Eccomi. Uscita. Ho ripreso a respirare. Stanotte ho dormito tre ore. E stamattina sono andata in bagno quattro volte. Ora mi sono buttata in un bar, il primo che ho trovato, e ho sorseggiato il mio caffè e mangiato una brioches per compensare lo stato d’ansia. E tornare alla vita. .

Per i cittadini come me che pagano le tasse, cercano di seguire le regole, non prendono multe, insegnano che cos’è la legalità e ne concepiscono in pieno il valore, andare in tribunale non è una passeggiata. Prima delle separazione non mi era mai successo.

Tutte le volte so che starò male. Che devo lottare contro la voglia di rinunciare, di scappare a gambe levate. Di dire basta a emozioni e sentimenti che mi distruggono e che mi portano via ore e giorni di vita.  È l’unica situazione in cui mi prendo un calmante. 

Prima di entrare il mio compagno mi ha chiamato: non sono normale, gli ho detto, sto troppo male, le gambe mi tremano, mi viene da vomitare.

Sì, che lo sei, mi ha risposto lui, sei umana e certe cose per le persone come noi non si fanno a cuor leggero.

Oggi non si è concluso nulla. Cambierà il giudice per motivi che non sto a spiegarvi e l’udienza è stata rinviata a novembre.

Tutto ricomincia. Dovrò spiegare ancora chi sono. Dopo otto anni. Cosa chiedo. Di nuovo.

Non sono ricca, lo sapete. Questo mese mia sorella mi ha prestato dei soldi per arrivare al 23, altrimenti non ce l’avrei proprio fatta.

È umiliante a 46 anni dover chiedere, anche se si tratta di mia sorella, anche se qualche giorno dopo quando le ho domandato se potevo ridarglieli più avanti, mi ha risposto: non ti preoccupare come fossero un dono, se ne ho bisogno te li chiedo. Inutile dire che ho pianto, per il sollievo, per questa sorella che c’è sempre e mi sostiene, nonostante i contrasti, le liti, le divergenze.

Questo mese ho anche dovuto usare i soldi che mia madre ha regalato alla mia piccola per il suo compleanno, non erano molti, è la piccola che me li ha offerti. Glieli darò appena riesco, lei lo sa.

Ogni tanto mi prende un’incazzatura pazzesca, perché penso che non si smette di essere genitori e la lotta non deve essere tra di noi. E non c’è una lotta, ma, in qualsiasi separazione, ci sono dei figli che hanno dei diritti. Come quelli al mantenimento.

Prima che un uomo mi attacchi dicendo che le donne portano via tutto, vorrei precisare due cose.

La prima è che la casa dove vivo è mia. Un bel mutuo totale di 25 anni. La seconda che nel momento in cui ci siamo separati eravano in affitto ( 800 euro al mese) che ho continuato a pagare da sola fino a quando non ho dovuto cambiare appartamento in quanto ero alla canna del gas.

La terza è che la casa che avevamo insieme è stata venduta e il ricavato è stato diviso perfettamente a metà. Nonostante i miei avessero contribuito in denaro e per mobili vari.

Le mie girls mi dicono: c’è il frigo vuoto! E non hanno tutti i torti. 

Ieri sera si fb ho davvero ricevuto mille carezze, pensieri, comenti in privato che mi hanno commossa. E penso: ma siamo tutte ex mogli stronze? Ma è possibile che tutte rivendichiamo diritti che non dovremmo rivendicare? Pensate che non abbia cercato delle mediazioni in tutti questi anni. l’ultima pochi giorni fa per messaggio. Nemmeno una risposta.

Abbiamo così voglia di stare male, trascinarci in tribunale, vomitare, prenderci un calmante, sottostare a questo tipo di torture?

Io credo di no.

La cosa buffa è che ci sarebbe un modo per far dare ai figli ciò che gli spetta ( un mantenimento che i giudici stabiliscono in base al reddito non a casaccio, nel mio 600 euro per due comprensivo di tutto, spese straordinarie!) attraverso un’ azione legale che si chiama Precetto. E dopo il Precetto si fa una specie di ingiuzione. Peccato che ci vogliano dei soldi e che io ad esempio non li abbia. E non credo avrò mai. 

La giustizia è per i ricchi? E qualcuno lo sa. Quindi niente di intestato.

Come si fa ad andare avanti?

Come si deve muovere una donna, madre di due figlie, che non hanno particolari pretese, che stanno crescendo ed escono ogni tanto, che vanno a piedi per non pagare il biglietto dell’autobus, che si pagano parte delle ripetizioni ( una delle due ricordo che fa in liceo) facendo le bebysitter? Che hanno bisogno di libri, che fanno un’attività sportiva semplice. Che si vestono. E poi c’è la mensa. E la farmacia…le spese mediche…il materiale scolastico…il cibo…

Quando la grande esce il sabato sera con le amiche o mangia a casa e poi le raggiunge o le posso dare 5 euro. Quale famiglia con madre e padre sotto lo stesso tetto non ne dà almeno 10 euro?

Sono una pazza, una stronza, una merda che vuole vedere il suo ex marito sul lastrico? Ex marito che ha un altro figlio, un lavoro, una compagna e non vive in macchina, ma in un appartamento dignitosissimo? Che manderà suo figlio all’asilo, gli pagherà le attività sportive, le spese mediche…

Ve lo dico io cosa fanno le donne come me. Spesso rinunciano. Estenuate dai tempi lunghissimi della giustizia. Dai ricatti. RINUNCIANO.

E, a volte, lo vorrei fare anch’io.

Oggi, una di voi che mi vuole bene mi ha scritto: Non alimentare il suo potere. Smetti di nutrirlo e vivi.

E ancora un uomo sulla pagina facebook mi ha scritto: insegna alle tue figlie a lottare per l’amore e non a combattere per l’odio.

Come hanno ragione! Spingo le mie figlie verso il rapporto con il padre anche se lui crede che non sia così. Le spingo disperatamente a mantenere un contatto.

Io non lo odio. Io non alimento il suo potere. Io desidero che mantenga le sue figlie. È molto diverso. 

Io cerco di sopravvivere e, a volte, non ce la faccio. Trovo strategie e risorse in amici, mi indebito, lavoro di più se posso, ma poco, perché noi statali, lo sapete non possiamo nemmeno andare a portare le pizze, altrimenti lo avrei già fatto. 

E cerco però di avere giustizia. Sbaglio? 

Me lo domando spesso. Ma io sono questo, insegno ai miei bambini la legalità e voglio essere coerente,  non voglio cedere alla paura, al ricatto del sentirmi male ogni volta. Forse le cose non cambieranno.

Ma potrò dire di averci provato. In ogni caso, ripeto, questa non è la mia guerra e sono stufa di sentire uomini, penso agli ultimi post del tipo di Zelig, che danno tutta la responsabilità all’altro.

Siamo le nostre azioni. Prima e dopo la separazione. Lì esce la nostra anima. E io voglio potermi guardare allo specchio e pensare di essere una buona persona. Anche se qualcuno penserà il contrario.

Scusate lo sfogo. Vi affido questo pezzo di me che sa tanto di dolore. Ma scrivere mi aiuta, spero che in qualche modo vi possa essere utile. Cercate di non generalizzare, ogni storia è a sé, ogni racconto è diverso.

Questa è la mia. 

Grazie davvero della vicinanza. 

Penny

16 comments on “La separazione non è una guerra. Non per me.”

  1. Aspettavo il tuo post come si aspetta il messaggio di tua sorella alla fine di un intervento importante!
    Ti sono stata vicina,,, e lo sono anche ora.
    Non molliamo, dobbiamo essere coerenti e andare avanti, anche con le ultime briciole di energia.
    Aspettiamo novembre, non sei sola.
    Abbraccio forte♥️

  2. Buonasera Penny, il Suo scritto ha purtroppo avuto per me un timing perfetto. Venerdì, questo venerdì ho un incontro con avvocato ed ex marito per tentare una mediazione, che richiederà per me un antinausea. Vivo con le mie due ragazze adolescenti, che come le tue Girls, hanno imparato a non eccedere nelle richieste. Lavoro, un buon lavoro, che da solo non basta mai (giusto oggi rientrando ho pensato che la spazzatura di quest’anno la pagherò con la tredicesima, perché ahimè sto pagando l’avvocato a rate. Ebbene sono diventata la mamma delle rate, perché altrimenti come si fa…So già che venerdì sarà un incontro dove io andrò con in corpo qualche goccia di lexotan per assorbire e speriamo farmi rimbalzare tutti gli insulti sul fatto di non essere una buona madre e che e’ già tanto se mi tengo tutto gli assegni familiari io… La casa in cui viviamo l’ho comprata io, ma il mio mutuo a differenza del Suo e’ per 20 anni… insomma nella mia testa oramai sempre pensante giorno e notte mi dico “ perché mai un padre vuole gli onori e non gli oneri”. Rileggerò il Suo scritto forse per non sentirmi sempre sola in queste battaglie quotidiane del “ ragazze stiamo attente per che queste mese siamo in rosso sul conto”, ma è poi giusto che loro sappiano cosa vuol dire… per noi tre più che giusto ci fa arrivare ad ogni fine mese. Grazie e continui per favore a condividere e magari le farà piacere sapere che mi farà sentire meno sola. Spero di dormire questa notte è spero possa dormire anche Lei. Las

    • Grazie cara Las, ogni parola e sentimento espresso dal suo scritto mi è conosciuto. Mi sono familiari i tentativi di lasciar scivolare parole, come se i diritti dei figli fossero pretese, come fossimo “ladre” capaci delle peggior cose. La frittata viene ribaltata e alla fine, noi, siamo le colpevoli. Io ho sopportato fasi, momenti, avvocati del mio ex marito che si sono succeduti ( tre per la precisione) e tutte le volte ho ricominciato a spiegare. Ogni volta. Non mi sono mai persa d’animo, a parte questa volta, otto anni di vita sono tanti e mi chiedo come dare un taglio a questa sofferenza. Perché, a volte, non ne posso più. Poi penso alla persona che sono, e resisto. Non so in nome di cosa, forse di un bene comune di cui probabilmente nessuno si accorgerà. Pazienza, le mie figlie sapranno che ho cercato di fare le cose giuste, essere dalla parte giusta, non quella che frega, ma quella che tenta di seguire la legalità. Ci provo. Non essere da sola è una consolazione. Grazie Penny

  3. Io ti capisco. Io ti sono vicina. Io capisco la tua rabbia e la solitudine di questo dolore e di una giustizia che non tutela nessuno, ma come dice Tiziano…il sole esiste per tutti. Un bacio

  4. Cara Penny, non so che cos’è un divorzio, se non per averlo “vissuto” con amiche e amici, ma so che cos’è un’ingiustizia. Di fronte ad essa mi funziona sempre non coltivare risentimento dentro di me, per poterla affrontare con l’energia utile a non lasciarmi sopraffare. Ti sono vicina, e, come era abitudine fare insieme a bambini e bambine per situazioni di difficoltà e sofferenza, ti mando un pensiero di energia. Se ci comunichi la data del prossimo appuntamento ti invierò anche un mio compagno di avventure! Un abbraccio. Emanuela

    • Cara Emanuela, questa cosa dell’energia è meravigliosa, non so come ma la mia è sempre in fondo ai piedi…comunque la data è il 10 novembre. Aspetto il tuo amico, anche se mi sa che ci vorrebbe una folla! Grazie Penny

  5. non penso che sbagli Penny, abbassare la testa e cedere, per paura, per stanchezza, lo sarebbe.
    Non credo ci sia molto da dire, almeno a me non viene alcun pensiero particolare, possiamo dibattere sulle ingiustizie del sistema giuridico, o sulla irresponsabilità di un uomo, ma credo che aiuterebbe poco e che poco potere abbiamo noi su questi fattori, possiamo solo scegliere come confrontarci con la realtà e decidere, in base a quelle che sono le nostre risorse emotive e non solo, come reagire.
    Per quanto mi riguarda posso solo manifestarti il mio appoggio e la mia stima e credo che il tuo comportamento sia l’unico in grado di cambiare qualcosa, se possibile.
    Purtroppo spesso le separazioni finiscono per essere delle piccole guerre, da un lato mi stupisce come le persone che fino a poco tempo prima condividevano il progetto più importante poi si ritrovino a sentirsi come nemici, su fronti opposti, quando invece è cambiato “solo” il livello del sentimento, siamo cambiati noi, senza però arrivare ad odiare o a provare risentimento, capisco però anche che si parla di sentimenti e di persone ed a volte questi vengono feriti e delusi così nel profondo che può accadere che rabbia e rancore prevalgano. Questo però dovrebbe comunque rimanere nei limiti del rapporto tra le persone, e non dovrebbe mai, almeno a mio parere, sfociare nella mancanza di cura e amore verso i figli, se no si è andati oltre e si viene meno al vincolo e al patto con loro
    Ti auguro di non perdere la speranza, di mantenere intatta la voglia di lottare, di chiedere aiuto e di aprire il tuo dolore agli altri.

    • Ciao, mi sa che possiamo poco. Ci sono situazioni per cui non tutto dipende da noi. Io ci ho provato e ci sto provando, se fossi economicamente abbiente probabilmente avrei già rinunciato. Il gioco non ne vale la candela. Lui è responsabile delle sue scelte, io delle mie. Il problema è che non arrivo alla fine del mese e a rinunciare sono le mie ragazze. Anche lì, mi chiedo se la strada intrapresa sia quella giusta, perché sono sicura che se gli avessi detto: va bene non mi dare niente (che poi non li dà a me), lui sarebbe stato più disponibile con le figlie, quindi mi sento in colpa. Ma siamo le nostre azioni e credo che quello sia il suo animo. Lui era così anche prima della separazione, solo che io non lo vedevo. Come puoi notare oscillo continuamente tra sentimenti contrastanti sperando di non fare troppi casini. L’unica cosa che posso fare è parlarne, riflettere e ragionare. Forse è già tanto. Chissà! Grazie come sempre del tuo punto di vista. Penny

  6. Coraggio!!! Le guerre nascono dall’egoismo;una vendetta personale contro l’altro ma dai figli non ci si separa mai. Se il centro fossero i figli e non l’orgoglio non ci sarebbero tribunali a loro dobbiamo pensare e combattere per i loro diritti ad avere entrambi i genitori vicini e partecipi della loro esistenza.
    Personalmente mi chiedo come certe ex siano riuscite a neutralizzare i loro ex economicamente.a me non è riuscito..non ci ho neppure provato.

    • Sai che ti dico? Non so chi ci sia riuscito, spesso molte di noi rinunciano subito. Forse le persone molto ricche, io personalmente non ne conosco. Conosco molti uomini che si fanno in quattro per i propri figli, che pagano gli alimenti con regolarità e la separazione, alla fine, non è così traumatica. Alla fine i figli stanno bene ed è quello che dovrebbe interessare a tutti. Cara unica Meteora della mia vita ti abbraccio. Penny

  7. Mentre leggevo mi è venuta una riflessone…..a parte lo schifo per una società dove se una donna vuole scegliere per se stessa , passa dalla parte del torto, dell’egoista , o peggio, e vaglielo a spiegare al mondo (non solo agli uomini ma anche a molte donne che proprio non riescono a provare sentimenti di sorellanza) che anche se hai un lavoro e ti passano un mantenimento di 600 euro al mese, mantenere una casa e due figli da sola ti costringe comunque a ridimensionare drasticamente il tuo stile di vita…….a parte questo la mia riflessione va ai padri separati che hanno associazioni che cercano di tutelarli procurando una casa e una vita dignitosa a questi padri che non riescono più a mantenersi dopo una separazione. Esistono cose analoghe per le mamme separate?
    Avresti bisogno di qualcuno che ti possa seguire in patrocinio gratuito?
    Se posso aiutarti scrivimi alla mail che ho messo sotto……

    • Il problema cara Silvia è che la colpa è nostra e quindi dobbiamo pagare. Siamo noi che vogliamo rompere il vincolo, siamo noi che facciamo soffrire i figli. Tutta colpa nostra, per noi nessuna associazione. Per fortuna non tutti gli uomini sono così. Ci sono padri coscenziosi…io ne conosco tanti. Ora ad esempio devo pagare le ripetizioni sia di greco che di latino ( 25 euro all’ora) mica ti fanno le ricevute! Poi, per quanto mi riguarda nei 600 euro ci deve stare tutto dentro: facciamo due conti? È un disastro. Grazie per l’aiuto, per il patrocinio graruito devi avere un reddito bassissimo. Io pur facendo l’Isee ed essendo in fascia bassa mi sa che non ci rientro.
      Grata per la sorellanza che fa bene. Un abbraccio Penny

  8. Scusa, sono giorni terribili per me, questi, e non riesco a seguirti come vorrei. Ad ogni modo, e certo che fai bene con il Precetto! E’ un tuo diritto! Ci mancherebbe. Te lo dice uno che non l’ha fatto con la madre delle sue figlie, ma, si sa, si è sempre più bravi a dare consigli agli altri, che affrontare i propri mostri. E il tipo di Zelig, io lo conosco, bravissima persona, per carità!, però le cose che racconta non sono poi mica tanto vere. Certo, se è un modo per riprendere a fare serate, magari finisce che qualcosa alle madri dei suoi figli dà pure. Me lo auguro. Che poi, bisognerebbe far notare che se lui non provvede ai suoi figli, chi ci deve pensare? Le madri, naturalmente! Loro devono andare a lavorare, mica lui! Lui è artista! Okay, mi fermo. Anche per me è un argomento che mi fa perdere il lume della ragione.

    • Non ti scusare, non qui, non con me. Cerca di stare bene e non farmi preoccupare, direi che è l’unica cosa di cui mi può davvero importare. Hai capito? Ti abbraccio Penny

Rispondi