Pensiamo di non far bene mai. Pretendiamo sempre di più. In un vortice che ci chiude il respiro.

Non siamo mai contente. Gli uomini lo dovrebbero sapere. L’urgenza del “fare” ci accompagna e ci piega le ginocchia. Se ci fermiamo siamo fottute.

E sì, ogni tanto, vorremmo sentirci dire che siamo brave bravissime perché noi non sappiamo dircelo.

Siamo piene di imperativi. Cerchiamo consigli pronti all’uso. Come qualcuno potesse dirci come vivere la nostra vita. Ed essere migliori.

Come noi pretendiamo da noi stesse.

Contiamo i passi, cambiamo diete, cerchiamo corsi di rilassamento con nomi sempre più impronunciabili. Mangiamo vegano, che ci fa anche un po’ schifo. Facciamo meditazione con il cervello che non ci dà tregua. Troviamo un guru e pensiamo: ecco, vorrei essere così. Come cazzo fa?

Siamo in affanno. Alla ricerca di ciò che è utile, giusto e ci fa produrre il meglio. Così ci hanno insegnato. Dobbiamo stringere tutto in un palmo della mano.

Che il tempo lo perde il diavolo, diceva mia nonna.

Vorrei fare qualcosa di inutile e farlo per me. Non essere obbligata a riuscire. A rispondere alle aspettative. Niente pranzi succulenti alla giornata degli scout, niente crema del giorno e della notte. Che intanto, diciamolo, ci fanno solo spendere dei gran soldi.

Vorrei non garantire niente, né indirizzare i pensieri. Riposare la mente e dirmi: va bene così. Se la pasta è scotta, se quel lavoro non era proprio il massimo, se ho risposto male.

Chissenefrega.

Invece nessuno come noi è bravo a tormentarsi. A pensare che non facciamo abbastanza. La torta preferita dei nostri figli, la casa pulita, il tempo dedicato al partner, alla madre che è anziana. Al capo che ci chiede lo straordinario. All’amica che ha bisogno.

Eppure le cose più belle sono arrivate quando mi sono fermata. Quando non c’era un modo giusto di essere. Non aspettavo. Non cercavo niente. Quando mi sono lasciata in pace. Ho disobbedito alle regole autoimposte.

Ho perso tempo.

Ho scoperto risorse inaspettate. Ho dormito sonni tranquilli. Ho deciso che la schiena non mi stava dritta e i pensieri pure. Che le soluzioni arrivano se non le si cercano. Come l’amore.

Che noi abbiamo solo una cosa da fare: lasciarci in pace. Che a tormentarci ci pensano già gli altri. Che la vita va avanti e ci trascina con sé.

Che abbiamo bisogno di essere. E per essere è richiesta solo un’intelligenza che osa. Il gesto inaspettato, uscire dall’abitudine, dire: oggi non faccio niente.

Che il niente, a volte, è pieno del tutto.

Quel tutto che resta.

Penny

5 comments on “L’arte di lasciarci in pace.”

  1. Si bisognerebbe fare proprio come dici tu , siamo sempre super condizionati da tutto, da obblighi morali da tanti formalismi e convezioni che ci condizionano la vita è che non ci fannno vivere come davvero vorremmo, come se fossimo su un’isola deserta veramente liberi di fare e di pensare come si vuole …

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