I figli non sono voti. Niente di piú vero. Eppure dentro ai voti qualcuno ce li infila.

A testa in giú. Li schiaccia in uno schermo e li fa diventare numeri.

Giorni di pagelle elettroniche e scrutini. Ore di attesa e agitazione. L’uscita dei risultati è una catena di Sant’ Antonio perfettamente riuscita. Nella speranza che giustizia sia stata fatta, che qualcuno sia sulla stessa barca, morto e sepolto dalla scuola. Oppure in salvo.

Parecchi di noi, e per noi intendo i genitori, si stanno tormentando per l’anno perso. Una rimandatura, due, se non tre. Le invalsi. Le prove d’esame. Un cinque che poteva essere sei, e così via.

Ci sentiamo pessimi e ci chiediamo cosa potevamo fare di più. Dove abbiamo sbagliato.

Niente. Proprio niente. Ve lo dico io anche se non sono un Profeta.

Altri si sentono sollevati per il pericolo scampato o per la scheda eccellente del proprio figlio.

Vorrei parlarvi con il cuore in mano, il cuore di chi ha due figlie con disturbi d’apprendimento. Il cuore di chi ha visto bambini bravissimi idolatrati dai genitori perdersi per strada. Bambini incasinati raggiungere obiettivi importanti.

C’é speranza per tutti. Se date fiducia ai vostri figli.

I figli non sono voti. Dovremmo ricordarcelo in un caso o nell’altro.

E non dirci: mi dispiace per lui.

Ci dispiace per noi. Siamo sinceri. Lui ce la fará.

Spesso siamo noi a non farcela. Il giudizio incombe come una spada di Damocle sulla nostra testa. E ci fa sentire dei genitori incapaci. Contro i bravi bravissimi che spuntano come funghi dietro ad ogni angolo in queste occasioni.

Lui. Quel nostro figlio distratto, poco dedito, o magari no. Incostante, con ansia da prestazione o un po’ menefreghista. É nostro. Dalla testa ai piedi, per modo dire.

I figli non sono voti e neppure noi genitori. Possiamo respirare. Dobbiamo respirare.

Non siamo i loro quattro, e neppure i dieci.
Che si sollevino i primi e non si deprimano troppo gli altri. Quelli che sbandierano ai quattro venti i risultati, e portano a casa la vittoria. Esponendo il figlio nella parete sopra al camino.

Nessuno fa bingo.

Dovremmo ricordarcelo, soprattutto noi che abbiamo figli in rincorsa sempre. Zoppicanti.

Dovremmo saperlo che la competenza non passa solo dal sapere e non ci dovremmo accontentare di cercare solo quella. Non basta.

Esiste una competenza a cui dovremmo guardare, oltre l’italiano, il latino, la fisica o il resto.
Si chiama competenza umana.

Quella che fa dei nostri figli delle brave persone.

Quella che permette di avere scossoni, tornanti e salite. Ma li salva, e ci salva da un mondo che valorizza solo i vincenti.

Si chiama rispetto, attenzione, cura per l’altro. Intelligenza emotiva.

É una competenza che ci é necessaria sempre. Fuori e dentro la scuola.
Che prevede relazioni autentiche e generositá verso l’altro. Saper stare al mondo.

Quando i nostri ragazzi ci dicono: “Ma’ la scuola non é tutto. Lasciami in pace”. Hanno ragione.

La scuola é tutto per noi genitori, quando non abbiamo altro.

Quando il metro per guardare e valutare i nostri figli sono quei numeri matematici che ci assolvono o condannano.

Ecco perché i risultati diventano tragedie. Ci valutiamo.

É piú facile stare lí, dentro a quel risultato scolastico, che scovare attitudini, capire fino in fondo chi é nostro figlio. É richiesta pazienza e perseveranza. Un lungo viaggio verso l’accettazione. A volte dura per sempre.

Se mio figlio si prende un quattro in pagella ma è attento a non fregare il suo compagno, amico, non lo scavalca e non fa della furbizia la sua forza, allora posso essere felice.

Se si guarda intorno ed è curioso, se si intristisce quando vede un suo coetaneo con la pelle più scura davanti a un supermercato a chiedere l’elemosina e si fa domande. Se è capace di stare con se stesso. Fallibile ma sereno. E fa dell’umanità la sua fortezza, posso sollevarmi.

Non tutti siamo capaci. Non nello stesso momento. Alcuni faranno fatica sempre. Anche da grandi. Alcuni partono in svantaggio già nella pancia.

Saranno perdenti? No.

Perderanno tanto e, a volte, vinceranno. Ma in relazione a loro stessi. E per quanto mi riguarda non saranno mai trofei. Non per me. Non sulle pareti di casa mia, che tra l’altro sono poche.

La mia girl grande é stata rimandata. Una materia con il 5. Lei gioiva, ne rischiava due. Fino a un mese prima ne rischiava tre.

Mi ha chiesto se ero contenta. Lo sono solo perché mi stresserá meno. Ma lei, con o senza materie, avrebbe avuto lo stesso valore. E io pure.

A volte una bocciatura serve molto, altre a poco. A volte é meritata, altre ingiusta. Ma non é cosí anche la nostra esistenza?

Sono prove di soppravvivenza.

La scuola non é un indicatore di felicitá e riuscita nella vita. Per lo meno non l’unico.

La competenza umana sí. Cerchiamo quella, quando il resto non é visibile agli occhi.

Lasciamo ai genitori vittoriosi i loro dieci.Noi prendiamoci gli scarti.
Quegli scarti che fanno la differenza nella vita.

Siate i vostri figli, mi verrebbe da dire.

Siate un quattro, ma come diceva qualcuno che ha avuto il suo peso nel mondo, il miglior quattro che possiate essere.

Buone insufficienze a tutti.

Dá lí si parte. Chi é giá arrivato si é perso.

Siate felici di voi, e dei vostri figli. Nonostante la scuola, che prima o poi finisce.

Il resto é esistenza. O resilienza, come dir si voglia.

Che sia un’ estate buona. Perché, probabilmente, l’anno prossimo saremo ancora a qui a dirci le stesse cose.

Un abbraccio Penny

 

 

 

6 comments on “Siate i vostri figli. Mi verrebbe da dire. Non la pagella che vi portano. L’esame che superano. Il voto che sono.”

  1. I miei bimbi sono alle elementari, quindi la questione voti dovrebbe essere più leggera, quasi inesistente, non ci sono nemmeno i cinque… Eppure rimango basita perchè molti genitori si aspettano sempre nove o dieci, perchè “gli argomenti sono semplici”! Sono semplici per noi, ma non per i nostri bimbi che li stanno affrontando adesso. Un sei è considerato un’eresia, è per forza la maestra che ha sbagliato, e si corre a brontolare con lei come fosse un’insufficienza non meritata…
    E rimango ancora più basita quando i miei bimbi mi dicono “Perchè non ti arrabbi se prendo un voto basso? Il mio amico mi dice che se torna casa con un voto basso la sua mamma gli urla e lo mette in punizione!” Sono senza parole, siamo solo alle elementari… spero che siano casi isolati.
    Io ai miei bimbi sto insegnando che se tornano con una verifica con un sette invece che nove come i compagni, vuol dire solamente che gli argomenti affrontati non li ricordavano bene, oppure non hanno approfondito le risposte. E gli chiedo “hai capito dove hai sbagliato? Cosa potevi fare meglio?” E che basta rileggere le correzioni fatte dalla maestra, che le fa proprio per far capire gli errori e quale era la risposta giusta.
    A volte mi sembra di essere io l’aliena, la strana…

    • Sono fortunati i tuoi bimbi, e anche le tue maestre. Non sei strana, sono gli altri genitori che sono insicuri e hanno bisogno di cercare il “successo” nella vita dei figli. Teniamo duro. Baci

  2. Bello. Da appendere al muro e rileggere, ogni volta che arriva un 4, o un 10. che io, per esempio, di figli ne ho un per tipo e troppo spesso mi dimentico, appunto, che loro sono loro e non i loro voti.
    Grazie per la riflessione

    • Grazia Gaia, spesso noi genitori ci perdiamo più dei figli. Per la paura che falliscano, perché pensiamo al loro futuro. Come potessimo controllare e governare tutto. Invece la vita scorre, al di là della scuola, per fortuna. Un grande abbraccio Penny
      ps grazie per avermi scritto.

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