dove passare quei miseri spiccioli.

Le guardavo e tra di me pensavo, fino a quando saranno capaci di essere insieme nelle scelte, il mondo sarà più facile da affrontare. Anche le brutture. E lo so bene perché tra me e mia sorella funziona proprio così.

Le guardavo e pensavo che nella vita capitano cose, come la separazione, la sofferenza, il dolore, ma se scegliamo di fare la cosa giusta, anche se è la più difficile, alla fine, i conti tornano.

Torna tutto. Una famiglia, due figlie capaci di essere sorelle, l’amore tra di noi.

Penny❤️

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