Non ci piacciamo mai o poco, molto poco. Se diciamo il contrario, mentiamo o siamo fortunate.

Combattiamo da sempre con il nostro corpo. Da sempre vorremmo essere altre.

Da sempre compriamo creme che lasciamo marcire sul comodino o spalmiamo instancabili neanche fossero miracoli.

Non ci spogliamo mai completamente, e se possiamo ci infiliamo di corsa sotto alle coperte. Quasi tutte.

Siamo instabili sui tacchi. Quindi, scarpe raso terra, anche se ci piacerebbe portarci a spasso con sicurezza. Quando lo facciamo sono feste comandate o matrimoni.

Vestiamo prevalentemente di nero. Smagrisce.

Cerchiamo una perfezione che non esiste. Eppure nel nostro immaginario è lì, appoggiata su di noi e non ci lascia in pace. Come una mosca che ronza. La bastarda.

Ci guardiamo allo specchio e l’occhio cade sempre sullo stesso punto: la pancia, i cuscinetti, la cellulite.  Come un’ossessione, e fossimo concentrate tutte in quei buchi.

Negli anni, di ossessioni, se ne sono aggiunte altre. Non procediamo mai per sottrazione, purtroppo. Un po’ come i chili, le preoccupazioni, le cose da fare.

Una cosa è certa: ci piacciamo di più ora che vent’anni fa.

Abbiamo imparato a conoscerci, sappiamo che staremo sempre a dieta. Ogni dieta inizia di lunedì e finisce lo stesso giorno.

E sappiamo anche a cosa ci serve questo gioco: distrarci un po’ dalle preoccupazioni della vita.

Essere concentrate sulle cose di noi che non vanno ci aiuta a fare orecchie da mercante sulle altre. Quelle importanti.

È una buona tecnica. Ci vogliono anni di esperienza sul campo.

“Domani sono un’altra” diciamo con convinzione. E poi siamo sempre le stesse, e il giorno dopo ancora.

Cibo come anestetico. Lo sappiamo bene che non si dovrebbe. Eppure consola. Consola ma non basta.

E inganna.

Il tempo, grazie a Dio, ci concede un’immagine diversa di noi. È come se iniziassimo a vederci, forse per la prima volta. Buffo farlo a metá strada!

Le nostre figlie ci osservano e lo fanno con clemenza. La stessa che vorremmo su di noi, perché questo non piacersi é contagioso. Passa di generazione in generazione. Un’ereditá che non avremmo voluto lasciare.

Qualcuno dovrá darci un taglio prima o poi!

La vecchiaia può essere una salvezza. Concedersi il tempo di avere un corpo da portare che parli di noi. E di quello che siamo state.

Ci dovremmo dare un tempo per stare a dieta, non oltre i 60 anni, ma sappiamo già che trasleremo in avanti.

Non dobbiamo avere paura dei segni, ma vorremmo non aver perso così tanto tempo. Tempo di vita alla ricerca di una forma asciutta, di un ventre piatto.

Quel tempo che ci permetteva di esserci nelle cose.

Dovremmo chiederci quello che non va, invece di essere ciò che non siamo alla ricerca di diete miracolose o fanghi in cui immergerci.

A volte dovremmo immergerci la testa. Ci farebbe meglio.

Dovremmo farlo una volta per tutte. Per noi, per il tempo che ci rimane. Per le nostre figlie che imparano ad essere donne. Speriamo nuove.

Esserci nel nostro corpo e nelle nostre anime. Che poi sono un po’ la stessa cosa.

Esserci tra la dieta del minestrone, un gelato alla crema e il vestito della modella che a noi sta di merda.

Dovremmo guardare la nostra bellezza con rispetto. Portarla in giro con coraggio. Siamo quello che siamo. Credo stia lì il segreto.

Penny

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