Due anni dopo la separazione io e il mio compagno abbiamo deciso di vivere insieme, unendo le forze.
Eravamo entusiasti. Una voglia matta di sperimentare la quotidianità, quella in cui ti svegli accanto alla persona che ami, fai la spesa, ti ritrovi la sera. Quella per cui abbiamo lottato tanto.
Due figlie io, due figli (maschio e femmina) lui. Stessa età.
Prima di iniziare la convivenza ci siamo fatti una promessa. Se tra i nostri figli non avesse funzionato avremmo fatto un passo indietro.
Lui ha preso una casa, non tanto grande per noi sei, molto carina. L’abbiamo messa su insieme dopo ristrutturazioni e traslochi. Finalmente avevamo una cosa nostra.
Siamo stati bene. I ragazzi erano contenti. Noi stremati.
Si potrebbe dire: vissero felici e contenti. E invece no.
Cucinare per sei, lavare per sei, districare gelosie non é stato facile per nessuno dei due anche se abbiamo avuto momenti molto teneri che ricorderemo per sempre.
Ma i figli suoi non erano miei e viceversa, due relazioni con l’ex coniuge completamente differenti, cosí come le modalità educative. Lui padre con i suoi figli. Io madre con lei mie. E non sono proprio la stessa cosa.
Combinare le vacanze un’impresa epica, partire pure. Una macchina in sei, ovviamente la sua, in cui abbiamo rischiato parecchie risse durante i viaggi.
I suoi figli stavano una settimana sí e l’altra no, le mie da quasi sempre, a sempre.
Spazi per noi come coppia nulli, se non la sera dopo cena, e potete immaginare con che entusiasmo.

Casa nostra è diventata un porto di mare. Gli adolescenti spuntavano come funghi, siamo arrivati a otto in una sola sera. Ognuno con le proprie esigenze che abbiamo cercato di rispettare. Sacchi a pelo ovunque. Ogni tanto ci sembrava di essere una comunità d’accoglienza.

I suoi figli piuttosto silenziosi, più impliciti nelle azioni, le mie chiassose e più litigiose. Chi mette tavola, chi sparecchia… loro si rimbalzavano i compiti e ognuno di noi due tendeva a difendere i propri figli, a non essere obiettivo. Lui un calabrese per cui il “cucinare” è cura, io, una genovese per cui un piatto unico è più che sufficiente.

Sarebbe stato bello se avesse funzionato. Ma la vita non ha previsto per noi una linea dritta su cui stare in asse.

Abbiamo parlato e pianto un po’. Cercando di capire come poter stare insieme senza perderci, salvando il salvabile.

Era chiaro che nessuno dei due poteva modificare il rapporto con i propri figli, se non per alcuni aspetti che risultavano marginali. Troppe variabili in gioco, istanze, necessità personali.

Quando abbiamo deciso di separarci di nuovo gli amici erano molto preoccupati, i ragazzi pure, anche se le mie sentivano la necessità di uno spazio tutto loro e io, a suon di mediazioni, ero diventata una sardina.

Sono bastate le parole per spiegare che l’amore non ha regole definite di per sé. Che possiamo avere due case ma amarci lo stesso e condividere parti importanti delle nostre vite. Essere punti di riferimenti per tutti e quattro i figli, tenendo fermo che i suoi hanno un’altra madre e le mie un altro padre.

Così, eccomi qua, in 46 metri quadri, per ora condivido un divano letto con la mia girl più grande, finché non sarà pronto il suo, e mi sento soffocare.

La girl più piccola si è appropriata della camera, la grande della sala, io mi ritrovo in cucina…che non è proprio il luogo che amo. Un bagno in tre che sembra un ascensore.

Ho un po’ di vestiti qui e un po’ dal mio compagno, che abita il palazzo a fianco. Viaggio da una casa all’altra attraverso un tetto, ma so precisamente dove sono e cosa ho conquistato.

Anche se non sono sposata e non ho una famiglia allargata.

Ho un amore, una casa, due girls che adoro. E me stessa. Il che non è poco.

Penny

14 comments on “Non parlatemi di famiglia allargata! Due case. Un amore. Quattro ragazzi.”

  1. Ahh sei fantastica! Infinita, intera, ma capace di farti pezzettini di puzzle. Mi piace come pensi, provi e fai le cose… E come sai starci dentro (o fuori!). Grazie di cuore!!!

    • Bisognerebbe dirlo a chi mi sta vicino. Sono complicata, contorta e complessa. Ma ti ringrazio. Fa bene sentirsi dire certe cose. Un abbraccio Penny

      • Ciao penny , in realtà il mio nome è Ida…Mamma punk è un Nick che uso da quasi 20 anni…Anni fa ero decisamente punk, poi gli eventi della vita per forza di cose ti cambiano, l ideale resta quello ma modificato 😉 insomma tre figli fanno si che tu sia un po’ diversa.

  2. Anche nel mio caso – diverso poiché io e mia moglie abbiamo una figlia in comune ma io ho due figlie da un precedente matrimonio, di cui sono l’affidatario – si è arrivati ad una rottura dopo anni da incubo, però è stata la mia maggiore ad andarsene e a sparire. Ora, ad esempio, quando mia figlia A. parla di me con altri (con me non più da 1 anno), mi chiama per nome poiché dice che non sono suo padre, sono uno qualunque. E non ne parlo con mia moglie per non litigare. E io mi sento solo. Forse è per questo che scrivo qua, e non so nemmeno perché… Chi si sfrega le mani è il mio analista e mi chiedo: “E quelle/i che non se lo possono permettere, come fanno ad elaborare? Con chi ne parlano? Ce la faranno?” Grazie.

    • Ciao Felice, bentornato…non oso immaginare come si possa stare quando un figlio non ne vuole sapere di te…ci credo che ti senti solo, perché se lei é grande, il rapporto ormai si gioca tra pari, e non avere alleati é dura. Ti dovessi dire neanche io so perché scrivo qui e confido me stessa a persone di cui non conosco i volti. Ma forse il confronto, in questa societá che ci isola, aiuta tutti. Credo.
      Come credo che chiamarti per nome sia un modo per ferirti e se tua figlia ti vuole ferire, vuol dire che sei lí, ancora con lei in qualche modo.
      Non é una consolazione lo so, ma credo che il dolore più grande non sia quello di avercela con te, ma quello di non aver risolto delle cose nella sua vita. Questo é un vero dispiacere. Tu immagino, non conoscendo la storia, possa essere un bel capo espriatorio per non mettere mano alle cose che non vsnno.
      Non so perché si sia allontanata da te, quanto abbia influito la tua ex moglie o il fatto di esserti formato una nuova famiglia, ma tu non mollare.
      Scrivile, lo sai fare bene. Una lettera ogni tanto, quelle che arrivano per posta. O un diario in cui le spieghi e, magari, un giorno glielo darai. Saprá che hai pensato a lei.
      Non importa se non ti risponderá, ma tu avrai fatto tutto il possibile.
      L’amore per i figli é cosí, a volte va in un’unica direzione. D’altronde é la forma più alta di amore. Li amiamo, nonostante tutto.
      Ti abbraccio, non so cosa spero, non ho ricette, lo sai. Ma ascoltarsi fa bene.
      Un abbraccio. A presto Penny

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